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La Risposta

Creato il 30 marzo 2010 da Gianclint
La RispostaContraddittoria la nostra stagione, in qualsiasi verso la si voglia vedere: superiore alle aspettative di agosto, non all’al­tezza delle prospettive che, con merito, la squadra si è creata DA SOLA gara dopo gara.
Mancano sette gare al 16 maggio: vediamo tutti che lo staff tecni­co sia riuscito a creare un fosso tra sé, il lavoro svolto in settimana, e la dirigenza, inclusa la proprietà. Non siamo così ingenui da credere che basti meno di uno starnuto per spaz­zare via Leonardo, i suoi collaboratori, e riportare gli equilibri dello spogliatoio nelle mani fidate dei soliti decennali “senatori”.
Per “sfortuna”, l’unica arma a disposizione della squadra, non è altro che quella di vincere più par­tite possibili. Non esiste dialettica che tenga per un allenatore: quella usata in conferenza stampa è per dar da scrivere ai giornalisti per il 90%, un' 8% è fumo per difendere ESCLUSIVAMEN­TE la squadra... e quest’anno abbiamo potuto ascoltare un 2% di autentica reazione d’orgoglio personale. Raro.
Leonardo è intelligente, per una semplice ragione che esula dalla sua competenza calcistica, dalla sua capacità gestionale: non è “ricattabile”. Lo è la società del Milan che è stata portata al paradosso dalla sua stessa scelta, dalla desuetudine a trattare con una “panchina pensante”, passatemi il termine.
Leonardo crede in buona parte di questo gruppo e quando iniziava a soffiare un vento tanto in­sensato quanto fastidioso, ha avuto capacità di isolarsi, di ritrovare attraverso applicazione e spiri­to la via giusta. Con i titolari a disposizione. Questa volta sarà differente: la fase offensiva passa con evidenza attraverso i piedi di Pato che mancherà chissà fino a quando. Ma sul finire della stagione, si sa, le regole tattiche vanno a far­si benedire, e subentrano altri fattori quali i colpi dei campioni -Inter-, la risolutezza -Roma-, lo spirito... che avevamo noi.
La squadra deve crederci: lo dirà Leonardo alla ripresa degli allenamenti, lo diciamo noi da qui. Non per un disperato o illusorio afflato d'insensata speranza, ma perché al fischio d'inizio il calcio dimentica ogni filosofia, ma pretende tanto corpo, muscoli e cervello, e fino ad oggi, quello che fa muovere "un undici" altro non è che la motivazione. Una squadra che prescinde da sé, dalla fiducia nella sua identità, non butterà mai una palla in porta.
Vi invito a rileggere i cosiddetti ‘5 punti di Leonardo’ (dal Corriere dello Sport-Stadio):1) Ringiovanimento. Leonardo vuole giocatori giovani, gratifica­ti con ingaggi morigerati, che possano essere addestrati alla concentrazione e all'attenzione in campo e fuori. Lo svecchiamento non sarà semplice perché molti senatori hanno contratti in essere ancora one­rosi. 2) Scelte di mercato. Il trittico brasiliano Kakà-Pato-Thiago Silva ha ampiamente dimostrato che Leonardo è un profondo conoscitore del mercato. In estate aveva indicato Dzeko e Luis Fabiano. 3) Basso profilo. A Milanello già in questa stagione era stata imposta una regola molto precisa con la maggior parte degli allenamenti previsti di mattina per evitare tentazioni notturne. Ma Leonardo pre­tende, giustamente, anche una maggiore morigeratezza con la mondanità ridotta alle occasioni ufficia­li. 4) Piena autonomia nelle scelte tecnico-tattiche. Leonardo ha escluso anche campioni a cinque stelle [???: N.d.A.]* come Inzaghi, Gattuso, Zambrotta, Flamini, Abbiati e Seedorf. Scelte spesso controverse hanno creato un evidente malcontento che è riuscito a gestire con discreta disinvoltura. 5) Verifica di staff e struttu­re sanitarie. Il Milan ha perso troppi pezzi pregiati fin dal ritiro pre-campionato. Leonardo già nell'e­state 2009 avrebbe gradito dei correttivi più concreti che, comunque, cercherà di ottenere prossima­mente.
Recuperare qualche squalificato, certo; alcuni degli infortunati “minori”, ma proprio le insulse punzecchiature dell’ologramma del Presidente potrebbero cementare attorno all’alle­natore, e quindi a sé, il gruppo. Chi sa di “essere dentro” ai ‘5 punti di Leonardo’, avrà forza per imporsi?
I calciatori sono “strani uomini”: i più sono nati, poi sono andati a scuola e hanno iniziato a giocare al N.A.G.C., poi hanno smesso di andare a scuola e...hanno continuato a giocare a calcio. Poche cose scuotono l’orgoglio di un calciatore -non sto dicendo “atleta”, quelli sono un’altra cosa-: una di queste è la possibilità di vedere “sconvolta” la propria routine professionale, scalzato il proprio valore raggiunto dopo anni di calcio (esempi ne abbiamo a bizzeffe sotto ai nostri occhi).
Sarà la risposta dei giocatori di Leonardo quindi a permetterci di terminare questa stagione in manie­ra positiva e non per la posizione in classifica, ma per quanto in campo la squadra sarà disposta a dare a se stessa, al Mister, ai tifosi. Al proprio futuro.
N.d.A.* : nota di Anfry.

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