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La Sputaci

Creato il 15 febbraio 2011 da Ippaso

Qui di seguito pubblico un bellissimo racconto scritto da una nostra amica con lo pseudonimo di LA FENICE RISORTA. Pubblico il racconto proprio come mi è stato inviato via e-mail. Ho solo tolto i saluti finali, a me destinati.

Buona lettura!

Ciao ippaso, come promesso ti mando il testo integrale di quella signora che viveva alla Pia Casa, il calendario fu stampato nel 2002 solo poche poche copie e il ricavato fu destinato in beneficenza. Qui ci sono i dodici personaggi emblematici che vivevano in quella casa perchè non avevano sussistenza. LA SPUTACI, lascio lavorare la tua fantasia che non ti manca, al secolo Angiolina Cipollini, era ad aspettarci seduta sotto i Portici, oppure all’incrocio con via Garibaldi. L’Angiolina, coi suoi capelli tinti con la cera da scarpe,  la sua sottogonna vecchia quanto lei e il suo immancabile bastone, era lì sempre, col sole e con la pioggia a raccattare mozziconi di sigaretta e ad elemosinare qualche spicciolo. Nessuno sapeva la sua età, nessuno sapeva da dove venisse ma se qualche volta non la vedevamo, calava in noi un leggero velo di tristezza. Angiolina è stata per la città forse più famosa del Sindaco ed era entrata a far parte della vita cittadina. Se ne andò una mattina del 1970 senza clamore così come era venuta, lasciando un vuoto in tutti noi, poveri, ricchi bravi ragazzi, fannulloni e perdigiorno. Grazie Angiolina, ci hai insegnato pur con le tue sofferenze, un po’ di vita vera, hai lasciato un ricordo che ci accompagnerà sempre perchè fa parte del periodo più bello della nostra vita, grazie Angiolina per esserci stata. Questo è quanto stato scritto ed è la verità, ma l’Agiolina faceva la vita e in particolore con i militari, la sera in libera uscita, chiedeva 50 /100 lire, sulla punta di quel bastone si era fatta mettere un chiodo con il quale infilava le cicche così non si piegava. Non potevi permetterti di guardarla più di tanto altrimenti se ci riusciva ti beccavi una bastonata. Raramente veniva schernita pur essendo una persona particolare la gente la rispettava. Negli anni 64/65 non abitavo ancora in città ma  aqualche  km di distanza, venivo in centro con un trenino sia a scuola la quale ho frequentato fino alle terza commerciale, la vita di città non la conoscevo molto. Finita la scuola ho cominciato a lavorare come commessa in una cartolibreria, visto che stavo tutto il giorno fuori ho saputo solo allora cosa voleva dire fare la vita, ed a frequentare le amiche qualche caffè, un panino all’ora di pranzo. Poi con il passar del tempo, mi sono un po’ più erudita della vita in città. Ma io ero felice così, quel giorno che i miei genitori comprarono la TV mi sembrò di toccare il cielo con un dito, ma questi sono dettagli insignificanti. Non so ippaso se quello che ho scritto sia interessante, di storie ce ne sono da raccontare e ancora più tristi, come L’UOMO D’ORO, oppure divertenti come il MIGHELA. LA FENICE RISORTA

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