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La rivoluzione di Francesco Di Giacomo

Creato il 22 febbraio 2014 da Alessandro Zorco @alessandrozorco

Mi ricordo Francesco Di Giacomo a Cagliari, in una delle tante Feste dell’Unità che all’inizio degli anni Ottanta venivano organizzate alla Fiera internazionale. Probabilmente era una sera di fine estate, ma pioveva. Mi pare piovesse sempre quando insieme ai miei amici percorrevo a piedi tutta Cagliari, da piazza Giovanni, per andare a sentire i concerti. Anche quando aveva suonato Fabrizio De Andrè, qualche sera prima, aveva piovuto. Il palco era riparato da un grande gazebo bianco: loro suonavano e tutti noi ascoltavamo sotto la pioggia. Pioveva anche quando aveva suonato Antonello Venditti con il pianoforte bianco. E noi, sotto, a prendere acqua a scascionate. D’altronde a diciott’anni, dopo esserci imboscati scavalcando gli altissimi cancelli della Fiera o, nella migliore delle ipotesi, aspettando l’apertura di un cancello sul retro, non pretendevamo assolutamente nulla di più. I nostri sogni e il nostro entusiasmo bastavano e avanzavano per superare qualsiasi intemperia.

Francesco Di Giacomo, a Cagliari, aveva cantato con il Banco del Mutuo Soccorso in uno di quei giorni di pioggia. La pioggia quella sera, però, era troppo forte. Pioveva a dirotto. E sul palco, anche se c’era sempre quel grande gazebo bianco, non si poteva suonare. Allora gli organizzatori  decisero di spostare strumenti e amplificatori in uno dei padiglioni dove fu allestito un palco di fortuna. Ricordo fu un’attesa interminabile. Lo spettacolo iniziò tardissimo. Ma quella volta il ritardo non era dovuto ai capricci della star di turno che si faceva desiderare prima del concerto. Francesco Di Giacomo, leader e voce solista del Banco del Mutuo Soccorso, carattere schivo e riservato, non era proprio quel che si diceva una persona capricciosa.

Chi era Francesco Di Giacomo

Francesco Di Giacomo, sardo, figlio della provincia di Nuoro (era nato a Siniscola 66 anni fa)

Francesco Di Giacomo
ma ben presto trapiantato nella penisola, dei sardi aveva conservato la natura riservata. Viveva in campagna, pare fosse un grande estimatore della cucina regionale, cosa che non stupisce vista la sua stazza, ma soprattutto era una voce straordinaria. Era un pezzo della storia di quella musica rock italiana che, in pieno periodo post sessantottino al primo posto aveva cercato di mettere l’impegno sociale più che il successo commerciale. Altri tempi e altri ideali.

Negli anni Settanta, con il Banco del Mutuo soccorso, Di Giacomo è stato uno dei protagonisti di una stagione entusiasmante della musica rock progressiva italiana insieme a gruppi come la Premiata Forneria Marconi, gli Area e le Orme. Oltre ad essere la voce di un gruppo che era riuscito a varcare i confini italiani per imporsi anche all’estero e lavorare con prestigiose etichette internazionali, Francesco Di Giacomo era anche autore della maggior parte dei testi del Banco. Soprattutto quelli dei primi tre album storici: Banco del Mutuo Soccorso  (1972), Darwin (1972) e Io sono nato libero (1973).

Attore in alcuni film di Federico Fellini (anche in “Amarcord”), Di Giacomo non ha mai abbandonato la sua passione per la musica. Negli ultimi anni, insieme agli altri musicisti del Banco, aveva ripreso a cantare dal vivo e pare avesse il progetto di ripubblicare gli album più importanti della band.

Anche lo scorso anno, il primo maggio, Di Giacomo aveva partecipato alla Festa dei Lavoratori in piazza San Giovanni, a Roma.

Intervistato da Libera.tv, aveva fatto – da persona sensibile e molto amareggiata – una disamina spietata di quel che è diventata oggi la società italiana, quasi quarant’anni  dopo che gli Area di Demetrio Stratos, altro leader carismatico della musica di quel periodo, parlavano di  “Gioia e Rivoluzione”.

Gioia e rivoluzione. Termini ormai sconosciuti a quello che il leader del Banco definisce nell’intervista un “popolicchio”, manipolabile, “impilabile come le sedie” di plastica. Un “popolicchio” che smania per avere dei diritti ma non vuol sentire di avere dei doveri. In primo luogo quello di conoscere la sua storia. Perché prima dei diritti, qualcuno spesso se lo dimentica, ci sono i doveri. Un “popolicchio” disimpegnato che sta perdendo la speranza perché  “la speranza – diceva Di Giacomo – non è soltanto una parola, ma è qualcosa che richiede applicazione, vertigine. Non è il mago Zurlì … ci devi mettere il culo”.


Non so se nella strada del Lazio dove Francesco Di Giacomo ha perso la vita in un incidente stradale stesse piovendo. Io però lo vorrei ricordare mentre canta con il Banco del Mutuo Soccorso sopra un palco di fortuna allestito in un padiglione della Fiera internazionale di Cagliari. Mentre regala ancora la sua voce e il suo impegno a tanti ragazzi di diciott’anni seduti per terra. Con il sedere ghiacciato ma pieni di entusiasmo, sogni, illusioni e belle speranze. E il sottofondo di una pioggia scrosciante.

Qui di seguito si può ascoltare l’intervista, una delle ultime, rilasciata dal leader del Banco del Mutuo Soccorso Francesco Di Giacomo a Libera.Tv.

 

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