La pagina di un libro/72 - 28 Giugno a Sarajevo

Creato il 28 novembre 2014 da Mapo
Gulu, 28 novembre
Fine, caro Paolo.
Ci ho messo un po', di tempo e di km, ma alla fine questo libro arancione che mi porto appresso da qualche mese, è giunto alla sua ultima pagina.Sarajevo, una piccola città perduta in qualche angolo dell'Europa dell'Est, da quaggiù appare tremendamente lontana, nel tempo e nello spazio. Quel 28 giugno del 1914, così come il suo anniversario di 100 anni dopo celebrato sulle rive della Miljacka, sono punti colorati in lontananza, frammenti che appartengono a un passato indefinito, dove qualche mese e un intero secolo sbiadiscono nella medesima distanza.Non lo so davvero, cosa ho a che fare io con questo Gavrilo Princip che, dieci anni più giovane di me, con un colpo di pistola diede il via a uno dei conflitti più sanguinari che la storia ricordi. Nulla, probabilmente.Ma le storie sono belle proprio per quello: raccontano di mondi lontani, improbabili e paradossali e li portano in altri continenti, in un altro tempo, sotto una zanzariera.
Grazie
"Questo è il punto esatto. Questo è il puntodal quale sparò e uccise. Qui, a ricordo,sono state scavate nel cementole impronte dei suoi piedi. A quel tempo,sotto l'occupazione austro-ungarica,questo punto era detto Schiller-Ecke,o angolo di Schiller, perchè quiaveva il suo emporio Moritz Schiller,generi coloniali. Qui il ragazzo,dopo aver fatto fuoco con la Browning,fu assalito e percosso da ufficiali del seguito, gendarmi e cittadini.Poi, sottratto al linciaggio e trascinatoa forza nell'emporio, vi trascorsepochi minuti, pressoché incosciente,col viso sanguinante. Adesso, al postodell'emporio c'è un piccolo museo,e laggiù c'è una lapide, murataa gloria imperitura, che dichiara:"E' questo il luogo storico nel qualeGavrilo Princip proclamava al mondola libertà. Era il 28 giugnodel '14, il giorno di San Vito".A gloria imperitura... A me sembrache ormai nessuno degni di uno sguardola lapide e le impronte, tranne forsei forestieri e i vecchi sfaccendati,i vecchi come me che hanno vissutoquei giorni e hanno sofferto quei lunghi anni.Lì c'è una banca, e la gente passapensando all'assegno o alla cambialepiù che alla storia, più che alle anticaglie"
Gilberto Forti28 giugno a SarajevoPag. 202

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