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La pittura dell’ottimismo di Marc Chagall

Creato il 29 maggio 2014 da Thefreak @TheFreak_ITA

“Io sono nato morto”.

Chagall ripeteva spesso questa frase perché il giorno della sua nascita il suo villaggio subì un attacco antisemita dai cosacchi. Era il 1887 e gli ebrei avevano già una vita difficile.

Venivano emarginati agli angoli del pianeta ed anche lì subivano ghettizzazioni, discriminazioni e torture.

Una vita in fuga, quella di Marc Chagall. Durante la prima guerra mondiale, per sfuggire alle deportazioni, tutta la sua famiglia fu costretta a rifugiarsi in Francia, poi in Spagna ed infine in Portogallo.

CHAGALL 1

Siamo già nei primi anni ’20 del novecento ed ancora fatico a trovare un momento spensierato nella vita di quest’uomo. Ancora fatico a capire da dove vengano i sorrisi ed i volti distesi dei personaggi delle sue tele, da dove venga quel rosso vermiglio che talvolta li attornia e quei simboli di libertà che spesso l’artista ha inserito all’interno delle sue opere.

Eccola l’arte di Chagall, è tutta qui.

È nell’ottimismo inspiegabile che ha fatto impazzire tutti i critici d’arte. Nessuna definizione sembrava rendergli giustizia: surrealista ma non del tutto, avanguardista ma non del tutto, fauvista ma non del tutto.

CHAGALL 2

Ci sono due elementi che però egli sposò pienamente e senza riserve: la fede e l’amore.

Così la speranza si fa largo prepotente tra la desolazione e la miseria di quegli anni di guerra. Ma non sono figure celesti quelle che salvano l’artista dall’oblio, bensì donne reali, donne della terra. A volte sono capaci di volare solo grazie alla loro capacità di astrazione rispetto alle brutture del mondo circostante e tirano per una mano il loro innamorato –che spesso rappresenta lo stesso artista- per portarlo via da quelle case scure e affastellate, dal quel grigiore storico senza variazioni. A volte i due fluttuano insieme circondati da figure capovolte : “Un uomo che cammina ha bisogno di rispecchiarsi in un suo simile al contrario per sottolineare il suo movimento” diceva l’artista.

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Ma questo modo di approcciarsi alla figura non riguarda solo fidanzati e sposi. Musicisti, rabbini, personaggi biblici: tutto il mondo di Chagall è fluttuante, distante, disorganizzato ma quanto mai armonico. La sua è una rivalsa sul dolore. È rispondere alla guerra e alle discriminazioni con una chiesa rosa pallido su uno sfondo spaventosamente scuro.

La pittura di Chagall è di una potenza inarrestabile proprio per questo: perché salva ciò che resta del mondo ed è incapace di arrendersi dinanzi al dispiacere.

CHAGALL 5

Jacques Prevert diceva: “Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro che per dare l’esempio”.

Chagall è stato l’esempio più incisivo di un uomo che osa essere felice.

Di Adriana Lagioia


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