La ricreazione di Emiliano Cribari

Creato il 02 maggio 2014 da Spaceoddity
[Scuola&cinemaLa ricreazione (2005) è un mediometraggio del fotografo fiorentino Emiliano Cribari (classe 1977), prodotto da Le cose che so di me, un movimento cinematografico indipendente da lui creato. Come ben si intuisce dal titolo, il film - dedicato a chi non sa crescere mai - è ambientato in una scuola, per la precisione in un istituto toscano che ospita diversi indirizzi e vuole ritagliare un momento dell'attività in questa provincia dove tutto il resto sembra lontano. La sceneggiatura, dunque, già in partenza ambisce a radunare storie diverse, a mettere in relazione vite e sentimenti diversi, eppure va reso onore al merito di una troupe davvero ridotta (e in famiglia) per avere saputo condurre questo spaccato di vita attraverso il filo rosso di alcune vicende personali. Le vicende della bidella Teresa (Erika Renai) con il suo compagno latin-lover (Gianni Colli), o il monologo arrabbiato del bidello che improvvisa su Vasco Rossi (Carlo Monni), la stravagante presenza in aula del buffo Antonio (Antonio Cribari), le improponibili lezioni del professore di filosofia (Francesco Parigi), l'inutile attesa del caffè da parte di un ragazzo (Lorenzo Fantechi) e soprattutto il flirt nel momento in cui sboccia tra due compagni di classe (Martina Biagi e Claudio Cirri).
Più che il suono della campanella, però, è il controcanto lirico - se non addirittura elegiaco - di Luca, il Guerriero del Tempo (Luca Provenzani), a fare da linea conduttrice di quest'album di storie: il ragazzo, innamorato di Martina, è però un viaggiatore, un'anima che soffre, l'estensore di un diario di bordo del proprio umore e del proprio amore. Con un lessico un po' compiaciuto, forse alla ricerca di senso nelle cose e nelle parole, nelle assonanze, il giovane attraversa il sud con la sua macchina fotografica, lo penetra e in qualche modo se lo porta con sé, cercando di trascinarsi dietro anche la ragazza del suo cuore. Ma gli esterni con Luca sono una parentesi onirica, l'emergere del mare tra gli attimi di noia di Martina, quasi il negativo di un presente che sembra promettere qualcosa di nuovo. Incorniciato dalla bella canzone Noi qualunque dei Nisma (cantata da un'ottima Giuditta Tomarchio), La ricreazione è un film dove la scuola sembra esplodere: non solo non è reale, addirittura non funziona affatto come immagine d'insieme, è troppo linda, centrifuga, vi prevale un garbato approccio ritrattistico (e va detto che la fotografia, a cura di Daniele Cribari, è molto bella). Il film soffre anche di alcuni momenti di lentezza o di stasi e nondimeno rimane un che di familiare e di affettuoso nella memoria di chi lo vede: al realismo dei personaggi si sovrappone qui la verità delle persone e sembra quasi di essere sul set a lavorare con loro. Perciò rivolgo in modo particolare i miei complimenti ai ragazzi e allo staff dell'istituto superiore "Ernesto Balducci" di Pontassieve per il bel lavoro svolto.

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