Magazine Diario personale

La scrittrice di favole

Da Saraconlacca

C’era una volta in una terra lontana, una donna che a cui piaceva scrivere favole. Favole di tutti i tipi e di qualsiasi argomento. I bambini, quando la incontravano per strada le chiedevano sempre se aveva una fiaba da raccontare e lei, catturata l’attenzione di tutti, li intratteneva con favole nuove e colorate, con le quali i bambini ridevano o piangevano, e comunque, imparavano così come lei imparava ad amarli sempre di più, come fonte di innocenza e dolcezza. Venne un giorno in cui questa donna cominciò ad avere paura. Iniziò a temere che venisse il momento in cui non avrebbe più avuto idee nuove, che la favola finisse. Questa paura la attanagliava e ormai non riusciva più ad avere una vita normale. Niente riusciva a tranquillizzarla e cercava nel più breve tempo possibile di trovare un rimedio a tale grande problema. Le venne così in mente di trasformare la sua vita quotidiana in una favola, così, si disse, non potrà abbandonarmi mai. E così fece: costruì una casa di cioccolato e caramella, con i mobili di liquirizia e i lampadari di candito, cominciando a vestirsi tutti i giorni da Principessa. Costruì (o forse si fece costruire) anche un burattino di legno che mise vicino al letto sperando che non diventasse mai uomo e riempì il giardino di nani…ne mise 14 per sicurezza. Cominciò anche a non uscire più di casa poiche’ aveva paura che in sua assenza la casa potesse scomparire e con essa anche la favola. Continuava a scrivere chiusa tra le sue mura e non incontrava più i bambini cosicchè il suo animo cominciò a inaridirsi. Anche i suoi amici cominciarono a non frequentarla più e lei si sentiva sempre più sola. Un giorno guardo’ fuori dalla finestra e vide al tramonto delle nuvole illuminate di rosa dal sole che tramontava e notò che avevano la strana forma di orsacchiotti, quindi immaginò la terra come un immenso parco giochi per grossi orsacchiotti che saltellavano allegramente. Guardò il sole tramontare e lo vide come un anziano signore che lascia questo mondo per tornare a splendere, luminoso più che mai, in un altro…Con l’arrivo della notte osservo’ la luna e vide che sembrava un enorme specchio, allora immagino’ tutte le creature volanti specchiarsi nel più bell’astro del mondo. Si rese conto allora, che la favola era tutta intorno a lei, nella natura, in quello che poteva vedere, toccare, odorare e sentire. Le fiabe, nate con il mondo, sarebbero vissute almeno finchè il mondo fosse esistito. Capì anche che non si poteva incatenare una favola e che bisognava semplicemente guardare il mondo intorno come un’eterna, grandiosa favola e continuare a vivere… Solo così le favole non avrebbero mai smesso di bussare alla porta della sua creatività.

 



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