Non si è ancora placata la rivolta degli studenti italiani, e neanche di quelli alessandrini. Ieri mattina infatti anche i ragazzi del liceo scientifico Galilei hanno puntato i loro cannoni sul ddl Gelmini e, dopo essersi riversati in aula magna, hanno dichiarato occupato l’istituto.
Un’occupazione- simbolo d’un malcontento sempre più montante- che segue quelle avvenute la settimana scorsa all’istituto Diodata Roero Saluzzo, al Volta, al Nervi, e che pone le basi ad un’altra settimana di discussioni e proteste.
Già venerdì scorso gli studenti del liceo Galilei si erano riuniti insieme agli altri colleghi alessandrini nell’assemblea tenutasi presso l’istituto Volta che poi ha portato in strada migliaia di ragazzi. Da ieri invece il liceo scientifico ha “spiccato il volo” da sè e durante l’incontro svoltosi nel pomeriggio ha rivendicato il diritto allo studio e al futuro con tanto di sacchi a pelo nelle classi ed altri scioperi annunciati.
Una rivolta, quella degli studenti, che però non significa solo contestazione del sistema scolastico, ma che guarda ben più in là della propria siepe: scendere in piazza oggi, occupare gli istituti, significa innanzi tutto contestare l’atmosfera ormai insopportabile che sta asfissiandol’intero Paese, ripudiare una classe dirigente percepita all’unanimità inadatta a governare, chiedere, anzi esigere una società civile e politica diversa, più pulita, più moderna, più attenta ai problemi dell’Italia piuttosto che ai suoi affari di palazzo.
Il 14 dicembre, oltre che ad essere il giorno del giudizio per il governo, è stata individuata dagli studenti come la data chiave per il destino dell’istruzione pubblica tutta. E altre ondate di rivolta sono dietro l’angolo.
