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La reincarnazione seconda parte

Da Marta Saponaro

LA REINCARNAZIONE SECONDA PARTE
Continuando ad approfondire questo argomento vediamo nella filosofia come viene vissuta l'idea della reincarnazione.
La rinascita dell'anima o dello spirito in un altro corpo, dopo un certo intervallo dalla morte generalmente è più presente in ideologie orientali e nei movimenti spiritistici. La metempsicosi, suo sinonimo, non si riferisce, però, ad un passaggio dell'anima umana ad un'altra umana ma alla trasmigrazione in esseri animali.
In antichità molte scuole filosofiche abbracciavano questa opinione. Lo stesso Platone e, in seguito, la scuola neoplatonica, con Plotino, Giamblico e Proclo.
Secondo Erodoto, i greci ereditarono tale credenza dagli antichi egizi.
Pitagora e la sua scuola, sembra che fossero stati i primi a sostenere tale idea sulla base di culti orfici. A tal proposito Aristotele afferma che la metempsicosi, come mito, fu dei pitagorici; Platone, famoso per la dottrina della trasmigrazione dell'anima, non nomina, invecePitagora, bensì Filolao, membro della scuola pitagorica.
In alcuni versi Senofane narra: -"Si dice che mentre un giorno, Pitagora, stava passando vicino ad una persona che maltrattava un cane, colmo di compassione, pronunciò una frase- Smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce".
Empedocle, asserendo che "nulla si crea e nulla si distrugge", frase di Parmenide, ma arricchita da "tutto si trasforma", appoggia il pensiero che l'anima è immortale e la sua nascita e la sua morte sono solo aspetti passeggeri dovuto all'intervento delle due forze soprannaturali, Odio ed Amore. L'uscita da questo ciclo dipende dal comportamento dell'individuo.
Platone, appoggiando la tradizione orfica, nella sua dottrina è fondamentale la reincarnazione basata sul concetto della reminiscenza, anamnesi. Egli afferma che il nostro sapere è basato su forma e modelli matematici che non trovano riscontro nel mondo sensibile ma provengono da un altro luogo, l'iperuranio, dove il nostro intelletto li ha contemplati prima della nascita. 
Nel Fedro, immagina che l'anima dopo la morte sia come una biga che cerca di risalire al mondo superiore, l'iperuranio, dimora delle idee , così assorbisce sapienza. Per la concupiscenza, simboleggiata da un cavallo nero, l'anima è soggetta a precipitare verso il basso, ossia a reincarnarsi.Chi precipita subito e ritorna in vita sarà una persona ignorante  o, comunque, lontana dalla saggezza filosofica, mentre quelle che rimango a lungo nel mondo delle idee in contemplazione, daranno vita a saggi e filosofi.
Inoltre egli afferma che il sapere, la conoscenza,  sarebbe innato è presenta nella nostra anima in forma latente ma viene dimenticato al momento della nascita; conoscere è ricordare.
Filone di Alessandria, Plotino, Giamblico Proclo, i Neoplatonici, conciliarono la reincarnazione platonica con la religione ebraica asserendo che l'anima si reincarna e ritorna sulla terra a causa di una colpa originaria e per espiarla occorre un lungo cammino di ascesi, liberandosi dagli affetti terreni l'anima riesce a non rimanere vincolata alla materia.
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