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Le Cefeidi tra calcolo e poesia

Creato il 29 agosto 2014 da Cultura Salentina

Le Cefeidi tra calcolo e poesia

29 agosto 2014 di Dino Licci

palacia

Stefano Cacciatore: Palacia

Per capire meglio alcune caratteristiche del nostro cervello e la differenza che esiste tra uno scienziato e un poeta, potremmo avvalerci di un esempio concreto e molto suggestivo.

Se in una notte serena un poeta si mette ad osservare il cielo stellato, il suo emisfero di destra si metterà subito in moto, un’emozione profonda lo pervaderà tutto, mentre questi puntini luminosi che pulsano come lucciole, gli appariranno come messaggi d’amore  o come un divino concerto che abbraccia l’Universo intero. Anch’io a volte vengo preso da questa smania d’amore e, con lo sguardo rivolto al cielo,  lascio correre la mia fantasia e sogno i cieli immensi pervasi d’amore e di  mistero:

Stelle

Ancora a rimirarvi, eterne stelle,
sento l’angoscia avita ed il timore
di non aver sapienza di mia vita
e trema l’arto e batte forte il cuore!

Tanti miliardi d’anni che girate
ognuna per suo conto e tutt’assieme,
bruciate per fusione lentamente
e prima ancor che cosa era?il niente?

Chi ha innescato il processo,chi l’autore?
Trimurti, Belzebù, Nostro Signore?
Io lentamente  m’avvicino al come
ma sul perché s’infrange ogni sudore!

Eppure studio e scruto e scruto e scruto
e mai s’appaga invero quell’ardore
che mi vuole, già insonne, a meditare
cercare nuove tesi e poi ” poetare”.

Con l’espediente della rima in versi
magari accompagnato dal pennello,
ritorno sulla terra…..cercatore
d’una parola bella o d’un colore!

poi viene il giorno molto lentamente:
dapprima spegne Orione e Cassiopea,
poi di voi tutte non rimane niente
vostra sorella,il Sole,non vi vuole!

E il giorno spegne pure il mio cervello,
quello di destra ch’è fatto d’astrazione
parte il sinistro appena si risveglia
con la solita lotta ed il sudore!

Così conduco in porto la mia vita
mescolando le angosce materiali
con quello dello spirto più remote
ma ben profonde, nel mio cuore immote!

 

Ma, appena si ridesta il mio cervello di sinistra, le lucciole ridiventano  immensi ammassi di gas dove la fusione nucleare brucia quantità enormi di idrogeno, elio, carbonio, le costellazioni  mi appaiono come una grande illusione ottica dove la fantasia degli antichi astrologi, ha messo insieme stelle distanti tra loro milioni di anni luce e mi chiedo:

come  hanno fatto gli scienziati a calcolare le distanze delle stelle, delle galassie e il momento della nascita dell’Universo?

Non mi so dare pace finché non capisco il meccanismo che è alla base della moderna astronomia ed ora voglio raccontarlo a voi.

Il merito di queste ricerche non va solo agli scienziati ma soprattutto alla natura che ha voluto fornirci i mezzi per poterci orientare nel gran mare stellato. Proprio come i marinai possono orientarci con la luce intermittente dei fari (ci sono fari che pulsano 2 volte al minuto, altri 4 e così via), cosi gli astronomi dispongono di fari naturali, le Cefeidi per esempio o le supernove  che pulsano con la regolarità di un metronomo.

Il tempo che passa tra un istante e l’altro di massima luminosità è detto “periodo”. Esso  è  sempre costante pur variando  da stella a stella: più lungo è il periodo, maggiore è la luminosità della Cefeide, che prenderà così il nome di “candela standard”. Ma questo non basterebbe a determinare la distanza, se non disponessimo di una punto di riferimento certo: la luminosità assoluta di una candela standard. Bisognerà quindi prima calcolare la luminosità di una cefeide vicina col metodo della “parallasse stellare”.  Non sapete cos’è? Cercherò di spiegarvelo io: Provate ad  osservate il vostro pollice teso tenendo chiuso prima  un occhio e poi l’altro e vi accorgerete che pur rimanendo fermo il pollice, vi sembrerà che si sia spostato rispetto agli oggetti vicini e tanto più quanto più  avrete tenuto il pollice vicino al vostro viso. Avrete così dimostrato l’effetto della parallasse, cioè lo spostamento apparente  di un oggetto rispetto ad altri più distanti quando viene osservato da punti diversi ( come succede coi nostri occhi, fra i quali esiste una certa distanza). Ora, dato che la terra, nella sua orbita intorno al Sole si muove permettendoci di osservare le stelle più vicine da punti diversi,  con una semplice formula matematica che ognuno di voi può cercare se vuole approfondire, si può risalire alla distanza della stella osservata, sempre che non sia molto lontana. Questa diventerà una “candela standard” , che ci consentirà di misurare la distanza dei corpi celesti più lontani. Tutto ciò può apparire complicato ma proprio così Hubble  riuscì a farci capire quanto grande sia il nostro Universo. Prima di lui credevamo che tutto fosse racchiuso nella nostra galassia, la via lattea, solo ( si fa per dire) 200 miliardi di stelle. Oggi sappiamo che esistono circa 200 miliardi di altre galassie, ognuna col suo brillante corredo di corpi celesti!

E fra tanti miliardi di astri ardenti, gira la nostra piccola terra  col suo cielo azzurro, i suoi monti i suoi mari e, sulla terra, miliardi di piccoli uomini, miliardi di  piccoli cervelli, ognuno dei quali contiene in sé l’idea stessa dell’Universo intero!


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