La sinistra, Berlusconi, Mussolini e Israele

Creato il 31 gennaio 2013 da Bernardrieux @pierrebarilli1

La sinistra, Berlusconi, Mussolini e Israele

Gran stridor di denti degli innumeri  teschi nel Gran Cimitero Monumentale  dei Sepolcri Imbiancati dell’italica Sinistra (e non solo) circa la breve annotazione del “Grillo Parlante” di Arcore sul fatto che pur inesorabilmente condannato dalla Storia –  innanzitutto per le sciagurate leggi razziali, quelle peraltro all’epoca applaudite da Giorgio Bocca ed Eugenio Scalfari – il Duce fece anche cose buone, come,  andandoci giù piatto,  giustamente rilevava Brunetta circa la creazione del welfare italiano.
Infatti si legge nella storia dell’Inps:
Nel 1933 la CNAS assume la denominazione di Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e gestione autonoma. Nel 1939 sono istituite le assicurazioni contro la disoccupazione, la tubercolosi e per gli assegni familiari. Vengono, altresì, introdotte le integrazioni salariali per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto. Il limite di età per il conseguimento della pensione di vecchiaia viene ridotto a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne; viene istituita la pensione di reversibilità a favore dei superstiti dell’assicurato e del pensionato.”
Tanto per chiarire...
Detto questo penso sarebbe il caso di compiere una salutare “Rimozione Dati Falsi” sulla controversa storia della nascita dello Stato di Israele - quello che fa venire spesso e volentieri  l’orticaria a tante anime belle della Sinistra italiana e addirittura a questa pavida e tremebonda Ue, a sua volta sottoposta ad una sordida, strisciante  Dittatura dei Banchieri con leadership tedesca.
Come ben descrive l’antropologa Ida Magli in “La Dittatura Euopea“. Rizzoli, 2010.
E come vaticinava Giuliano Ferrara in Fondamentali buoni, il resto merda .
Con una testimonianza piuttosto tosta.
“Cari Europei,
avete convocato i nostri Ambasciatori per rimproverarli di una delle cose più naturali al mondo per un popolo: abitare la propria terra. Ma vi siete confusi. Non ci siamo insediati in “territori palestinesi occupati”. Questa è la nostra terra, l’unica patria del popolo ebraico.
Non siamo tornati su queste terre a causa dei pogrom né tantomeno della Shoah. Non vi abbiamo chiesto alcun favore in cambio, “a scapito dei palestinesi”, come conseguenza del passatempo di lunga data di sterminare, uccidere e disperdere gli ebrei.
Siamo tornati a casa perché questo era il nostro desiderio profondo da generazioni. Non abbiamo mai rinunciato al sogno del ritorno a Sion. Ovunque nel mondo, gli ebrei hanno sempre pregato rivolti verso Sion. Tre volte al giorno, ogni giorno, hanno supplicato di poter vedere con i propri occhi il ritorno a Sion. Ogni volta che mangiavano pane, ringraziavano Dio, ma non si dimenticavano di chiedere “misericordia per Sion” e “che Gerusalemme sia costruita in fretta, ai giorni nostri. Nel giorno più felice della loro vita, lo sposo e la sposa hanno fatto il giuramento degli esuli di Sion “se ti dimentico, oh Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra”.
Il calendario degli ebrei  in esilio era regolato in base alle stagioni agricole della Terra d’Israele. Il nostro popolo ha iniziato a tornare verso la propria terra in gruppi sempre più grandi già cento anni prima della fondazione del Movimento Sionista.
E allo stesso tempo, la terra si è dimostrata fedele verso i propri figli. Mai ha accettato un’altra nazione. Da quando fummo costretti all’esilio, non si è insediato nessun altro stato qui. Anzi, la maggior parte di questa terra è stata trascurata per secoli. Vi hanno transitato nomadi.
Dopo la distruzione del secondo Tempio, nel primo secolo dopo Cristo, rimasero molti ebrei nella Terra d’Israele. Questi riuscirono a resistere alla conquista cristiana nel VII secolo. Poi arrivò il conquistatore musulmano e pose due alternative di fronte agli ebrei che qui abitavano: o conversione all’Islam o esilio.
Quelli che rimasero fedeli al Dio d’Israele, furono esiliati. Quelli che rimasero fedeli alla Terra d’Israele, si convertirono. Vissero come i marrani per una o due generazioni, poi si assimilarono del tutto. Ironia della storia: i veri veterani tra gli arabi israeliani hanno in parte origini ebraiche. Gli altri arrivarono per lo più quando noi iniziammo a ritornare a casa. Come gli immigrati musulmani da voi, anche nella terra d’Israele sono arrivati molti musulmani dai paesi della regione in cerca di lavoro. Molti di loro sono giunti con l’inizio dell’occupazione britannica.
Gli inglesi da un lato impedivano agli ebrei di fare ritorno alla loro terra, dall’altro non monitoravano il flusso migratorio degli arabi mediorientali, che invece continuavano ad accedere senza disturbo.
A proposito, nel 1948 molti di loro abbandonarono la terra sotto consiglio dei loro leader, fino a che non avessero finito con gli ebrei. L’ONU ha persino cambiato per loro la definizione di “profugo”, ovvero: chiunque avesse vissuto nella Terra d’Israele fino a due anni prima del 1948. Voi capite bene quindi che, nella prima metà del ventesimo secolo, sono arrivati qui centinaia di migliaia di arabi e fino al giorno d’oggi esigono il “diritto al ritorno”. Anche voi, cari Europei, siete complici di questa farsa.
2) Palestina è il nome che i Romani diedero a quest’area nel secondo secolo dopo Cristo, con lo scopo ben preciso di cancellare il nome “Giudea” e di spezzare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Gli arabi della zona adottarono con entusiasmo il nome romano, che ricordava i Filistei, la popolazione marittima che aveva invaso la terra di Canaan mille anni prima. Hanno anche fatto proprio lo stesso scopo dei romani, quello di cancellare il legame tra gli ebrei e la loro terra. Spesso ambivano anche a cancellare il legame tra gli ebrei e le loro teste. Invidiavano la vostra storia.
Voi pretendete di risolvere il conflitto tra noi e il mondo musulmano, ma non sapete come affrontare l’occupazione musulmana delle vostre città. Non è lontano il giorno in cui milioni di immigrati musulmani si solleveranno per reclamare parte della vostra terra: un’autonomia musulmana, una partizione della terra, oppure – se continuerete a non procreare – una presa di potere islamica democratica e politicamente corretta.
(Vedi Tolleranza islamica e Globalizzazione islamica , ndr)
Cosa farete allora? Il vostro istinto di sopravvivenza si è spento già da tempo.
Voi credete che, se collaborerete con la menzogna araba, vi comprerete il silenzio; credete che, se ci sacrificherete sull’altare dei vostri interessi a breve termine, sarete lasciati in pace. E’ davvero così corta la vostra memoria? Siete davvero così sordi da non sentire la folla ringhiare nelle vostre strade?
Avete confuso la vostra storia con la nostra.
Noi invece siamo tornati a casa. Non siamo colonialisti stranieri, bensì gli unici discendenti legali di questa terra. Non siamo tornati a Tel Aviv, ma in particolare nelle zone dove è nato e si è rafforzato il nostro popolo. Giudea, Samaria, Gerusalemme. Conoscete la Bibbia, giusto? Una persona non può essere un occupante della propria stessa casa.
3) Nonostante ciò, negli ultimi cento anni abbiamo chiesto molte volte di giungere a un compromesso con i nostri vicini. Dopotutto, siamo persone razionali. La nostra antica legge ci insegna che quando due persone afferrano una mantella e uno dice “è tutta mia” e l’altro dice “è tutta mia” – devono dividersela. Anche se non crediamo nell’affermazione araba “è tutta mia”.
Questa terra non è mai stata loro; non contenti dell’enorme spazio intorno a noi, hanno ambito anche alla nostra terra. Siamo stati disponibili a giungere a un compromesso su una o due stanze della nostra casa. Ma non è servito a nulla. Lo scopo dichiarato dei nostri vicini non era uno stato indipendente, ma lo sterminio totale degli ebrei nella loro terra.
Non hanno mai voluto mettere fine alla loro fantasia di distruzione di un piccolo paese, nemmeno accettando i confini incoscienti proposti da Ehud Olmert nel 2008. Figuriamoci con i confini delineati a Oslo dal team di sognatori del governo Rabin.
Quando non sono riusciti con la violenza, sono passati alla strada del negoziato; quando si sono stufati, sono tornati a farsi esplodere nelle nostre città. E poi di nuovo alle trattative e nelle pause entravano nell’altra stanza e lanciavano missili sugli asili. Una specie di passatempo. Combattenti per la libertà, sapete…
Questa semplice e spaventosa verità voi in Occidente non la concepite; purtroppo nemmeno la sinistra israeliana. Vi sembra troppo primitivo e stupido. Cercate di ricordarvi quante volte nel corso della vostra lunga storia avete cancellato delle verità solo perché vi sembravano troppo semplici o non abbastanza sofisticate. A differenza delle mode filosofiche che hanno caratterizzato il Vecchio Continente, a volte la realtà è ben più semplice e chiara.
4) Ma il vostro giudizio della realtà è stato danneggiato da tempo dall’impostazione idealistica che richiede la pace a ogni costo. Anche a costo del vostro suicidio, o del nostro. Anche se i nostri vicini non sono interessati alla varietà di opzioni che sono state loro presentate e lo dichiarano pure – non in inglese, non a voi, ma al loro popolo, in arabo chiaro e apertamente.
Recentemente l’hanno anche detto in inglese, dagli scranni delle Nazioni Unite. La menzogna non è stata mai così evidente, eppure vi ostinate a stringere l’orlo della sua veste sporca e a gridare “Eureka!”.
Adesso ci rimproverate per l’intenzione di costruire abitazioni sulla nostra terra. Ma cosa sarebbe questa terra se non fosse per gli ebrei? Cosa sarebbe Gerusalemme se non fosse per il nostro popolo? Cosa sarebbe la civiltà occidentale se non fosse per gli ebrei? Lo Stato d’Israele è l’avamposto dell’Occidente. L’Islam questo lo sa bene. Per questo ci combatte e vi usa contro di noi.
Il ritorno a Sion non è una questione cara soltanto al popolo ebraico; è un vostro interesse, cari Europei. Senza il ritorno a Sion, anche voi perirete.”
di Dror Eydar
“Lettera aperta agli Stati Europei”
Traduzione di Sharon Nizza
“Informazione corretta”, 22 dicembre 2012
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