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La televisione o l’occhio nuovo regalato all’uomo

Creato il 04 gennaio 2013 da Apregesta7 @regesta_ap

Il televisore sulla cattedra

Era il 30 dicembre 1953 quando in America fu venduta per circa 1175 dollari la prima tv a colori. Questa ricorrenza sarà l’occasione per tracciare, grazie all’archivio Luce, una storia della televisione italiana.

L’Italia impiegherà ancora 20 anni per introdurre il servizio di televisione a colori: nonostante la tecnologia fosse disponibile dagli anni Sessanta, bisognerà attendere il 1975. Illuminante l’interrogazione parlamentare del deputato socialista Luciano De Pascalis, rivolta  il 20 giugno 1966 alla Camera ai ministri delle partecipazioni statali e delle poste e telecomunicazioni sulle indiscrezioni  circa un’accelerazione degli esperimenti tecnici in vista di un imminente messa in funzione del primo studio TV a colori da parte della RAI. De Pascalis era contrario per diverse ragioni: ragioni industriali (l’adozione della televisione a colori avrebbe trovato le aziende italiane impreparate e favorito l’azione monopolistica straniera) ragioni di politica sociale, poiché sarebbe venuta meno quella “volontà del Parlamento” di  “portare a diffusione omogenea in tutto il territorio nazionale il primo ed il secondo canale” creando due settori distinti : “coloro che possono e hanno la televisione a colori, coloro che non possono e hanno la televisione in bianco  e nero”…

Ma torniamo all’archivio Luce non senza sottolineare la ricchezza della documentazione conservata dalla Camera  (e consultabile grazie al portale storico) sulla storia della televisione pubblica, individuabile nei lavori parlamentari, nei documenti prodotti anche da altre istituzioni (si pensi alle  relazioni sulla RAI della Corte dei conti) negli atti di indirizzo e controllo.
Con l’archivio Luce andremo alle origini della scatola parlante, raccontate con benevolenza dai cinegiornali; ne seguiremo la diffusione sul territorio, l’affermazione definitiva nella società italiana; vedremo gli effetti sul costume e sul tempo libero.

Il 30 dicembre 1953 per circa 1175 dollari  fu venduta in America la prima tv a colori. Questa ricorrenza sarà l’occasione per tracciare, grazie all’archivio Luce, una storia della televisione italiana, nata con il beneplacito dei cinegiornali. Ne seguiremo la diffusione sul territorio, l’affermazione definitiva nella società italiana; ne vedremo gli effetti sul costume e sul tempo libero

La tv si appresta a diffondersi nel mondo: siamo nel 1937, in America, e il giornale Luce registra le differenze tra macchina da presa cinematografica e ripresa televisiva.  Un anno dopo fa i suoi primi passi a Londra e i consumatori hanno già a disposizione strabilianti “device” dell’epoca: i monocoli televisivi. Curiosità a parte, la Gran Bretagna aveva inaugurato, il 2 novembre, il primo servizio televisivo regolare al mondo; la guerra rallenterà lo sviluppo commerciale del nuovo mezzo di comunicazione. Ma sarà solo una pausa. L’Italia fascista, che in tempo di pace aveva dato inizio ad alcune trasmissioni sperimentali, affiderà alla radio il compito di recapitare il messaggio dei bimbi ai papà combattenti. E dalla radio si ripartirà nell’immediato dopoguerra per il ritorno alla normalità: Giuseppe Spataro, presidente della RAI-Radio Audizioni Italiane, parla nel 1947 della ricostruzione degli impianti distrutti dalla guerra e della collaborazione dei radioascoltatori nella realizzazione del palinsesto radiofonico. Nel 1948 si guarda con curiosità alla sperimentazione della tv in Spagna e finalmente nel 1949 si assiste ai primi esperimenti di televisione in Italia. Nel giugno la Incom presenta il nuovo mezzo – un “modernissimo cinematografo” -   ai suoi spettatori; nel settembre, alla Mostra della Radio di Milano, la tv è “un occhio nuovo regalato all’uomo”; alla stazione di Torino, dove sono installati uno studio ed un trasmettitore importati dagli Usa, sono mostrati dispositivi e tecnologie di trasmissione. 1954: la tv nazionale è inaugurata ufficialmente, la RAI diventa Radiotelevisione. Un dettaglio.  Alla “prima” tv sono invitati Gianni Granzotto, Indro Montanelli e Luigi Barzini jr. “Crede lei che la televisione possa essere una buona influenza per la vita culturale italiana?” chiede  Mike Bongiorno ai tre giornalisti. Barzini rispose anche da La Stampa, il 5 gennaio spiegando quale fosse il compito della tv: “essere la voce di tutti”, perseguire  l’ideale “quasi irraggiungibile” di “far cose frivole così degnamente che anche uomini gravi vi trovino svago e cose serie così umanamente che anche gli umili vi si interessino”. Insomma “la tv era un mezzo potente… dipendeva … dai dirigenti della televisione, da quello che avrebbero trasmesso, se sarebbe stata benefica o malefica”.

Grazie alla televisione l’uditorio della chiesa si fa quasi universale: “il Santo Padre inaugura la TV Europa”, annuncia un cinegiornale che giunge ad associare le onde di trasmissione allo Spirito Santo. Un anno dopo il ministro delle poste Cassiani annuncia entro il ’56 la copertura dell’intera rete televisiva nazionale. A Napoli ci si affretta a comprare la desiderata tv. Il Paese è ormai unito, almeno intorno alla tv, a casa o al bar, in attesa di Lascia o raddoppia e fa istruire i propri ragazzi anche dai teledocenti dei corsi di istruzione di Telescuola, il programma scolastico inaugurato il 25 novembre 1958. Il consumo si fa sempre più di massa: il numero di abbonati aumenta rapidamente (dal 1954 al 1957 per l’utenza privata il numero di abbonamenti passa da 88.188 a 600.000) provocando forti flessioni negli incassi delle sale cinematografiche. Agli inizi degli anni Sessanta ciò è ancora più evidente: il consumo si è fatto domestico e, dice un cinegiornale dedicato all’industria degli apparecchi televisivi, “una casa senza antenne non è più completa”. La massa degli spettatori diventa un campo di battaglia tra cinema e televisione: la metafora è esplicita in un servizio del dicembre del 1963 che fa combattere gli urlatori della tv con le atomiche dei film e chiama in causa anche il fisco oppressore. Il cinema si riprenderà ma sul campo resteranno proprio quelle “attualità cinematografiche” che, rendendo familiare la tv ai propri spettatori, avevano contribuito al suo successo inarrestabile.


 


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