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La perquisizione /Giallo Tanzania

Creato il 07 ottobre 2014 da Marianna06

 

       

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Puntuali ancora una volta Kurt ed Henning sono all’ingresso dell’ospedale alle sei in punta del mattino.

Il sole si è levato che è qualche minuto e rischiara l’intera facciata dell’edificio di un chiarore abbagliante e lattiginoso come accade a certe latitudini alle prime luci del giorno.

Tre agenti di polizia non tardano ad arrivare con la jeep di servizio  e tutti e cinque gli uomini entrano con passo deciso nella sala a pianterreno, che è adibita a reception per i malati da ricoverare o per  coloro che devono ricorrere in giornata soltanto a rapidi accertamenti medici.

L’infermiere-portinaio di turno chiede spiegazioni dell’irruzione ma i poliziotti, con fare piuttosto brusco, non si perdono in chiacchiere.

Semmai vanno dritti in direzione della stanza.

Quella, che indica loro Kurt.

Ma all’improvviso da un corridoio laterale appare, inaspettato, il dottor Wung.

Ed è più che evidente, dall’aria assonnata, che deve avere quasi certamente trascorso la notte in ospedale.

Si avvicina e, dopo pochissime parole scambiate con la polizia, è costretto a tirare fuori di tasca le chiavi e aprire la porta della stanza in questione.

Non prima, però,d’essersi fatto mostrare, il mandato di perquisizione.

E di avere lanciato un’occhiataccia risentita, diretta tanto a Henning che a Kurt.

Occhiataccia che palesa, senza possibilità di equivoci, tutta la stizza  per quanto si sta verificando.

Dottore, apra per cortesia questo portellone metallico….- chiede uno dei poliziotti al cinese.

Lo faccio, stia tranquillo-replica Wung.

Ma il giallo del suo colorito è ancora più giallo del consueto.

E inevitabilmente lo spettacolo che si squaderna, ad apertura, non è dissimile da quello di alcune notti prima, quando padre Alex e l’infermiere Geronimo tentarono il loro sopralluogo in tutta  clandestinità.

E di quando Zoe fu  così cortese, agli inizi della storia, da esaudire, tempestiva, la curiosità dei suoi amici.

Come spiega dottore questi resti umani?- domanda a Wung l’altro poliziotto.

Sapete qual è il mio lavoro, perché mi fate queste domande?- replica il medico.

Sono un anatomopatologo e mio compito è fare autopsie-completa il sanitario.

Si dà il caso-continua lo stesso poliziotto- che resti umani come questi siano stati abbandonati tempo fa in una discarica e scoperti per caso. La notizia, riportata dai media, ha fatto scandalo. La gente  è indignata per questa mancanza di rispetto. Lei o gli uomini  dell’ospedale non ne sapete proprio niente?

Assolutamente no. -

Il cinese è perentorio.

Bisognerebbe chiedere al direttore. Lui forse ne saprà di più e magari potrà esservi più utile di me - aggiunge.

 

Naturalmente del direttore dell’ospedale nessuna traccia, se non forse una qualche speranza d’apparizione  dopo le dieci.

“Pole pole” è un classico in Tanzania per cui i poliziotti non si meravigliano.

Anzi loro approfittano per andare a bersi una birra, una “Kilimangiaro” ghiacciata, nel solito locale adiacente l’ospedale.

 

Kurt e Henning salgono intanto nell’ufficio di Zoe, al secondo piano dello stabile.

Ciao, cara- l’apostrofa Henning- e le cinge la vita per un abbraccio cameratesco come di chi sa che l’altra è avvezza a certe confidenze e ci sta volentieri.

Ciao, amico –risponde la donna e sfodera un sorriso di benvenuto.

Quello di quando Zoe sta bene con se stessa e sa di esserlo.

Come mai da queste parti e, per giunta, così di buon mattino ?- si rivolge a entrambi.

E qui da parte di Henning giù tutte le spiegazioni possibili e immaginabili del caso ma un tantino edulcorate per non insospettirla e imbarazzarla più del dovuto.

Kurt, invece, è imbarazzato.

Avrebbe preferito incontrare Zoe da solo.

Capisce da sé che quella donna non gli è indifferente e la presenza di Henning costituisce il classico “terzo incomodo”.

Ma adesso la priorità è il lavoro, cui è stato chiamato  e dall’amico poi. E l’amico è Henning.

Pertanto la conversazione prende di necessità per tutti e tre una piega formale e l’importante per i due uomini è quello di sapere da Zoe quando arriverà il direttore.

Prima  soprattutto (lo pensa Kurt) che i poliziotti ubriachi se la svignino senza compiere l’interrogatorio doveroso.

Perché, nell’approssimazione di un certo clima di lavoro, tutto può accadere, a certe latitudini.

Ma Zoe non sa dare ragguagli certi e invita gli amici a bere un caffè lungo, che lei ha ancora l’abitudine di apprezzare e che prepara da sé in ufficio con un fornellino di fortuna.

Henning accetta.

Kurt, invece, rifiuta e preferisce accendersi una sigaretta, dopo avere spalancato la finestra.

 

                                                                             (continua ….)

                 

                                           a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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