La trilogia di Fabio Montale

Creato il 09 marzo 2013 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

di Jean Claude-Izzo

Editore: Edizioni e/o

Collana: Dal mondo

Pagine: 736

Prezzo di copertina: € 19,50

Data di pubblicazione: 13 marzo 2011

Titolo originale: La trilogie Fabio Montale, 2006, Editions Gallimard, Paris.

In un breve saggio contenuto nella raccolta edita in Italia con il titolo Aglio, menta e basilico – Marsiglia, il noir e il Mediterraneo (Edizioni e/o), Jean-Claude Izzo lo mette nero su bianco: “Non penso di essere uno scrittore che desta unanimi consensi. (…) Non faccio concessioni, né nel merito né nella forma”. L’affermazione è a prova di smentita. L’opera del noirista francese, che si caratterizza per una potente prosa lirica mai disgiunta dall’impegno politico, ha lasciato il segno nel panorama della letteratura poliziesca proprio in virtù dell’estrema limpidezza tematica e stilistica. Izzo ha vissuto e scritto in simbiosi con i suoi ideali, e il trittico di romanzi in commento – la cosiddetta “trilogia marsigliese” – ne dà piena testimonianza.

La prosa è agile, ritmata, priva di abbellimenti. Come ricorda Nadia Dhoukar nella sua introduzione, l’autore ha mosso i primi passi come poeta: ciò conferisce alla sua scrittura una particolare concisione evocativa e un’enfasi quasi lirica; gli enunciati brevi, talvolta brevissimi, abbozzano più che descrivere e – forse per tale ragione – finiscono col restituire immagini sorprendentemente nitide. La penna di Izzo scolpisce, riduce all’osso. Il risultato è un mix sapiente di toni aspri e amabili, un linguaggio puro e al tempo stesso ricercato che non rinuncia alla delicatezza anche nella rappresentazione dei crimini più feroci: Izzo, insomma, mette in scena la violenza con una sensibilità che costituisce un unicum nell’universo noir.

La chiave per comprendere e apprezzare sino in fondo l’opera del noirista marsigliese è contenuta, a ben vedere, in una parola: musicalità. Musicalità del linguaggio, lo si è detto. Ma vi è di più. La musica gioca infatti un ruolo fondamentale, negli scritti di Izzo, corre sotto la pelle del testo permeandolo di un’energia vibrante. Come Fabio Montale – il tormentato protagonista della trilogia – Izzo è appassionato di jazz e dissemina la narrazione di gustosi intermezzi musicali; Montale ascolta John Coltrane, Ray Charles, Dizzy Gillespie, Nat King Cole, il nostro Paolo Conte. Gli stessi titoli dei romanzi che compongono la trilogia richiamano brani o gruppi musicali: Casino Totale cita il gruppo marsigliese degli IAM, Chourmo (che in provenzale significa letteralmente “la ciurma, i rematori della galera”) chiama in causa i Massilia Sound System, altro gruppo marsigliese, mentre Solea ci riporta a uno dei pezzi più belli e struggenti di Miles Davis.

Se veniamo poi ad analizzare le tematiche affrontate nella raccolta, non sfuggirà come al lirismo metropolitano si accompagni una forte presa di posizione politica. Nonostante abbia affermato in più occasioni che “scrivere gialli non è un altro modo di militare” ma soltanto “una maniera di trasmettere dubbi angosce felicità piaceri”, vi è sempre, in Izzo, una forma di militanza: contro l’indifferenza (considerata la piaga più dolorosa del nostro tempo) e la cultura dell’omologazione; contro prevaricazione, xenofobia e ogni manifestazione di intolleranza; contro il sistema di intrecci fra imprese, politica e criminalità organizzata. Contro tutti i poteri forti, insomma, in sintonia con gli ultimi della società.

Fabio Montale, il narratore delle tre vicende marsigliesi, dà voce alle istanze dell’autore e si fa interprete delle sue tribolazioni e delle sue speranze. Nato e cresciuto nei quartieri più poveri di una Marsiglia in cui “anche per perdere bisogna sapersi battere”, lascia la strada dell’illegalità e diventa sbirro; sbirro atipico, tuttavia, più educatore di strada che poliziotto. Il personaggio è forte e ben delineato; in una parola: riuscitissimo. Con il suo creatore, Montale condivide, oltre alle competenze musicali di cui si è detto, anche l’amore per il buon mangiare e per il buon vino. L’attenzione per la cucina non è affatto una novità, nel panorama poliziesco contemporaneo – basti pensare ai detective “buongustai” Pepe Carvalho e Montalbano – ; in Izzo, tuttavia, la tradizione e l’arte culinaria arrivano ad esprimere il senso di appartenenza a un’intera comunità. L’autore ci rimanda costantemente ai sapori della sua città (vero e proprio personaggio della trilogia in commento e protagonista indiscussa al pari di Fabio Montale) e con essi all’anima di un luogo che non può non riscattarsi insieme a tutto ciò che è bello.

Scritta e pubblicata negli anni Novanta del secolo scorso, la trilogia ha conosciuto un enorme successo di critica e di pubblico. Letta d’un fiato, essa apparirà come un’unica narrazione in tre atti attraversata da un senso di tragedia incombente che rimanda ai classici della letteraria greca.

In Casino totale (titolo originale Total Khéops, 1995, Gallimard Série Noire), primo capitolo della trilogia, Pierre Ugolini abbandona il suo buen retiro nei Mari del Sud e torna a Marsiglia per vendicare un compagno di gioventù assassinato dalla malavita; quando lui stesso rimarrà ucciso, toccherà a Fabio Montale il compito di fare giustizia.

Chourmo – Il cuore di Marsiglia (1996) è il più marcatamente “sofocleo” fra i romanzi in oggetto e racconta la discesa agli inferi di una famiglia apparentemente esemplare ma divorata al suo interno dal cancro feroce della criminalità organizzata. A innescare l’intreccio è l’omicidio di Guitou, un ragazzo alle prime esperienze di vita; nel tentativo di vederci chiaro Montale, che dopo il “casino totale” della precedente indagine ha lasciato la polizia, scoperchierà il classico vaso di Pandora e assisterà, in un crescendo di violenza, all’abbattersi di un destino sanguinoso e beffardo sulle macerie della sua stessa famiglia.

Nell’ultimo (e più struggente) episodio della trilogia, Solea (1998), Montale raccoglie la disperata richiesta di aiuto di un’amica giornalista finita nei guai a causa di un’inchiesta sulle liaisons dangereuses tra mafia, politica e alta finanza.

E’ in questo romanzo che Izzo definisce più compiutamente i confini del “noir mediterraneo”. Come osserva il noirista Massimo Carlotto nella sua pregevole introduzione all’edizione italiana di Aglio, menta e basilico, “il romanzo non racconta più solo una storia nera in un determinato luogo e in un determinato momento ma lo fa a partire da un’analisi ben precisa della criminalità organizzata”, e lo fa per “raccontare storie di ampio respiro”.

Storie di chi, come Izzo e il suo alter ego letterario, “ha dei valori. Dubita. E’ solitario. Ma crede in un certo numero di cose” e ha la sfrontatezza di sperare in un futuro migliore.

Simona Tassara

(da Fralerighe Crime n. 4)



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