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La vendemmia

Da Marco1965_98 @foodstoriestwit
Quella mattina ci destammo mentre tutto attorno a noi era stato ricoperto da una brina candida come se nella notte avesse nevicato. Dal mio cantuccio immaginavo la vigna nel primo mattino: l'aria frizzante e la nebbiolina che saliva da terra, le cascate immobili delle foglie color rosso e oro, il borbottio del trattore, il profumo delle pigne d'uva nelle tinozze, la schiena curva dei contadini fra le fila. Una giornata speciale, una giornata di festa. Tutti noi l'attendevamo per tutto l'anno, avevamo l'opportunità di partecipare ad un grande evento, almeno i più fortunati perchè il restate di noi veniva confinato con i più giovani ad attendere il proprio momento di gioia. Dalle scale cominciava a scendere il tepore della cucina ed il rumore dell'acciottolio dei piatti nell'acquaio; il pane cuoceva all'interno del forno sprigionando il suo tipico aroma caldo e confortante di ricordi e di campi assolati in estate, il grasso della carne sfrigolava sui tizzoni fioccamene sfavillanti quasi al bordo del camino dove la carne girava lentamente e cominciava ad assumere un colorito bruno come di qualcosa di croccante e prelibato, la verdura risposava silenziosamente nell'acqua e le pentole sbuffavano impazienti. Dalle due finestrelle della stanza riuscivo ad osservare parecchie cose, da un lato la cucina con il vociare delle donne di casa intende a riattizzare il fuoco, lavorare la pasta e cospargere di sale la carne e dall'altra il mio mondo: la campagna, con le sue macchie verdi e dorate, con la terra smossa odorosa di funghi e con il vigneto in cui si affaccendavano gli uomini trasportando carretti, casse, ridendo e controllando che nemmeno un singolo chicco d'uva andasse perso. Una volta mi giunse la voce del Babbo dalla cucina che parlava con voce nostalgica della sua infanzia e del sapore del vino caldo, avvolgente, intenso gli riportava alla mente sua madre, i dolci scuri fatti con il mosto, le estati in cui le vespe rosse nidificavano sugli alberi di mele, il rumore delle castagne che scoppiettavano nella della bucata sulle braci, Come poteva essere tutto ciò racchiuso in un sorso di vino, gli domandavano, e lui rispondeva che il vino era evocativo ed aveva una memoria tutta sua. Cercavo dentro di me i ricordi che la memoria aveva potuto serbare ed ero certo che anche io un giorno sarei stato caoace di evocare simili sensazioni. Poi il trattore smette di far rumore, nella vigna cala il silenzio, il sudore viene asciugato con i fazzoletti, le pigne d'uva risposte nell'angolo a sud della casa e qualcuno si ricorda di me. Dei passi giù per la scala e le mani che mi sfiorano come se fossi un gioiello raro, mi voltano per osservare l'etichetta che mi hanno attribuito e mi liberano da un sottile velo di polvere. I miei ricordi sono pronti. inserito da Saymar

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