La tristezza degli angeli, Jon Kalman Stefansson, Iperborea, il nostro libro del cuore della settimana

Creato il 03 ottobre 2012 da Atlantidelibri

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Assicuratevi di essere soli e che i vicini non facciano rumore. Scegliete la vostra miglior poltrona, e gustatevi appieno questo vero e proprio distillato del meglio che la letteratura possa offrirvi di questi tempi. Non c’è una sola riga in questo libro che sia inutile, che non valga la pena di centellinare come un Sauterne di pregio, e che non sia colma di poesia. Stefansson  torna a raccontarci l’Islanda semplice di un tempo, quando qualcuno poteva vivere in regioni remote senza mai toccare il denaro, portando ai nostri occhi protagonisti semplici, pieni di umanità. La natura leopardianamente aspra quanto incantevole (la tristezza degli angeli è la neve), lo scorrere del tempo, l’alternarsi delle stagioni e dei sentimenti umani, tutto viene reso con pagine  piene di lirismo, in cui emerge il potere universalmente salvifico della parola scritta, dell’universo che si ricompone e rigenera grazie ai libri. Tra i migliori libri dell’anno, sì

La tristezza degli angeli, Jon Kalman Stefansson, Iperborea

traduzione di S.Cosimini

È la tristezza degli angeli la neve che cade dal cielo illuminando i lunghi inverni d’Islanda, e che le raffiche dei venti trasformano in accecanti bufere. Il postino Jens è scampato a stento alla loro furia quando arriva alla locanda del Villaggio, soccorso dal ragazzo orfano che vi è stato accolto dopo aver perso in mare il suo unico amico. Insieme dovranno affrontare un’ultima, estrema missione per portare la posta nei lontani fiordi del nord, dove il mondo cede il passo all’”inverno eterno”. Un uomo e un ragazzo. Un ruvido “gigante muto” con un amore segreto e troppi pesi sul cuore che cerca espiazione tra i ghiacci della brughiera. Un giovane alle prese con la ricerca di sé e la scoperta dei sensi che crede nel potere salvifico delle parole, nella profondità del sentire “che rende l’umanità sublime e maledetta”. Due solitudini inconciliabili si uniscono in una marcia epica attraverso l’inferno bianco, una battaglia fraterna per difendere la dignità dell’uomo contro il crudele mistero della natura. Con la voce incantata della poesia e la grazia di una visione che fonde cuore e pensiero, Jón Kalman Stefánsson racconta un viaggio verso l’origine stessa dell’esistenza, dove la più dura costrizione convive con la più vertiginosa libertà, e alla dolce tentazione della morte si oppone quella luce che portiamo dentro e che nonostante tutto rifiuta di cedere alle tenebre, perché “siamo a bordo di una barca che fa acqua”, ma “con le nostre reti marce vogliamo pescare le stelle”.



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