La sottile linea rossa del plagio

Creato il 20 agosto 2012 da Mcnab75

Al plagio non ci credi fin quando non ti bussa alla porta di casa.
Più si diventa “grandi”, più lettori si attirano, più cresce la probabilità di attirare anche dei furbetti pronti a scopiazzare le buone idee, a riproporle cambiando qualche dettaglio, senza nemmeno fare il bel gesto di ringraziarti.
In realtà la linea che separa il possibile plagio da una semplice reinterpretazione di un argomento appartenente alla cultura collettiva è davvero sottile. Ho sempre asserito di non credere nell’originalità assoluta: non posso fare a meno che confermare le mie parole.
Un esempio pratico e molto d’attualità: gli zombie. Entrati da anni nell’immaginario popolare, rappresentano uno stereotipo, un’icona a cui tutti possono attingere per scrivere racconti, romanzi, film, cortometraggi etc. George Romero ha tracciato il profilo di questo mostro moderno, delineandone delle caratteristiche che poi mille altri registi e autori hanno ripreso (se preferite usate la parola “copiato”). Senza problemi.
Senza problemi?
Facciamo dei distinguo.

Zombi 2, il noto film di Lucio Fulci, nacque sulla scia del successo di Dawn of the Dead, il capolavoro di George Romero (e parzialmente anche di Dario Argento, che fece distribuire il film in Italia col titolo che qui tutti conoscono, Zombi). Sebbene la pellicola di Fulci sia lodevole sotto molteplici punti di vista, è innegabile che fu lanciata sfruttando l’onda lunga del successo romeriano. Lo stesso Romero scrisse una lettera in tandem con Argento, accusando Fulci di aver copiato, né più né meno. Le trame dei due film sono in realtà molto diverse, eppure i punti di similitudine non mancano di certo. Ma a far imbestialire il regista di Dawn of the Dead fu soprattutto il titolo, quello Zombi 2 che fa pensare a un sequel ufficiale.
Non solo. La locandina del film di Fulci riportava una frase di lancio scopiazzata in modo più o meno palese dal capolavoro romeriano: “quando i morti usciranno dalla tomba, i vivi saranno il loro sangue…
Molto simile al noto: “quando non ci sarà più posto all’Inferno i morti cammineranno sulla Terra“. La battuta più famosa del film di Romero.

Fulci replicò sarcasticamente, asserendo che gli zombie appartenevano alla storia del cinema da decenni, e che quindi semmai erano loro ad aver copiato altri registi del passato. Il regista rincarò la dose, specificando che il suo Zombi 2 non era un film sociale, a differenza del film di Romero (cosa tra l’altro vera fino a un certo punto, visto che il buon George ha sempre negato di aver girato Dawn of the Dead con uno scopo di “denuncia” evidente ed esplicita).
Molti anni sono passati da allora, ma i fans dei rispettivi registi non concordano ancora su una versione comune dei fatti.
Insomma, per alcuni Fulci scopiazzò, per altri si tratta di due opere differenti. 

Le magagne in realtà vanno cercate altrove, non nella persona di Fulci. Per esempio nella produzione del film, che adottò il titolo assurdo di Zombi 2, proprio per approfittare dell’ottima resa dello Zombi romeriano. Tant’è che fuori dall’Italia il film in questione è invece stato proiettato con altri titoli meno ammiccanti. Idem per il discorso della frase di lancio sulla locandina del poster fulciano, che suona in effetti di gran furbata. Per completare la torta con la “giusta” ciliegina, va imputata alla produzione la scelta di aggiungere un prologo e un epilogo ambientati a New York, girati proprio per fare in qualche modo il verso a Dawn of the Dead.

Questo caso generò tra l’altro una ridda di casi simili, con registi infinitamente meno bravi di Fulci che si lanciarono in scopiazzature pacchiane, come per esempio Zombi 3, Zombi Holocaust o come Virus-Inferno dei morti viventi, che saccheggia la colonna sonora di Dawn of the Dead e ne clona perfino i protagonisti principali. Una vera e propria moda, che finì per essere accettata, visto che erano gli anni del cinema selvaggio, in cui tutto apparentemente era copiabile.
Ciò ovviamente non la rende una moda di cui andare orgogliosi.

E veniamo a noi. Alla mattina in cui ti svegli e ti accorgi che qualcuno ha scritto qualcosa di identico a quanto hai realizzato tu, un paio di anni prima, con la collaborazione di oltre trenta tra autori, grafici, impaginatori e fotografi. E quindi non passando sotto silenzio, per capirci.
Perfino il titolo di quest’opera è stato scopiazzato, idem per la grafica del sito che fa di riferimento a questi corsari della narrativa. Come se non bastasse l’impostazione stilistica stessa è un clone perfetto: racconto a più voci fingendo che dei sopravvissuti a una zombie apocalypse raccontino le loro storie via Web.
E la spiegazione che ci viene propinata come vangelo è la stessa che utilizzò Fulci: “Ehi, ma tutti oggigiorno scrivono di zombie!“ 
Ok, è un’affermazione che ci può anche stare. Ci sta di meno la minuziosa copiatura dei dettagli, anche minimi, che denotano intenti, come dire, un po’ meno innocenti. Perché è davvero difficile credere che prima di lanciare un progetto del genere non ci si faccia un giro su Google per controllare eventuali similitudini troppo marcate. Siamo in Italia, non negli States. Di certo non ci sono migliaia di iniziative simili che compaiono nelle prime pagine di Google. Basta cercare e in due minuti salterebbe fuori tutto il necessario per evitare coincidenze imbarazzanti.

Questo dando sempre per buona la spiegazione: “Ehi, io sono un grande appassionato di zombie! (Però non ho mai sentito parlare del vostro progetto, che in Italia ha coinvolto una trentina di blog, qualche quotidiano e perfino un concorso fotografico. Oltre ad aver distribuito qualcosa come 20 ebook legati a esso)“.

Aggiungiamo la classica ciliegina sulla torta: mi è giunta voce che questi simpatici amici stanno filtrando tutti gli articoli negativi che parlano della conclamata “somiglianza” col nostro amato Survival Blog, in modo da tagliare tutte le critiche lasciando solo le frasi che sottolineano questo o quell’aspetto positivo del loro ebook. Una sorta di rassegna stampa photoshoppata, degna dei filmati montati ad arte dal team di Damon Killian in The Running Man.
Esempio fittizio: “Questo romanzo è pessimo sotto molti punti di vista, inoltre pare essere preso di peso da un progetto già pubblicato gratuitamente due anni fa. Certo, per il basso prezzo a cui viene venduto riesce perfino a intrattenere, ma non è questo il punto“.
Da una recensione del genere non ne puoi ricavare soltanto: “Per il basso prezzo a cui viene venduto riesce a intrattenere.” Piuttosto è meglio non citarla del tutto, scelta che sarebbe stata lecita e sacrosanta.
Niente di illegale, per carità, ma in quanto a eleganza… beh, si vede che non la vendono più al supermercato, vero?


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