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La Repubblica fondata sugli amici

Creato il 16 giugno 2011 da Albertocapece

La Repubblica fondata sugli amiciLa figura del faccendiere avrebbe dovuto trovare un posto nella Costituzione materiale della seconda repubblica: è un elemento essenziale di una società frazionata in cricche, logge, potentati, conventicole, caste e corporazioni. Lui è il filo di rame che trasmette dati sottotraccia, il call center del potere che smista informazioni sulle indagini giudiziarie, sulle vite private, sui movimenti delle banche, è  il motore della macchina del fango, dei ricatti incrociati.

Ma sarebbe sbagliato pensare che un faccendiere, uno come Bisignani avesse rapporti solo con i vlasti del potere: quelli sono i funghi, ma lui è come le ife che lavorano nel profondo del terreno, che permangono anche quando il porcino è stato colto e cucinato che si estende in tutti i territori, anche i più insospettabili. Il moderno medioevo italiano ha bisogno di complicità e di consenso anche a livelli molto più bassi, deve coagulare l’idea che non esistono diritti, ma solo atti di benevolenza.

E non stupitevi se il caso Bisignani sarà trattato con riguardo dall’informazione, anche da quella che si oppone al regime, nonostante il faccendiere fosse una pedina importante del sistema: era a lui che i giornalisti si rivolgevano per avere qualche informazione o per essere ammessi a ricevimenti o alle salette vip o per avere una corsia preferenziale nella sanità. O anche per capire come fare carriera. E in cambio, al contrario di quanto avviene solitamente, lo lasciavano nella discreta penombra che gli era essenziale per svolgere la sua funzione.

Salvo oggi scoprire il fil rouge di ombre, ricatti, “operazioni” che collegano la prima alla seconda repubblica, la loggia 2,  alla loggia 3, alla loggia 4. Ai confessionali, alle sacrestie e alle terrazzature della babilonia italiana.

Si è questa la Repubblica fondata sugli amici, l’età feudale  del berlusconismo: affari, carriere, favori, soldi, tutto lo splendore del Paese miserabile. E quelli che non hanno conoscenze giuste, che si fottano nella precarietà, che aspettino sei mesi per una visita, che rimangano in seconda classe che non si sognino neppure di avere una consulenza di cui il supremo maestro è Brunetta. Anzi diciamolo, sono la parte peggio d’Italia.


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