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La passione

Creato il 18 novembre 2010 da Terrasiniblog @TerrasiniBlog

“A questo mondo nessuno è indispensabile, anche Gesù può essere sostituito”

LA PASSIONERegista a cinquant’anni passati, Gianni Dubois, cui concede anima e corpo Silvio Orlando, non fa un film da molto tempo e, proprio quando gli viene offerta la possibilità di dirigere la giovane stella televisiva Flaminia Sbarbato alias Cristiana Capotondi, non riesce a farsi venire in mente una storia. Parte quindi dalla crisi d’ispirazione artistica il lungometraggio di Carlo Mazzacurati, il cui protagonista, al fine di evitare una denuncia e una pessima figura dopo che una perdita nel suo appartamento in Toscana ha rovinato un affresco del Cinquecento nella chiesetta adiacente, accetta – su bizzarra proposta del sindaco del paese – di dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo in cambio dell’impunità. E, con il mai disprezzabile Giuseppe Battiston nei panni di un ex galeotto appassionato di teatro e Corrado Guzzanti in quelli di un pessimo attore locale impegnato a fare da meteorologo e coinvolto nella rappresentazione per ricoprire il ruolo di Cristo, è nella bella fotografia dell’ottimo Luca Bigazzi che Mazzacurati immerge una vicenda dolce-amara dal sapore vagamente (???) autobiografico. Una vicenda che, oltre a parlare della paura di creare e del blocco che nasce da ciò, inscena un’Italia sempre bisognosa di toccare il fondo per trovare la forza e le idee utili al riscatto, puntando su un tanto divertente quanto malinconico Orlando contornato da un cast decisamente in forma, al cui interno troviamo anche il veterano Gianfranco Barra nei panni di un medico. Però, mentre apprendiamo in maniera ironica, tra l’altro, che la gommapiuma ha ucciso il teatro italiano, pur ridendo in diverse occasioni non fatichiamo ad avvertire una certa debolezza da parte del soggetto, il quale fa anche scomparire improvvisamente e senza spiegazione il personaggio di Flaminia. Soggetto scritto dallo stesso regista insieme a Umberto Contarello (“Questione di cuore”), Doriana Leondeff (“Cosa voglio di più”) e Marco Pettenello (“La giusta distanza”), il quale, pur delineando un racconto tutto sommato godibile, risulta in fin dei conti banale, testimoniando che ad avere bisogno d’ispirazione non sia soltanto Dubois, ma anche l’autore di “Un’altra vita” (1992) e “L’amore ritrovato” (2004). 

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