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La vie en rose – Olivier Dahan

Creato il 07 agosto 2014 da Maxscorda @MaxScorda

7 agosto 2014 Lascia un commento

La vie en rose
Riflettevo sul fatto che da decenni ci danno a bere fesserie come "sesso droga e rock’n’roll". Ad un certo punto e’ venuto fuori che basta strafarsi di qualcosa, sfasciare qualche camera d’albergo e portarsi a letto piu’ chili di carne possibile per essere tanto dannati quanto ammirati. Ci siamo cascati tutti per carita’, poi con qualche anno in piu’ si fa potente la considerazione che la "great rock’n’ roll swindle" sia la sola verita’ possibile. Ironicamente poi salta fuori che i piu’ grandi dannati della musica del XX secolo, non siano dei capelloni sudati ma gente elegantissima alla Dean Martin o Sinatra o ancora piu’ sorprendentemente, una donnetta neppure cosi’ bella e piuttosto sgraziata quale fu Edith Piaf.
Vita difficile la sua, e lo fu per davvero. Cresciuta tra abbandoni, una nonna tenutaria di un bordello, la cecita’ sfiorata e miracolosamente guarita, una figlia perduta in giovanissima eta’, miseria, delinquenza, scandali e poi uomini, successo ma anche alcool e droga che per dire, da una donna nata nel 1915, non ti aspetteresti.
Il bel film di Dahan racconta di tutto questo o almeno lo riassume perche’ le vicissitudini della Piaf richiederebbero ben altro spazio. 
Qui e’ soltanto sorvolata, sfiorata con grazia e dolcezza, saltando mille amori e soffermandosi soltanto su uno. Persino la morte della figlia e’ relegata a pochi minuti, come un dolore troppo grande per poter essere raccontato.
Il montaggio salta negli anni  ma non confonde, non ci si perde. E’ il futuro ad essere vissuto come il contro-flashback di una Edith a cui fu tolto molto di piu’ di quanto abbia ricevuto e fu una donna che ricevette tantissimo. Alla fine non le rimase nulla e malgrado quel baratro senza ritorno che fu la sua vita, ebbe la forza di rifiutare la stampella dei ricordi, getto’ le vittorie e non si nascose dietro le sconfitte. Si presento’ alla morte cosi’, senza scudi ne’ lance, armata solo della fede in un Dio che chiunque altro avrebbe maledetto ma che invece fu per lei il Dio dei nostri padri, imperscrutabile e crudele all’occorrenza ma unica risposta ad ogni possibile domanda..
Dahn che oltre a dirigere ha scritto la sceneggiatura, non poteva fare miglior scelta e oltre al cinema va applaudito anche per il testo.
Inevitabilmente arriviamo a lei, Marion Cotillard. Piu’ volte ho espresso dubbi sulle sue interpretazioni, se non fortissime perplessita’ ma con "La vie en rose" ho visto una delle piu’ formidabili interpretazioni di tutti i tempi e lo dico in piedi e a voce alta. A occhio credo abbia vinto ogni premio possibile ma andrebbero ugualmente decuplicati per rendere omaggio ad una attrice che e’ riuscita ad annullarsi completamente nel personaggio. Dahn e’ stato un principe alla regia ma cio’ che la Cottilard ha fatto rimarra’ a lungo al primo posto di tante classifiche.
Del resto la Piaf non meritava di meno.
Applausi a scena aperta, semplicemente straordinario.

Scheda IMDB


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