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La rivincita della Befana

Creato il 06 gennaio 2011 da Silvanascricci @silvanascricci

La rivincita della Befana

Se sull’argomento epifania vi aspettate un pezzo tagliente e caustico come sulle feste natalizie, ve lo dico subito: siete fuori strada.

A me la Befana piace un sacco.

Dico sul serio.

E non è che mi sia esploso un petardo a distanza ravvicinata e possa capitare che nelle prossime righe sia colta da altri raptus di buonismo fulminante tipo sostenere con forza che  “Monica Setta è la nuova Oprah Winfrey” o “Marika Fruscio meriterebbe di essere la protagonista del prossimo libro di Alfonso Signorini sulle dive più raffinate della storia dopo la Callas e Marilyn Monroe”.

Sono lucidissima.

E vi vado subito a spiegare il perché trovo la Befana una festa assolutamente meravigliosa:

a) Noi donne siamo bombardate tutto l’anno da immagini più o meno photoshoppate di Belen Rodriguez che parla al telefono col commercialista nella naturale posizione della pecora che bruca, della tizia che mentre Roul Bova flirta al ristorante con una donna normalmente riccia e cellulitica, gli chiede se può usare il suo cellulare con la voce ansimante di una che è al settimo giro di campo a San Siro e con l’espressione tipica da ristorante affollato denominata anche “da orgasmo multiplo”.

Siamo ossessionate dal confronto con testimonial il cui livello di gnocchitudine non è raggiungibile neppure intestando la casa in montagna a Messeguè, sogniamo di assomigliare alla tizia di “Intimissimi”  che si contorce in mutande contro una parete trasparente che se lo fa lei è gnocca, se lo facciamo noi sembriamo in preda a un crampo da stipsi fulminante, speriamo un giorno di fare il nostro ingresso in una stanza e sfilarci il vestito senza manco dire buongiorno e buonasera come Charlize Theron e darci una spruzzatina di profumo anziché abbassarci la maglietta sulle chiappe perché non si noti che il nostro sedere non è a mandolino ma a contrabbasso.

Alla luce di ciò, ditemi voi se io non posso non amare alla follia una festa, l’Epifania,  la cui testimonial a contratto indeterminato è, per usare un sottile eufemismo,  un colossale cesso di donna con cui non ci proverebbe manco Bobo Vieri al decimo crodino.

b) L’Epifania mi piace perché è una festa magica, con un tocco di esoterismo che Natale e Capodanno se lo sognano. Lo dice l’etimologia stessa della parola “epiphania”, che vuol dire apparizione. E sfido chiunque a negare che dopo un giorno trascorso a masticare tavolette di cioccolata bianca, lecca lecca  e caramelle gommose, sull’arcata dentale superiore di noi tutti, la mattina del sette gennaio, non appaiono magicamente una media di sedici carie.

c) Il sei gennaio favorisce e stimola il dialogo in famiglia. Quando la giornata della Befana volge al termine infatti, cominciano inesorabilmente amabili discussioni sui due temi più gettonati dell’Epifania: i cazziatoni dei genitori al figlio che non ha finito i compiti per le vacanze e le discussioni su dove riporre presepi, alberi di Natale e addobbi vari. Nel primo caso, il tredicenne medio, minacciato dal padre di vedere il suo primo motorino in occasione del settantesimo compleanno di Martina Stella,  riuscirà in imprese impossibili quali risolvere novantacinque equazioni algebriche, studiare quarantadue capitoli di storia dalla guerre puniche a wikileaks e imparare a memoria l’Inferno di Dante in trentacinque minuti netti con pausa panino compresa.

Riguardo invece le diatribe che sorgono su dove riporre gli addobbi natalizi, ci sono casi di miti scambi di opinione causati dall’insistenza della moglie nel voler mettere l’albero sul soppalco tra le mute da sub del marito apneista che sfociano in efferati uxoricidi, ma , molto più spesso, alberi e presepe vengono nascosti in luoghi della casa talmente oscuri e ameni che l’anno dopo nessun membro della famiglia riuscirà a ritrovarli.

d) Infine, io amo la Befana  perché è la saga del dolce vintage.  Dalle mitiche calze infatti, si estraggono dolci tanto osceni quanto nostalgici che chiunque in un qualsiasi altro giorno dell’anno butterebbe in un inceneritore quali i bastoni di liquerizia, i chewingum a forma di sigarette o, peggio, a mo’ di spaghetti, le monete di cioccolato e, soprattutto, il mitico e temutissimo carbone dolce.

A proposito; mi rivolgo una volta per tutte alla Befana così facciamo chiarezza su un punto: gentile signora, si sieda un attimo sulla scopa che devo farle una rivelazione importante.

Io lo so che il suo infilare carbone dolce nella calza è un attestato di stima nei confronti della presunta bontà del destinatario, ma è ora che lei sappia la verità: quei blocchi di zucchero simil-meteoritici sono una schifezza di proporzioni bibliche, per cui se proprio desidera premiare il destinatario gli faccia trovare una calza di carbone vero che almeno uno l’estate ci accende il barbecue da giardino.

Grazie.



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