Magazine Attualità

La violenza dello stato cinese

Da Farfalla Legger@ @annamariaa80
Il figlio unico: la violenza dello Stato cinese contro donne e bambini
di Reggie Littlejohn
La famigerata legge viene ogni tanto “aggiustata”, ma non eliminata. E sta creando disastri demografici, mancanza di manodopera, invecchiamento della popolazione, squilibri fra maschi e femmine con tratta delle donne e schiavismo sessuale. Ma il governo non l’abolisce perché con essa si controlla tutta la popolazione. Il Partito mantiene “il potere nelle sue mani versando il sangue di donne e bambini innocenti della Cina”. La testimonianza di Reggie Littlejohn alla Commissione esecutiva sulla Cina del Congresso Usa.
Washington (AsiaNews) - La legge “del figlio unico” - che concede alle coppie di avere un solo figlio (e due solo in casi eccezionali) - vige in Cina da 35 anni. Oltre ad avere tragici effetti sulle famiglie, a causa della violenza con cui essa è applicata – con aborti e sterilizzazioni forzate – la legge sta producendo effetti disastrosi: popolazione sempre più vecchia, riduzione della forza lavoro, squilibrio nel rapporto fra maschi e femmine che produce a sua volta traffici di donne, alti livelli di criminalità e instabilità sociale. Sebbene si faccia molta pubblicità alla notizia che il governo sta “rivedendo” e “rilassando” questa legge, in realtà tale politica e l’enorme burocrazia che la applica rimangono intatte. Non solo, ma tale legge rimarrà molto a lungo perché essa serve a controllare la popolazione e a distruggere ogni dissenso contro il partito al potere. E’ questa l’opinione di Reggie Littlejohn, presidente dell’associazione Women’s rights without frontiers che ieri ha presentato una sua relazione sul tema alla Commissione esecutiva sulla Cina del Congresso americano.  Assieme a lei hanno offerto la loro testimonianza Chai Ling, già leader degli studenti di Tiananmen e ora esule negli Usa, dove lavora nell’associazione  “All girls allowed”, contro gli aborti selettivi sui feti femminili; Chen Guangcheng, già attivista in Cina contro il controllo sulla popolazione e ora esule anche lui negli Usa. Hanno parlato anche il prof. Nicholas Eberstadt, esperto di economia e demografia, e la prof.ssa Valerie M. Hudson, docente di scienze politiche. Ecco la traduzione pressoché integrale della relazione di Reggie Littlejohn (traduzione in italiano di AsiaNews).
 
Mi è stato chiesto di commentare su “L’insistenza della Cina nel mantenere la politica del figlio unico, nonostante le incombenti preoccupazioni demografiche”.
La Cina non sta “facilitando”, “rilasciando” né “abbandonando” la politica del figlio unico, nonostante tante voci.
Di tanto in tanto la Cina compie aggiustamenti a tale politica. Queste minime modifiche sono poi sempre esagerate [dai media]. Ad esempio, col titolo equivoco “La Cina facilita [alleggerisce] la politica del figlio unico”, la Xinhua ha dichiarato che Pechino avrebbe tolto il divieto per un secondo figlio a partire dal 1mo gennaio 2014. Di per sé era già previsto un secondo figlio per genitori entrambi figli unici. Questa minima correzione non ha “facilitato” la politica del figlio unico. L’ha solo aggiustata.
In effetti, in evidente risposta e per frenare le previsioni ultra ottimiste di grande riforma che questo piccolo cambiamento ha suscitato, Xinhua ha subito pubblicato un’altra notizia in cui Wang Pei'an, vicedirettore dell’agenzia nazionale del Family Planning, dichiara che “il numero delle coppie interessate a questa nuova politica non è molto alto”[1].
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Da notare che nell’annuncio del Partito comunista cinese era assente in modo completo ogni menzione di diritti umani. Anche se ora permette ad alcune coppie di avere un secondo figlio, la Cina non ha promesso di bloccare gli aborti, le sterilizzazioni e le contraccezioni forzate. L’attuazione forzata della politica del figlio unico rimane la base. Ammettere in alcune, limitate situazioni una politica dei due figli non farà finire gli aborti e le sterilizzazioni forzate.
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Senza alcun riguardo al numero di bambini permessi, le donne che diventano gravide senza permesso saranno sempre trascinate via dalle loro case, legate a un tavolo operatorio e forzate ad abortire bambini che esse avrebbero voluto.
In più, ammettere una politica dei due figli non farà finire il femminicidio. In effetti, aree in cui già ora si permettono due figli sono colpite in modo speciale dal femminicidio. Secondo uno studio del British Medical Journal del 2009, che riporta dati del censimento nazionale del 2005, in nove province, dove si praticano “seconde nascite” se il primo figlio è una bambina, sono nati 160 maschi su 100 bambine. In due province, Jiangsu e Anhui, per il secondo figlio, vi erano 190 bambini ogni 100 bambine nate. Lo studio afferma che “gli aborti selettivi sono pari al numero di maschi in eccesso”.
In queste circostanze, dire che la Cina ha “allentato” o “facilitato” la politica del figlio unico è completamente ingiustificato[2].  A causa di tale femminicidio, circa 37 milioni di maschi cinesi non potranno mai sposarsi perché le loro future mogli sono state uccise prima ancora di nascere. Questo squilibrio di genere è una forza potente che sostiene il traffico di donne e di schiavi sessuali, non solo in Cina, ma anche nelle nazioni vicine.
Ancora, tutte le ragioni date dal governo cinese per questo aggiustamento sono di tipo economico o demografico: la riduzione della manodopera, il crescente invecchiamento della popolazione, il grave squilibrio di genere. Tale aggiustamento è un tacito riconoscimento che la continuazione della politica del figlio unico porterà a un disastro economico e demografico. In origine, tale politica è stata varata per ragioni economiche. E’ ironico che proprio attraverso questa politica la Cina stia scrivendo la sua sentenza di morte dal punto di vista economico e demografico.
Anche se la Cina abbandonasse ora in modo completo la politica del figlio unico e il controllo sulla popolazione, i demografi temono che sia forse ormai troppo poco e troppo tardi per evitare il disastro demografico che esso ha causato. Come afferma un ricercatore: “Anche se il controllo demografico terminasse oggi, sarebbe troppo tardi per risolvere il rapido invecchiamento della popolazione, la drastica riduzione della forza lavoro e l’enorme buco di fondi per la sicurezza sociale con cui il Paese sta già lottando”[3].
Nonostante le pressioni demografiche per cancellare questa politica, di recente il governo cinese ha negato che nel prossimo futuro attuerà una politica dei due figli[4].
Continuare con la politica del figlio unico non ha alcun senso dal punto di vista demografico. Il problema della popolazione cinese non è di avere troppa gente, ma troppo pochi giovani e troppe poche donne. La limitazione delle nascite non ha più alcuna giustificazione.
Il 25 settembre 2015 la politica del figlio unico compirà 35 anni. Il tasso di fertilità è sceso a circa 1,5 figli per donna, molto al di sotto di 2,1 che è il tasso di ricambio. Questi tassi di crescita sono bassi in modo pericoloso.
In più, le recenti modifiche alla politica del figlio unico non hanno prodotto l’incremento che si sperava nel numero di nascite, dato che le coppie si autolimitano riducendo la grandezza delle famiglie[5]. Allora perché il Partito comunista cinese continua a mantenere la politica del figlio unico?
A mio parere, il Partito comunista cinese non abolirà mai la politica del figlio unico perché il governo sfrutta tale politica per un controllo sociale, mascherandolo come un controllo sulla popolazione. La legge sul figlio unico è stata istituita il 25 settembre 1980in risposta all’esplosione demografica durante l’era di Mao, quando il tasso di fertilità era di 5,9 figli per donna. La politica del figlio unico è iniziata come un mezzo per controllare brutale e distorto la popolazione. Il terrore per gli aborti forzati e le sterilizzazioni involontarie sono state un sottoprodotto.
Ora che tale politica non ha senso demografico, io credo che il fine di essa sia il terrore. In Cina l’aborto forzato continua, terrorizzando donne e uomini[6]. Alcuni di questi aborti forzati sono stati così violenti che talvolta le donne stesse sono morte insieme ai loro piccoli al termine della loro gravidanza[7]. L’aborto forzato è così terribile che le vittime talvolta cadono in malattie mentali e la Cina ha il più alto tasso al mondo di sucidi fra le donne[8].
Anche gli uomini sono terrorizzati. Alcuni sono stati uccisi o mutilati a vita[9]. Altri hanno perso il controllo e hanno ucciso gli impiegati del family planning[10]. Alcuni uomini hanno deciso il suicidio per protestare contro le multe troppo alte imposte dal governo[11]. Lo spirito della Rivoluzione culturale continua a vivere nella politica del family planning, che è stata capace di rubare, intimidire, torturare e uccidere in tranquilla impunità.
Il Partito comunista cinese è un regime brutale e totalitario. Esso presenta molti abusi di diritti umani: detenzione e tortura di avvocati per i diritti umani, attivisti e giornalisti; persecuzione religiosa, esecuzione di prigionieri per il traffico di organi da trapianto. Comunque grandi, questi abusi toccano soltanto una parte della società cinese. La politica del figlio unico è speciale e tocca tutti i cinesi.
La politica del figlio unico crea enorme profitto per il Partito comunista cinese.
Il sistema di tasse e multe nella politica del figlio unico è un’importante fonte di entrate per il Partito comunista cinese. Queste multe sono arbitrarie e applicate senza criteri per tutta la Cina, ma possono essere alte fino a 10 volte il salario annuale di una persona. Davvero poche persone hanno la possibilità di pagare queste “multe del terrore”.  In alcuni casi importanti le multe possono arrivare a milioni di dollari[12]. Si calcola che il Partito comunista abbia incassato almeno 314 milioni di dollari in multe del family planning dal 1980 ad oggi[13]. L’uso di questi soldi non è soggetto a controllo, così essi possono essere usati per ingrossare le tasche degli impiegati del family planning o finanziare altri progetti governativi sul tavolo. Tale sistema (o la mancanza di un sistema) offre un buon incentivo al mantenimento della politica del figlio unico[14].
L’infrastruttura coercitiva legata al figlio unico può essere utilizzata per schiacciare ogni tipo di dissenso.
All’interno della Cina crescono i disordini. Dati interni alle forze dell'ordine cinesi su cosiddetti "incidenti di massa" – una vasta varietà di proteste dai sit-in agli scioperi, a marce e raduni, come pure vere e proprie rivolte – indicano che la Cina ha registrato un deciso, rapido incremento di tali incidenti da 8.700 nel 1993 a circa 60mila nel 2003, a più di 120mila nel 2008[15]. Intanto vi sono almeno un milione di impiegati del family planning[16]. Questo esercito può essere guidato in ogni direzione per schiacciare dissenso di ogni tipo. E’ mai possibile che il Partito comunista tenga questo esercito solo per mantenere il controllo di una piccola scatoletta?
La politica del figlio unico distrugge i legami di fiducia, scoraggiando il dissenso.
Oltre alla polizia ufficiale della family planning, la politica del figlio unico usa un sistema di informatori pagati – “la polizia dell’utero”. Chiunque può informare su donne illegalmente gravide – i suoi vicini, gli amici, i colleghi, gli abitanti dello stesso villaggio che osservano la pancia delle donne per vedere se vi sono gravidanze in atto. Il 15 maggio 2012 io stessa ho testimoniato davanti al Comitato per gli affari esteri (sottocomitato su Africa, salute globale e diritti umani) insieme a Mei Shunping, vittima di cinque aborti forzati. Lei stessa ha descritto il modo in cui la legge sul figlio unico era attuata nella sua fabbrica: “Se qualche operaia violava le regole, tutti sarebbero stati puniti. Gli operai si controllavano l’un l’altro”; le donne si informavano l’una dell’altra. Ovviamente, l’amicizia veniva distrutta[17].
In più, se una donna con una gravidanza illegale cerca di sfuggire a un aborto forzato, i membri della sua famiglia possono essere detenuti e torturati[18]. Ciò crea un enorme pressione sulle donne perché si arrendano ad abortire. Il sistema degli informatori pagati, la persecuzione delle famiglie e dei vicini rompono i legami naturali di amore e fiducia nella società cinese.  La gente sente che non c’è nessuno di cui ci si possa fidare.
Non è forse che il Partito comunista cinese stia sfruttando questa rottura dei legami per dividere e imperare? Se la gente non si fida di nessuno, non ci si può organizzare per la democrazia.
Conclusione
A mio parere, il Partito comunista cinese non abbandonerà il controllo coercitivo della popolazione perché: 1) gli permette di esercitare un controllo sociale con il terrore; 2) è un centro di alti profitti; 3) provvede a strutture coercitive che possono essere usate per distruggere ogni dissenso; 4) rompe i rapporti di fiducia, così che la gente non può organizzarsi per alcun cambiamento. Penso che il Partito comunista stia mantenendo il potere nelle sue mani versando il sangue di donne e bambini innocenti della Cina.
La politica del figlio unico è l’esperimento sociale più vasto e disastroso nella storia del mondo. Attraverso di essa, il Partito comunista cinese si vanta di aver “prevenuto” 400 milioni di nascite. Questo è divenuto il segno distintivo dei regimi comunisti: l’uccisione dei suoi stessi cittadini in tempo di pace. Ora la Cina è di fronte al disastro demografico. Ironicamente, il Partito comunista cinese ha istituito la politica del figlio unico per ragioni economiche, e ora, mediante questo stesso strumento ha firmato la sua sentenza di morte economica.
Raccomandazioni
Chiediamo che il governo degli Stati Uniti urga il governo cinese a:

  • abolire la politica del figlio unico e tutte le forme coercitive di controllo della popolazione;

  • offrire incentivi per coppie che hanno bambine[19];

  • offrire pensioni a coppie che non hanno figli maschi, assicurandosi che i genitori di bambine non divengano poveri nella loro vecchiaia;

  • abolire il sistema dell’hukou [residenza obbligatori per i contadini e migranti-ndr], così che tutti i bambini possano avere accesso a cure mediche ed educazione.


In più, chiediamo con rispetto che il governo Usa:

  • stabilisca principi di responsabilità sociali di impresa per assicurarsi che le compagnie Usa non permettano misure di controllo coercitivo della popolazione contro i loro impiegati;

  • non finanzi il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa), a meno che e fino a che l’Unfpa non smetta di sostenere e partecipare all’organizzazione di programmi di aborti forzati o sterilizzazioni non volontarie in Cina, in violazione all’emendamento Kemp-Kasten del 1985.


 http://www.asianews.it/notizie-it/Il-figlio-unico:-la-violenza-dello-Stato-cinese-contro-donne-e-bambini-34131.html

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