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“La principessa e il drago” e “Tito Lupotti”, collana Sottosopra, Giralangolo

Da Federicapizzi @LibriMarmellata

sottosopracop2La casa editrice Giralangolo, qualche mese fa, ha inaugurato una nuova interessante collana dal titolo Sottosopra, che ha come filo conduttore tematiche contrarie ai pregiudizi e alle discriminazioni di genere.

Come si è spesso notato, anche su queste pagine, gli albi illustrati per l’infanzia sovente diventano veicoli, magari involontari, di differenziazioni di genere che andrebbero invece superate affinché i nostri bimbi crescano nel pieno godimento di libertà e possibilità.
La mamma che cucina accanto al papà che, ben comodo in poltrona, legge il giornale, il bambino tutto vestito d’azzurro che gioca con la macchinina mentre la sorella, agghindata di rosa, è presa a cullare una bambola, il principe-maschio valoroso che salva sempre l’indifesa principessa-femmina…sono tutti messaggi che continuiamo a mandare ai nuovi nati, spesso inconsapevolmente e senza farci troppo caso immersi come siamo in una cultura che nel sessismo getta gran parte delle proprie basi.
Senza voler rinnegare le fiabe classiche né gran parte della letteratura per l’infanzia di qualità che risale a tempi non esattamente contemporanei, è importante oggi come oggi esaminare i nuovi libri anche in merito ad un’attenzione di genere, certi che nel non perpetuare le discriminazioni risieda uno spicchio importante del valore dell’opera.
Accolgo, quindi, con gioia e attenzione tutti i lavori, come questa collana, che non solo hanno una precisa sensibilità alle tematiche di genere ma che, attivamente, combattono i pregiudizi, impegnandosi a ribaltarli, spesso con effetti divertenti e intelligenti. E senza scivolare nel didascalismo.

Due sono gli albi che ho scelto oggi di presentare, presi dai sei che compongono la serie Sottosopra: “La principessa e il drago” e “Tito Lupotti”.

Il primo è un lavoro degli anni ottanta, che non ha perso però nei trentacinque anni a seguire attualità e brio.
Robert Munsch e Michael Martchenko sono prolifici autori per bambini canadesi e in questo lavoro hanno dato vita ad un delizioso connubio testo-immagini che gioca efficacemente con l’ironia, inneggiando alla femminile intelligenza con pungente irriverenza e celebrando l’amore per la libertà.

Elizabeth è una bella principessa raffinata ed elegante, promessa sposa ad un principe che già dalla prima tavola non appare certo così simpatico.
Purtroppo anche nelle fiabe arriva l’imprevisto e stavolta è sotto forma di un terribile e feroce drago che, in un quattro-e-quattr’otto, volge in cenere l’intero castello, tutto il suo contenuto e rapisce Ronald, il principe.
Elizabeth, che sembrava così delicata e posata, rivela invece subito un piglio niente male. Mezza carbonizzata e sporca di fuliggine, indossa l’unico pseudo indumento rimasto – un bel sacchetto di carta – e va a salvare il suo promesso.

Il drago, si sa, è forte e non lo si può prendere di petto sul suo terreno. E’ così che l’astuta ragazza gioca la carta dell’intelligenza e, spingendo il brutto bestione, prima a sputar fuoco ad oltranza, poi a fare più volte il giro del mondo, lo riduce ad un cencio talmente sfinito da piombare in un sonno pesantissimo.
Finalmente può ritrovare l’amato e ricondurlo a casa….Peccato che le prime parole di Ronald, non appena scorge la sua bella, non siano di gratitudine e la meraviglia manifestata sia tutta rivolta al…pessimo stato estetico di Elizabeth!
Meglio perderlo che trovarlo no? Infatti così è e l’ultima scena del libro mostra una principessa poco regale ma di certo felice.

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Un albo gustosissimo, che racconta alle bambine che non hanno alcun bisogno di essere salvate da un principe – per giunta spocchioso e antipatico – perché in se stesse hanno tutte le risorse per cavarsela egregiamente, con piglio e coraggio, perfino contro i più terribili dei draghi. Che non serve la forza – virtù declinata sempre al maschile – per vincere, ma che l’intelligenza paga infinitamente di più, come pagano la volontà e la determinazione.
E che non è un noioso matrimonio a salvare la vita, bensì un balzo libero e felice incontro al sole.

Tanti i particolari godibili e acuti nelle tavole a tutta pagina di Martchenko. Illustrazioni movimentate ed efficaci, dal tratto rapido e asciutto, a fare da eloquente contraltare ironico del testo.

Il secondo – di Marie-Odile Judes e Martine Bourre - è un albo più recente ma molto divertente e leggibile sia sul piano del pregiudizio di genere, che impone ai maschi interessi virili e non certo floreali, sia su quello più trasversale delle aspettative genitoriali, le quali spesso arrivano ad influire molto negativamente sul futuro dei figli.

Tito è un lupacchiotto sensibile e sveglio, con le idee già molto chiare: da grande non sarà cacciatore come tradizione vuole ma…farà il fioraio!
Inutile sottolineare come il progetto renda affranto il signor Lupotti, il papà, che ce la metterà tutta per far cambiare idea al figlio. Ogni volta un piano e ogni volta la promessa che, se la strategia dovesse fallire, un qualche oggetto poco commestibile sarà rosicchiato.
E così pagina dopo pagina – e fallimento dopo fallimento – al lupo toccherà mangiare cappelli, cuscini e piatti, sotto gli occhi perplessi di un irremovibile Tito.
Fin quando l’ultima idea pare avere un esito positivo ma…chi aveva previsto che si sarebbe caduti dalla padella nella brace? Per fortuna il dolce lupetto non si farà scoraggiare dal genitore e manterrà fede alla sua indole e ai suoi talenti!

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Un libro piacevole da leggere ad alta voce, dove le figuracce del papà Lupotti, solitamente nemmeno percepite da un ingenuo e bonaccione figlioletto, muovono al sorriso e rendono gustosa la lettura.
Spero che la storia faccia riflettere non solo i bambini, che spesso sono rapidi – di certo non per colpa propria – nell’attribuire la denominazione da femmina e da maschio alle varie attività, ma anche i genitori, affinché lascino i propri figli iberi di esprimere le personali inclinazioni senza provare a indirizzarle con la bussola fallace – e a volte dannosa – delle loro aspettative.

(età consigliata: dai 4 anni)

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