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La Spending di Letta

Creato il 18 agosto 2013 da Rodolfo Monacelli @CorrettaInforma

Spending o non Spending, questo è il problema!

spending La Spending di Letta

Finalmente è arrivata, finalmente sono stati rispettati gli impegni elettorali. Sì, perché nell’ultimo ventennio la Spending Review, in modo particolare i tagli ai costi della politica, sono stati i cavalli di battaglia di tutti i partiti che si sono presentati agli elettori. Di solito ogni fazione politica ha il suo asso nella manica, ma la spending è un argomento comune a tutti quando si vuole fare presa sui cittadini che si recano alle urne. Insomma, ci voleva proprio il governo Letta perché questo miraggio diventasse una vera oasi di verde. Compresa l’acqua, naturalmente.

Dunque Letta ha iniziato a tagliare i costi della politica. Vediamo: su dieci aerei blu – i cosiddetti aerei di Stato – tre sono stati alienati: un Airbus 319 e due Falcon 900; spazzato via il 25% del parco auto di Palazzo Chigi (da 60 a 44, sempre troppe); i Canadair, per il servizio antincendio, che nel 2012 erano trentadue sono passati a sedici, assegnati ai Vigili del Fuoco e alla Forestale (la protezione civile è rimasta senza); sono state approvate due direttive che restringono a cinquemila ore i voli di Stato; restrizioni nelle missioni per i dipendenti di Palazzo Chigi, circoscritte a esigenze di servizio inderogabili – leggasi a discrezione -, con l’obbligo di utilizzare il volo e il soggiorno meno onerosi; addio ai voli in classe business e limitazioni all’uso dei taxi per i dirigenti, autorizzati ai soli casi che non vi sia un modo più economico per raggiungere il luogo della missione. Bravo Letta.

spending review La Spending di Letta
Certo, è solo l’inizio, ma con un pò di pazienza si farà anche meglio, magari vendendo ancora qualche auto blu, o un altro aereo di Stato. Altrimenti possono tagliare ulteriormente il servizio antincendio della Protezione Civile, visto che lo scorso anno il governo Monti ha fatto passare lo stanziamento da 114,1 milioni di euro a 42,8 di quest’anno. Non è un bello spettacolo vedere la Sardegna in fiamme, e lasciarla bruciare perché mancano i sedici Canadair tagliati dal Professore, con il risultato che i circa cinquanta milioni ricavati dall’alienazione dei tre aerei di Stato forse riescono a coprire l’emergenza incendi. Prima si taglia sconsideratamente e poi si spende il doppio per ripristinare e integrare i tagli fatti. Monti non ci ha proprio pensato che tutti gli anni la Sardegna brucia? Suvvia!

Ora però, il premier potrà dire orgogliosamente di essere stato l’unico Presidente del Consiglio a tagliare la spesa pubblica, ovviamente a vantaggio del benessere dei cittadini. Poco importa come o cosa si è tagliato, l’importante è tagliare, fondamentale è presentarsi in televisione e sui giornali dicendo “Io ho tagliato, nessuno lo aveva fatto prima di me” – mi ricorda il primo Comandamento.

Non sono certo io la persona adatta a spiegare ai nostri politici cosa significa “Spending Review”, anzi, dovrebbero essere loro a chiarirlo agli italiani. Però, solo come premessa, posso dire che la spending non è altro che una revisione della spesa, ossia l’analisi dei capitoli di spesa del bilancio dello Stato, nell’ambito delle attività da attuare da parte dei singoli ministeri. Ciò per individuare tutte le voci che si possono tagliare onde evitare sprechi di denaro. Tuttavia, molto spesso, anche i nostri amministratori sbagliano i tagli. Perché, invece di tagliare i capitoli di bilancio operano tagli lineari, con la conseguenza di ottenere servizi di scarsa qualità e un calo degli stipendi dei dipendenti pubblici. Questo, ad esempio, si è verificato nelle leggi finanziarie del governo Monti, anche se non è l’unico caso. Invece di una maggiore efficienza, in questi casi, si ostacola il lavoro di certi comparti statali a causa della mancanza di fondi. Una svista.

Quindi bene farebbe Enrico Letta a dedicarsi ai costi della politica nel suo insieme, a quei costi non necessari per il buon andamento della politica italiana, senza clientele e senza guardare in faccia nessuno. I segnali, però, non sono dei migliori e lasciano presagire che continueremo a percorrere la stessa strada degli ultimi decenni; i finanziamenti ai partiti continuano ad essere erogati, le province sono sempre al loro posto, le accise sulla benzina aumentano e la Corte Costituzionale ha bocciato le misure che dovevano ridurre le spese facili nelle regioni. Facilitando il lavoro del governo. Un occhio di riguardo, inoltre, Letta dovrebbe dedicarlo a quei costi di cui nessuno parla, ma che sono molto “vivaci”: i cosiddetti “consumi intermedi”, ossia le spese per il funzionamento della macchina statale, come bollette, computer, affitti, arredi, ecc.

Spulciando alcuni dati si individuano le spese totali della politica in circa 24 miliardi di euro l’anno. Una somma enorme che sarebbe utile tagliare almeno della metà, e così formata: 6,4 miliardi per il funzionamento degli organi istituzionali, 4,6 miliardi per le consulenze e il funzionamento degli organi delle società partecipate, 5,8 miliardi per altre spese (auto blu, personale di fiducia politico (?), ecc.), 7,1 miliardi per il sovrabbondante sistema istituzionale (?). In definitiva, dobbiamo mantenere qualcosa come più di 1,1 milioni di persone. Essere altruisti va bene, ma essere stupidi no, affatto.


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