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Lazio – Milan 1-1

Creato il 22 settembre 2010 da Gianclint

Lazio – Milan 1-1Nel primo turno infrasettimanale del massimo campionato di calcio, quarta giornata, si ricordano volentieri un sombrero di Floccari sui resti di Gennaro Gattuso – ormai fine tiratore di capelli più che il mediano che mezza Italia ci invidia – e un’aquila che svolazza per lo Stadio Olimpico di Roma all’inizio del match.

Il resto è dimenticabile o meglio fotocopiabile. In questi tre anni la qualità delle partite in casa rossonera è scesa in maniera irreversibile. Caratteristica unanime è l’omologazione delle situazioni e la totale mancanza di diversicazione delle stesse: il motivo non è difficile da immaginare. In fondo sono sempre e solo gli stessi interpreti {dal 2001 al 2010}.

Ambiente chiuso, ristretto, che si manda a fanculo in campo quasi per inerzia. Veramente notevoli le esternazioni del Mister in panchina durante la seconda frazione di gioco: “stanno giocando con il culo” e “Gattuso è morto” sono frasi dette spesso dal tifoso che ha esaurito ogni scorta di bile immaginabile.

Quello che cambia da quest’anno è il terminale. Una figurina per la quale ha senso l’anticalcio per eccellenza: in cinque secondi vi risolvo io la partita. Non importa se lo spettacolo offerto sia di livello osceno.

Mentre l’Inter di Rafa Benitez comincia a salutare la compagnia, il Milan del Conte Max esce dall’Olimpico con un pareggio per 1-1 contro la Lazio. Al 66′ Ibrahimovic, lanciato da Seedorf, scatta in posizione regolare, evita Muslera in uscita e insacca di punta a porta vuota. La Lazio trova il pari all’81′ con una deviazione da due passi di Floccari, imbeccato da una bella giocata di Hernanes sulla sinistra che approfitta della leggera fase difensiva di Boateng e di un Abate affossato dai crampi. Clamoroso l’atteggiamento di questa squadra che non si smentisce mai: ne prima ne dopo essere passata in vantaggio. Quasi come se i 3 punti in saccoccia siano una cosa scontata per il nome che si porta sulla maglia.

Boateng si conferma,  Thiago Silva abbatte una rotula fra le maglie degli aquilotti laziali nel tentativo di segnare un gollazzo mostruoso da fuori area sugli sviluppi di un corner, Abbiati si riscatta dopo un avvio sottotono, fa piacere rivedere un buon Abate e la riapparizione di Mathieu Flamini sul manto verde {soprattutto vista la fatica di Gennarino a raggiungere l’avversario correndo: ormai le punta delle dita arrivano dove il nostro ex guerriero Maori non può più}.  Zambrokko, addirittura, si vede negare l’1-2 dalla traversa della porta difesa da Muslera. Succede tutto in dieci minuti: nel primo tempo si è potuto gustare {a chi piace} Hernanes in HD e poco nulla. I tre attaccanti del Milan provano a confondere le idee alla retroguardia scambiandosi le posizioni, ma le palle perse e la scarsa produzione di palle goal concrete fanno trascorrere 45 minuti con la biochetasi iniettata in vena. La perla di Fancazzo – solo davanti al portiere, la passo al fantasma di Alberto Sordi *dinanzi al quale mi inchino* – è talmente bella che non pare esser vera.

Nella ripresa va un ciccinino meglio per un calo fisico della stessa Lazio e non solo. Gli sfoghi del Conte Max – non traducibili in termini di cambi, ma riportati da Alessandro Alciato, inviato per Skysport a bordocampo – devono avere originato crepe negli spogliatoi dell’Olympic Stadium della Capitale. E, allora, ecco che si accenna ad un pò di pressing. Dias e Radu arrivano su ogni pallone e l’organizzazione laziale eregge un muro che la cometa – il passaggio in verticale di Clarence Seedorf – abbatte parzialmente per permettere ad Ibrahimovic di firmare la prima realizzazione svedese in campionato con la maglia rougenoir. Con la punta del naso… ops della scarpa.

Flamini rileva Gattuso. Reja invece aspetta, poi toglie Foggia per Rocchi e Mauri per Zarate: urge il tridente che risponde presente al 36esimo e rischia di infilare il 2-1 successivamente con Rocchi.  I coglioni della Lazio vengono premiati dalla traversa che nega il goal ad un membro delle gloriose pipps e da Radu che, dopo un’azione Dinho-Binho, impedisce a Prince di coronare una grande prestazione con la gioia della “prima” volta…

Le emozioni sul finire del match finiscono lasciando la formazione di Massimiliano Allegri a – 5 punti dalla capolista e con un gioco che non esiste.

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