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La Tangentopoli lucana

Creato il 30 marzo 2014 da Giovannipaoloferrari

A Gerardo Gastone, dipendente dell’azienda lucana De Sio, ogni mese veniva consegnata da Antonio Mastrosimone, capo del personale, che si occupava delle buste paga, una busta con l'importo previsto dal contratto di lavoro, ma il denaro effettivamente consegnato era sempre inferiore di alcune centinaia di migliaia di lire. Gastone, allora, aveva chiesto spiegazioni, ma gli avevano risposto - secondo la sua stessa testimonianza - che gli conveniva tacere e firmare le buste paga. Gastone, perciò, recandosi in Procura aveva denunciato tutto al pubblico ministero Henry John Woodcock, nel giugno del 2001.
È cominciata, in questa maniera, l'inchiesta che ha portato alla scoperta di "mazzette" elargite a tre dirigenti dell'Inail di Roma e, il 28 maggio 2002, a una grossa “retata”. È partita, così, dalla Procura di Potenza, un’imponente operazione di polizia. Si trattava del secondo troncone dell'inchiesta-Inail che ha condotto gli inquirenti alla scoperta delle tangenti dell'oleodotto di Viggiano. Ha coinvolto imprenditori e funzionari dell'E.N.I.: 17 persone sono state arrestate in prima battuta, decine di fermi, tra cui spiccano nomi di onorevoli e militari. Le indagini sono durate un anno e hanno individuato casi di corruzione contestati riferiti ad appalti gestiti dall'Inail di Roma e Avellino e in Val d'Agri, ma molte delle persone arrestate sono state coinvolte in un giro di tangenti riguardanti attività collegate all'E.N.I.-Agip e ai lavori relativi all'estrazione di petrolio in Val d’Agri. Una ventina di mandati di cattura eccellenti per un giro di tangenti e appalti per centinaia di milioni, che ha colpito tra gli altri, due deputati: Angelo Sanza di Forza Italia e Antonio Luongo dei Ds. Tra le altre persone arrestate compaiono Claudio Calza, consigliere di amministrazione del Banco di Sardegna; gli imprenditori potentini Antonio, Francesco, Lucio e Michele De Sio e tre dipendenti dell’omonimo gruppo. Colpite anche le forze dell’ordine, con il generale di brigata dei carabinieri, Stefano Orlando, in servizio al Sisde e il maggiore della guardia di finanza Ferdinando De Pasquale, in servizio ad Avellino. Orlando, in particolare, ha prestato servizio al Quirinale con gli ex capi di Stato Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro. E ancora: gli avvocati romani Enrico Fede e Bruno Luongo; l'imprenditore Emidio Luciani, di Francavilla, l’imprenditore napoletano Bruno Capaldo, coinvolto in passato in un'inchiesta sulla ricostruzione a Napoli; il commercialista e finanziere romano Pasquale Cavaterra, il presidente del collegio sindacale dell'Inail di Roma, Vittorio Raimondo, il direttore generale dell'ufficio patrimonio di Roma, Mauro Gobbi, il responsabile dell'ufficio di consulenza tecnica per l'edilizia dell'Inail sempre di Roma, Antonio Marra e Vito De Filippo messo agli arresti domiciliari, che all’epoca ricopriva l’incarico di Vicepresidente della Regione Basilicata e Assessore alla sicurezza sociale, immediatamente dimissionario dai suoi incarichi istituzionali. I capi d’accusa andavano dalla associazione per delinquere finalizzata alla corruzione al favoreggiamento e all’estorsione. Gli avvenimenti di quei giorni hanno coinvolto politici del calibro di Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Paolo Cirino Pomicino, Sergio d’Antoni e Francesco Cossiga, che, in quell’occasione, ha alimentato una polemica con il Presidente della Repubblica in carica, Carlo Azeglio Ciampi, dimettendosi dalla carica di Senatore. L'accusa faceva riferimento, in particolare, alla costituzione di "fondi neri", realizzati attraverso artifici contabili nel gruppo De Sio, da utilizzare per il pagamento di tangenti a uomini politici, militari e pubblici funzionari, in cambio di appalti anche da enti e società come l'Inail e l'E.N.I.-Agip. Nell'associazione per delinquere - secondo il Pm Woodcock - Sanza, Luongo e De Filippo facevano da punto di riferimento per gli imprenditori, mentre il consigliere del Banco di Sardegna Calza si occupava di raccogliere e rendere disponibile altro denaro per le tangenti. A luglio, intanto, veniva arrestato il direttore generale dell’Inail Ricciotti, costretto alle dimissioni e altre tre persone. All’unanimità, il Cda dell'Inail decideva di rimettere il proprio mandato nelle mani del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Roberto Maroni. Secondo l'accusa, nell'associazione per delinquere individuata dal Pm Woodcock, Ricciotti aveva avuto il compito di orientare e determinare gli investimenti immobiliari dell'Inail, aggiudicati anche alla "Spartaco Sparaco Spa" e poi subappaltati ad una società, la "Edilia Spa", amministrata da Lorenzo Luciani. Due accuse di concorso in corruzione facevano riferimento alle tangenti di 180 e 780 milioni di lire pagate dagli imprenditori potentini De Sio, per la costruzione della nuova caserma dei carabinieri di Villa d'Agri e di Marsicovetere (Potenza) e per la nuova sede di Avellino dell'Inail. Un'altra accusa di concorso in corruzione rappresentava uno sviluppo importante dell' inchiesta, emersa dopo gli arresti del 28 maggio e gli interrogatori - sia quelli condotti dal giudice per le indagini preliminari, sia altri, fatti dal pubblico ministero - di alcuni indagati. Segnava, così, l'allargamento dell'inchiesta all'Emilia-Romagna, alla Lombardia, al Veneto e alla Toscana e riguardava la costruzione di immobili dell'Inail di Ferrara, Legnano, Varese e Porto Marghera e la costruzione di un residence di accoglienza a Verona in occasione del Giubileo e dell'ospedale di Orbetello. Per l'esponente della Margherita, Vito De Filippo, l'accusa era di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbata libertà degli incanti. Dell'associazione - secondo il Pm Woodcock - avevano fatto parte gli imprenditori Antonio, Lucio, Franco e Michele de Sio, l'imprenditore napoletano Bruno Capaldo, e lo stesso Calza, i deputati Angelo Sanza e Antonio Luongo e Stefania Colaci, dipendente del gruppo De Sio. De Filippo e Luongo erano ritenuti "partecipi" dell'associazione, con il compito di "fare pressioni" nell'interesse del gruppo De Sio nelle procedure delle gare di appalto. Il gruppo De Sio era ritenuto responsabile della creazione degli "artifizi contabili" necessari a costituire i "fondi neri" del gruppo con i quali erano state pagate le tangenti. Il 30 giugno del 2004 il comandante dei Vigili del fuoco di Potenza Antonio Barone, due dirigenti e un dipendente dell'Eni Luigino Lusuriello, Carlo Russo e Roberta Angelini e il direttore tecnico della Italfluid-Geoenergy, una società collegata alla compagnia petrolifera - impegnata in Val d'Agri nell'estrazione di petrolio - Roberto Sini, venivano arrestati dai carabinieri con l'accusa di concorso in corruzione aggravata e continuata. Per sveltire le pratiche che riguardavano l'Eni, il comandante aveva ottenuto favori e regali attraverso il direttore tecnico della società collegata. 
Alla luce di tali avvenimenti, il 3 giugno 2002, Alfonso Pecoraro Scanio aveva chiesto, con un’interrogazione scritta al Ministro delle attività produttive e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di “sospendere cautelativamente le attività di estrazione del petrolio in Basilicata ”.
L’intera indagine, poi, all’improvviso, si è “sgonfiata” e gli esiti dell’indagine stessa sono stati rivedibili: di memorabile rimane solo un titolo del Manifesto: “La Basilicata entra nell’Opec”.

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