“La Rivincita. Gathering Blue”: il secondo episodio della trilogia di “The Giver” di Lois Lowry

Creato il 22 maggio 2011 da Alessandraz @RedazioneDiario
“Questa è tutta la storia del nostro mondo. Dobbiamo preservarla intatta. Più che intatta.” Vide che aveva spostato la mano accarezzando la porzione di tessuto ancora priva di ricamo, la parte in cui la tunica ricadeva sulle spalle del Cantore. “Qui si racconterà il Futuro” disse. “Il nostro mondo si affida al racconto.”
Ancora una volta un compito gravoso: affidare le memorie di un’intera comunità ad un adolescente. Nel primo episodio di questa trilogia, The Giver, Lois Lowry ci ha fatto conoscere una società distopica altamente evoluta in cui le memorie della comunità procuravano talmente tanta sofferenza, da venire affidate ad una sola persona, l’Accoglitore di Memorie. In questo secondo episodio La Rivincita. Gathering Blue, la comunità è totalmente diversa: è primitiva e brutale, tanto che non si può parlare di distopia, ma di una società post-apocalittica, di un futuro prossimo in cui è avvenuta una distruzione quasi totale, a cui ci si riferisce come alla Rovina. E le memorie della comunità vengono questa volta ripetute annualmente nel corso di una cerimonia solenne, in cui per lunghe ore il Cantore illustra tramite un canto melodioso ogni dettaglio dei disegni ricamati sulla sua tunica.
Il compito di ricamare tale tunica viene affidato a Kira. Le sue spalle saranno abbastanza robuste da sopportare il peso di tale incarico? Jonas, il protagonista di The Giver era un ragazzo perfetto. Solo i suoi occhi azzurri lo distinguevano dall’uniformità della comunità in cui viveva, che esigeva, del resto, solo la perfezione. Anche la comunità in cui vive Kira esige la perfezione, ma Kira non è affatto perfetta: ha una gamba deforme dalla nascita. Kira però, così come Jonas nel precedente episodio, ha una dote che la rende diversa dagli altri ed unica.
La Trama:  Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere. Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all’interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l’occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall’interno.

RECENSIONE
Raccogliere il blu, Gathering blue. Raccogliere i fiori di guado che, uniti all’acqua piovana, coloreranno i fili di blu. Ma i fiori di guado crescono molto lontano: metaforicamente il blu rappresenta il cielo azzurro della pace. E questo è proprio il colore che manca nella comunità in cui vive Kira. 

I litigi scandivano i ritmi della vita di tutti i giorni: gli uomini che si contendevano il comando; le donne invidiose che si vantavano l’una con l’altra e si insultavano a vicenda, irritandosi per il continuo frignare e lamentarsi dei piccoli che spesso e volentieri allontanavano a calci.
Tutto è grigio nel mondo di Kira, gli unici altri colori che popolano i suoi ricami sono l’arancio, il rosso delle fiamme e il cremisi del sangue. Non ci sono le sfumature del verde e dell’oro della prosperità e della serenità e, soprattutto, manca il blu della pace.
Kira è un’adolescente, il suo nome ha due sillabe: nella sua comunità ad ogni fase della vita le sillabe che compongono i nomi aumentano di un’unità. Una sillaba per i bambini, due per i ragazzi, tre per gli adulti, quattro per gli anziani. Kira ha appena perduto la madre, che l’aveva voluta tenere nonostante ciò fosse contrario alle regole: la bambina è nata con una grave malformazione ad una gamba e per giunta suo padre è morto prima che fosse data alla luce. E dopo aver vegliato per quattro giorni la madre nella Landa dell’abbandono la fanciulla scopre che le donne, in particolare Vandara, vorrebbero che anche lei fosse lasciata lì: in quel villaggio, dove vige la legge del più forte, non c’è posto per una povera ragazza zoppa. Ma Kira è stata temprata dalla sua stessa sofferenza:

“Sii fiera del dolore che provi” sua madre era solita dirle. “Ti renderà più forte di chi non ne prova.”
Inoltre Kira ha una dote unica e preziosissima: ha imparato a ricamare da sua madre, ma l’ha superata, perché la sua abilità nell’intrecciare i fili è innata in lei.
“Non ho idea di come tu faccia!” Nemmeno Kira lo sapeva, a dir la verità. Era come se avesse agito sotto incantesimo, come se quei fili le avessero suggerito, o meglio cantato, cosa fare. Da allora la sua conoscenza era aumentata.
Così Jamison, che fa parte del Consiglio dei Guardiani che governa la comunità, la prende sotto la sua ala e la porta nel Palazzo del Consiglio, l’unico edificio del villaggio che risale a prima della Rovina: in esso sono rimaste intatte le vetrate istoriate ed un Idolo, un misterioso oggetto di legno fatto di due bastoncini legati insieme a formare una croce.Kira abiterà lì, al primo piano, e riparerà e ricamerà la veste del Cantore.
Nel Palazzo conosce Thomas, un altro ragazzo di grande talento: è l’intagliatore che deve riparare e scolpire il bastone di cui si serve Cantore nel corso dell’Adunanza per ricordare le fasi del racconto. Anche Thomas è orfano, ed è stato accolto dal Consiglio dei Guardiani nel Palazzo proprio grazie alle sue grandi doti artistiche.

Prima della morte della madre, Kira aveva un solo amico, il piccolo Matt, un monello della Palude, sempre sporco ma allegro. Matt, al contrario di tutti gli altri abitanti del villaggio, è un bimbo generoso ed è sempre pronto ad aiutare la sua amica Kira. La sua natura gentile si manifesta anche quando si prende cura di Ramino, un cagnolino ferito, che per le leggi della comunità sarebbe stato destinato a morire. Gli abitanti della Palude vengono considerati comunque inferiori dagli abitanti del villaggio e, come anche lo stesso Matt, parlano un linguaggio primitivo. Kira ha dunque un nuovo incarico, ma non deve solo ricamare la veste del Cantore: per poter realizzare i suoi ricami deve imparare l’arte di tingere i filati. Per questo, accompagnata da Matt e dal fido Ramino, ogni mattina attraversa il bosco per andare alla capanna di Annabella, che già aveva insegnato l’arte della tintoria a Katrina, la madre di Kira. Ma il blu è un colore molto difficile da ottenere, perché i fiori di guado crescono in un luogo molto lontano dal villaggio. A mano a mano che la sua opera prosegue, Kira si rende conto che le risulta sempre più difficile esprimere le sue doti artistiche, perché Jamison le chiede di eseguire esattamente ciò che le viene imposto, mentre la sua arte non può essere inquadrata in uno schema prestabilito.


Ma Kira sa che, insieme a Thomas e a Jo, una piccola orfana che canta meravigliosamente e che è stata scelta per essere il prossimo Cantore, può operare dall’interno della comunità per renderla migliore: sulla tunica del Cantore e sul suo bastone ci sono ancora degli spazi da riempire con quello che sarà il Futuro. Kira può scegliere di non ricamare ciò che le viene imposto da Jamison e utilizzare molto blu nei suoi ricami. Una società in cui gli artisti sono liberi di esprimersi può iniziare ad uscire dall’abbrutimento e migliorare le sue condizioni. 

Le doti di Kira le consentono di fare una scelta diversa da quella di Jonas in The Giver. La società in cui è cresciuto Jonas, infatti ha delle regole talmente precise, è talmente schiacciante, da non consentire modifiche; soprattutto è impossibile compierle dal suo interno. Non sappiamo se Jonas abbia o meno delle doti artistiche, potrebbe anche essere così, ma la sua comunità non sa neanche cosa sia l’arte, in nessuna sua forma, perché l’arte dà emozioni e dalla comunità di Jonas le emozioni sono state bandite, per consentire una convivenza pacifica e per risparmiarsi da qualunque forma di fastidio e di dolore. Diamo uno sguardo alla società di The Giver. La comunità in cui vive Jonas segue delle regole precise a cui è impossibile sottrarsi. Fin dall’infanzia ogni anno è scandito da compiti e doveri, che vengono premiati con piccole gratificazioni che vengono assegnate con una cerimonia solenne in Dicembre. Tale cerimonia diventa più importante per i ragazzi che in quell’anno passeranno dagli undici ai dodici anni, la Cerimonia dei Dodici, perché in essa si svolgerà la Designazione, che assegnerà a ciascuno di loro il proprio compito, ciò che saranno all’interno della comunità da quel momento in poi. Naturalmente questo viene deciso dal Consiglio degli Anziani dopo studi oculati su ciascuno dei ragazzi. Infatti fin dagli Otto (anni) i ragazzi hanno avuto delle ore libere da dedicare al volontariato all’interno della comunità:

La libertà di scegliere come passare quelle ore era sempre sembrata a Jonas un lusso incredibile: tutte le altre erano regolate con una tale precisione!
In realtà i ragazzi vengono lasciati liberi di scegliere solo per poter essere messi sotto osservazione in previsione della loro Designazione nella Cerimonia dei Dodici. Pertanto, se utilizzano malamente le loro ore libere, avranno un compito meno prestigioso, per la comunità: le donne potrebbero addirittura diventare Partorienti! Perché naturalmente in una comunità come questa, priva di emozioni, il sesso è bandito. Le donne atte alla riproduzione vengono utilizzate come mere macchine, fecondate artificialmente solo Tre volte, e poi utilizzate come Lavoranti, che fanno lavori pesanti e disprezzati. La comunità viene così provvista del numero esatto di neobimbi necessario ogni anno. E qualunque pulsione sessuale va tenuta sotto controllo con una pillola

Pulsione. Conosceva quella parola. Ricordava che nel Libro delle Regole c’era un riferimento alle Pulsioni, però non ricordava che cosa si dicesse al riguardo. E, di tanto in tanto, si udiva un annuncio in proposito: “ATTENZIONE! SI RICORDA DI DICHIARARE LE PULSIONI PER ASSICURARNE LA CURA IMMEDIATA”.
I neobimbi sono cresciuti nel Centro Puericultura e nel Dicembre successivo  viene loro assegnato un nome con la solenne Cerimonia del Nome. Da quel momento saranno affidati ad una coppia: ogni coppia deve avere due figli, un maschio ed una femmina, non è consentito averne più di due o che appartengano allo stesso sesso. Non è consentito ai neobimbi di essere irrequieti: nella comunità tutto è soft, silenzioso; non viene tollerato il minimo fastidio, ed i piccoli che molestano, vengono congedati. Anche gli anziani vengono congedati, dopo una bellissima festa. Ma non si sa esattamente a cosa corrisponda il congedo, forse perché saperlo potrebbe provocare delle forti emozioni…

«Larissa,» chiese pensoso «in cosa consiste il congedo vero e proprio? Dov’è andato esattamente Roberto?».La donna scrollò le spalle nude e bagnate. «Non saprei. Credo che nessuno lo sappia, eccetto il comitato. So soltanto che Roberto ci ha rivolto un breve inchino e poi ha varcato la porta della Sala del Congedo. Avresti dovuto vedere la sua espressione: gioia allo stato puro, ecco»
[...]
In caso di congedo, invece, non lo avrebbero più rivisto, mai più: come tutti i congedati, e i neobimbi non facevano eccezione, sarebbe stato mandato Altrove, per non tornare mai più 
Nella comunità di Jonas bisogna raccontare ogni sogno, ogni motivo di turbamento sia pur piccolo, per poterlo eliminare. Non esistono libri, i mobili e le case sono uguali per tutti, non ci sono animali, solo dei piccoli pupazzetti di pezza che vengono assegnati ai neobimbi come oggetti di conforto. E naturalmente non esistono i colori, né le note. Tutto è grigio e muto, per non provocare emozioni.
Ma proprio per la sua capacità di vedere oltre, di cogliere dei piccoli sprazzi di colore, Jonas viene scelto per essere l’Accoglitore di Memorie: sulle sue spalle ricade il compito di accogliere tutti i ricordi della comunità, tutte le esperienze positive e negative che l’hanno portata a scegliere di privarsi di qualsiasi sentimento, anche di quelli positivi, pur di non dover tollerare il dolore. È un compito gravosissimo per un ragazzo di soli dodici anni, infatti Rosemary, la giovane che era stata scelta dieci anni prima per quell’incarico, non ha retto al compito ed ha chiesto di essere congedata. Perché l’Accoglitore di Memorie, oltre ad dover sopportare tutte le emozioni sia positive che negative del Passato, vede anche molto più chiaramente il Presente: per lui le regole della comunità non valgono, non deve essere tenuto sotto controllo in qualsiasi attimo, può addirittura mentire, il che è assolutamente vietato a tutti gli altri membri della comunità; così Jonas potrà chiedere di sapere in cosa consiste il congedo.

Nonostante la Lowry non gradisca che ciò venga fatto, è spontaneo fare un confronto fra The Giver e 1984 di George Orwell. In entrambe le società i membri della comunità sono privi di memoria. Nel caso di The Giver avviene perché i ricordi sono troppo dolorosi, nel caso di 1984 è il Grande Fratello che cambia continuamente le pagine della Storia mediante riscritture successive e distruzione delle precedenti stesure per poter avere meglio i cittadini sotto controllo.


In entrambi i romanzi la lingua della comunità risulta appiattita, seppur per motivi diversi: in The Giver utilizzare delle figure retoriche, come ad esempio dire che si sta “morendo di fame” implicherebbe esprimere una bugia inammissibile. È essenziale dunque parlare con proprietà di linguaggio. In 1984 le sfumature di significato porterebbero l’uomo a dover ragionare troppo, e questo è proprio ciò che il Grande Fratello non vuole. E questo lo porta a creare una neolingua, priva di sinonimi, in cui con una sola parola si possa esprimere una cosa ed il suo esatto contrario con la semplice aggiunta di un prefisso.
In 1984 l’Oceania è perennemente in guerra, ora con l’Eurasia contro l’Estasia, ora viceversa. Gli andamenti della guerra vengono comunicati dal Grande Fratello, tanto da arrivare a chiedersi se la guerra ci sia effettivamente o meno. Inoltre ai cittadini viene consentito il quarto d’ora d’odio, in cui poter sfogare ogni istinto represso nell’arco della giornata (ma naturalmente è il Grande Fratello a decidere contro chi va incanalata la rabbia). In The Giver, al contrario, non esiste la rabbia,  perché anche una minima deviazione dal comportamento abituale risulta sgradevole.

«Perché credi che non rispettassero le regole?» chiese Mamma.
«Non lo so. Si comportavano come... come...»«Animali?» suggerì Jonas ridendo.«Giusto» disse Lily, ridendo anche lei. «Come animali». Nessuno conosceva il significato esatto di quella parola, ma spesso la si usava per indicare una persona maleducata ο goffa, non in sintonia con gli altri.
Nella comunità di Gathering Blue, ancora, tutti sono arrabbiati con tutti per cercare di arraffarsi un posto di rilievo nella comunità che premia solo i più forti ed i più egoisti:
“Lo insegnano anche ai bambini, a rubare e a sgomitare. È l’unico modo che la gente conosce per prendersi ciò che vuole. Se non fosse stato per la gamba, lo avrebbero insegnato anche a me” disse Kira.
Ma di confronti fra le società distopiche di Orwell e quelle della Lowry se ne potrebbero fare moltissimi. Mettiamo invece a confronto i due libri della serie di The Giver. La Lowry sostiene di sentirsi molto vicina a Kira, la protagonista di Gathering Blue, perché è creativa, un’artista come lei, infatti Kira conclude la sua storia con una speranza nel Futuro, in cui la sua arte potrà contribuire a far migliorare la sua comunità.
In entrambe le comunità di questi romanzi l’arte viene sottovalutata, anzi, in The Giver non si conosce neanche il concetto di colore o di nota. In entrambe le storie il colore predominante è il grigio. Mentre nella società di The Giver gli uomini preferiscono negare qualsiasi forma di arte, perché l’arte dà emozioni e loro preferiscono rifiutare qualsivoglia sentimento che sia esso negativo, ma anche positivo, pur di non subire alterazioni dell’umore; in Gathering Blue gli individui apprezzano l’arte ed i colori: sono affascinati dal Cantore e dai bellissimi colori della sua tunica, dalla cerimonia dell’Adunanza e dalle note che vi vengono cantate, ma il Consiglio dei Guardiani vorrebbe tuttavia soggiogare l’arte ai propri fini, non rendendosi conto che l’arte deve essere libera di esprimersi. 
Forse Gathering Blue in questo senso vuole essere proprio una risposta ai detrattori di The Giver: i temi trattati nel primo romanzo della trilogia, come l’infanticidio e l’eutanasia, hanno portato a molte critiche, e talvolta anche alla censura del libro. E la Lowry risponde con un romanzo in cui ci mostra come l’arte a comando non esista, che essa abbia bisogno della massima libertà di espressione.
È impossibile riuscire a dire tutto quello che questa autrice ci stimola a pensare: pur scrivendo in modo molto scorrevole e nonostante i suoi libri siano relativamente brevi, possiamo cogliere in realtà uno spunto di riflessione quasi ad ogni rigo.
 
In questa trilogia, che potrebbe presto diventare un quartetto, l’autrice ci vuole presentare tante diverse forme di società distopica, mostrandocene i difetti e dimostrandoci che non esiste la società perfetta, perché il concetto di perfezione cambia da individuo ad individuo
Non vedo l’ora di leggere il terzo episodio della serie, il cui protagonista sarà Mattie, lo stesso Matt di La Rivincita - Gathering Blue; ci sarà inoltre anche Kira, la protagonista del secondo episodio della trilogia e soprattutto sapremo cosa ne è stato di Jonas, il protagonista di The Giver e del piccolo Gabe. L’AUTRICE:
Lois Lowry è nata nel 1937 alle Hawaii. Vincitrice due volte del Newbery Medal, il più importante riconoscimento letterario nell'ambito della letteratura per ragazzi, ha al suo attivo oltre trenta romanzi. Da qualche anno vive nel West Cambridge, con il suo cane Bandit. Prima di dedicarsi alla letteratura per ragazzi è stata una fotografa e giornalista freelance. Si laurea in Letteratura Inglese nel 1972, e nel 1977 pubblica il suo primo libro. Come autrice è famosa per trattare, nei suoi libri, temi complessi e "delicati", come razzismo, malattia terminale, sessualità, infanticidio, eutanasia. Temi che le sono valsi numerosissime censure o addirittura, nel caso di The Giver, la proibizione del titolo in molte scuole americane. L'adattamento cinematografico di The Giver - Il Donatore risulta essere in pre-produzione con David Yates alla regia e Dustin Hoffman nei panni del Donatore. The Giver è il primo capitolo di una trilogia a cui seguono Gathering Blue e Messenger di prossima pubblicazione nella Y. La Lowry sta scrivendo anche un quarto episodio da aggiungere a questa trilogia.

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