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Lavorare con la mente: la CONCENTRAZIONE

Creato il 06 aprile 2010 da Ekis Sport Coaching @Ekis_srl

Lavorare con la mente: la CONCENTRAZIONEDevo dire che questo argomento mi è sempre stato particolarmente a cuore, soprattutto nel periodo più intenso di attività agonistica.

Mi rivolgo in particolare agli atleti ma anche a tutti coloro che almeno una volta hanno detto o sentito dire “oggi quel giocatore non c’è con la testa, è distratto, non è concentrato” e vi rivolgo le domande che spesso mi sono posta io: “Cosa significa non c’è con la testa? Da cosa si deduce questo? E soprattutto, come si fa a rimanere li con la testa?”.

Sto volutamente usando un gergo molto comune in ambito sportivo che credo sia riconducibile a diversi aspetti, tra i quali, la concentrazione.

Nello sport la concentrazione è un fattore molto importante in quanto permette all’atleta di richiamare ed utilizzare tutte le risorse di cui dispone per ottenere performance di alto livello.

Da questo punto di vista, ogni sport è diverso dagli altri, per durata, per condizioni esterne, per intensità e altro ed è quindi ragionevole pensare che la concentrazione debba essere allenata in modo diverso, dal pre-gara fino al termine della prestazione.

La concentrazione è la capacità di fissare l’attenzione su un dato specifico, è la capacità di selezionare gli stimoli e mettere in atto risposte appropriate.

Questo significa che un atleta concentrato sarà in grado di leggere le situazioni che si presentano in minor tempo e sarà più facilmente in grado di produrre risposte ottimali.

Ma allora cosa succede nelle “giornate no”?

Succede che la mente non allenata a mantenere la concentrazione può essere più facilmente distratta da quanto succede intorno piuttosto che essere focalizzata su quanto è utile alla prestazione.

Allora il pubblico, la musica o rumori, le condizione atmosferiche, la temperatura, l’attrezzatura che si utilizza, l’illuminazione, il campo e tutta una serie quasi infinita di fattori diventano “rivali” e assumono quasi più importanza dell’avversario.

Inoltre molti di questi fattori diventano poi una scusa per giustificare prestazioni scadenti.

Non è corretto negare l’esistenza di fattori esterni o condizioni non ottimali, che esistono in ogni sport e si presentano ogni volta in misura maggiore o minore, ma questi fattori possono diventare “alleati” invece che rivali e giocare per noi.

Allora occorre allenare la mente a selezionare quello che ci è utile ed eliminare o ridurre al minimo quello che non ci è utile.

Quando il processo per direzionare l’attenzione diventa molto rapido, non c’è bisogno e non è nemmeno sempre necessario mantenere alti livelli di concentrazione per lungo tempo, la mente imparerà a riconoscere i momenti in cui è indispensabile essere super focalizzati ed entrerà velocemente in quello stato.

Facciamo un esempio pratico preso dalla pallavolo:

Immaginiamo che il “centrale” sia in attesa di spostarsi a muro (il giocatore centrale deve murare su tutta la rete e quindi deve essere in grado di scegliere rapidamente dove spostarsi per non arrivare in ritardo sull’attacco). Su cosa deve concentrarsi per rendere il più rapida possibile la scelta? Evidentemente non sul pubblico, né sulle luci e tantomeno sulle sue compagne di squadra. Poniamo che per decidere il centrale abbia bisogno di leggere velocemente cosa fa il palleggiatore avversario. Allora l’esercizio che consiglio di fare è questo:

  • Da una attenzione diffusa, passiamo gradualmente ad una attenzione selettiva
  • Ad ogni step facciamo uno zoom su un dettaglio sempre più piccolo
  • Al primo step vediamo il pubblico, il campo, tutte le giocatrici, l’arbitro, ecc.
  • Al secondo step vediamo solo il campo e tutto quello che è all’interno
  • Al terzo restringeremo ancora lo zoom sul palleggiatore escludendo il resto
  • Poi ancora del palleggiatore ci concentriamo sulla parte alta del corpo, busto e braccia
  • A questo punto, osserviamo questo ultimo zoom e cerchiamo di cogliere tutti i dettagli possibili (posizione delle braccia, inclinazione del busto, posizione delle mani rispetto alla testa, ecc.
  • In questa prima fase di esercizio è importante abituarsi a cogliere anche dettagli che non ci saranno del tutto utili, serve per allenare la mente a riconoscere velocemente i micro cambiamenti
  • Poi ci si concentrerà solo su quelli che ci sono utili ad interpretare quello che succede
  • Questo esercizio va ripetuto più volte, passando dalla visione globale della scena e scendendo attraverso i vari zoom, cercando di scorgere ogni volta nuovi dettagli. Ogni volta che ripetiamo questo processo, la mente diventa più veloce a farlo fino a rendere automatico il passaggio diretto tra la visione d’insieme e il micro dettaglio del palleggiatore.

BUON LAVORO!

Ricordate che, così come gli aspetti tecnici e atletici, anche gli aspetti mentali si possono migliorare in modo considerevole. Per fare questo l’unico requisito indispensabile è la costanza nell’allenamento. Il lavoro del Coach è quello di affiancare e monitorare le fasi dell’allenamento mentale fino a quando non si consolidano processi automatici.

Lavorare con la mente: la CONCENTRAZIONE
Di Sara Gatti


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