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La rabbia e la speranza

Creato il 26 luglio 2011 da Albertocapece

La rabbia e la speranzaC’è come una corrente elettrica che attraversa il Paese, che corre dentro i fili della memoria e del Web, che aumenta per induzione con ciò avviene altrove e che  tuttavia  non riesce ad arrivare alla spina, a far funzionare qualcosa. Finora agisce, come in elettrotecnica, solo attraverso il suo campo magnetico che aggrega e respinge: la limatura della vita prende forme diverse, si adatta, accorre, s’impigrisce e si risveglia. Ma per ora è solo  uno scenario, la prova visibile di un’energia che non si sa bene come sfruttare.

Non sono giovane eppure ogni giorno sono dentro una qualche fibrillazione, uno sdegno o un’ira o un ‘idea. Quindi immagino cosa voglia dire avere vent’anni in molti paesaggi umani di questo Paese e molto più in là oltre il mediterraneo e le oltre Alpi. Lo immagino perché li avevo in un altro momento di passaggio, in un tempo nel quale l’immaginazione non era illusione.

Forse per questo vedo bene le differenze per cui la stessa quantità di energia riuscì a mettere in moto un cambiamento, a scuotere e perché ora invece si stenta a a far fluire quell’energia all’interno di una società immobile e angosciata come una lepre colpita dai fari. Allora si aveva la speranza, la presunzione, l’ingenuità, ma anche la saggezza  di cambiare il mondo e qualcosa si cambiò: la terra promessa era davanti, certa e impalpabile come un miraggio, ma per raggiungerla si camminava, anzi si correva. Adesso prevale un rabbioso sgomento per essere stati derubati di ciò che già pareva proprio e sicuro, si guarda e si vede che quel futuro era era un trompe l’oeil contro cui si va sbattere: il futuro è dietro le spalle. Si vuole cambiare per ottenere ciò che era già illusoriamente promesso

Forse è per questo che è così difficile elaborare un’alternativa: perché il passato non può essere il futuro e non si possono riattingere le stesse promesse sulla base degli strumenti e delle modalità che hanno fallito. Ed è certo per questo che in nordafrica le proteste e la voglia di cambiamento sono state subito in qualche modo efficaci, mentre spesso in Europa si scontrano contro muri di gomma. Movimenti e partiti che sono o dovrebbero essere antagonisti, progressisti, riformisti non riescono ad attingere la radicalità necessaria. Non ci sono abbastanza sogni perché non si va alla ricerca di una nuova terra, ma di un oggetto smarrito.

Ed è probabile che solo la radicalità degli eventi potrà bruciare i ponti con le false primogeniture e spingere verso una diversa idea di mondo e di socialità. Il pessimismo della ragione che mi suggerisce scenari drammatici per questo Paese fermo e attaccato agli ultimi brandelli di illusione, ma  diventa per questo il mio inquieto ottimismo.


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