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Le corps en Islam

Creato il 10 novembre 2010 da Jolandaguardi

Le corps en Islam

M. Chebel, Le corps en Islam, PUF, Paris 1994.

Per analizzare la concezione e la percezione del corpo nell’Islam, è necessario risalire alla creazione dell’essere umano. Il Corano ci informa che questi è stato creato da tìn (terra) e anche da una unica nafs, Ma per conoscere i dettagli della creazione di Adamo dobbiamo far riferimento ad altre opere, come a esempio, le qisas al-anbiya’, piuttosto che le “storie” compilate successivamente per spiegare il testo.

Queste ci raccontano che corpo di Adamo è formato a partire da tìn, presa da sette terre. Poi gli vengono dati i cinque sensi e si costituisce il sistema nervoso. L’entrata dello spirito (rùh) avviene gradualmente, cominciando dal sinciput per procedere fino agli occhi. Quando ciò avviene Adamo li apre e guarda il suo corpo (badan) fatto di terra.

Il corpo, dunque, è composto di una parte materiale e di una spirituale. Il corpo è: giasad, il corpo animato con rùhgism, il corpo come sostanza, corpo esteriore; badan, il corpo che occupa uno spazio, voluminoso.

L’opposizione è fra giasad e rùh; giasad e nafs vengono piuttosto percepiti come complementari in opposizione a rùh. Del resto, nel Corano, l’uomo e la donna sono creati a partire da una stessa nafs, non dallo stesso corpo come in altre tradizioni.

Nafs è l’animo passionale, quello che da vita – nel senso di vitalità – al corpo cui si oppone il ‘aql, il raziocinio, l’uso del quale conduce alla maggiore età. La nafs (e il temine non è certo casualmente femminile) prima di essere unita al corpo è estranea al mondo materiale e si trova in uno stato di purità (fitra). Una volta “immessa” nel corpo si corrompe e deve quindi progredire verso la purificazione. Da qui nascono le norme, per smorzare la tensione presente fra giasad e nafs, per poterla controllare. Il corpo altro non è che un semplice ricettacolo nel quale agiscono questi elementi; consente all’anima di progredire nel suo cammino verso Dio.

Il corpo, ricettacolo o tomba, non è mai assente, né passivo. Nasce una politica del corpo: per domare la nafs bisogna passare dal giasad/corpo in un modo o nell’altro. Il corpo diventa così vettore d’espressione del sacro.

Ovviamente il modello da seguire è quello del corpo del Profeta, che diventa un corpo sociale e politico e aiuta a dominare la nafs, quel corpo capace del meglio e del peggio. La salàt, a esempio, è essenzialmente “ corpo” e così il digiuno o il hajj, individuale e collettivo.

Da questa tensione nascono i concetti di puro/impuro, lecito/illecito, che andranno a informare le pratiche alimentari, quelle sessuali; che incideranno sui tabù (sangue), il mestruo, il parto.

L’impurità è, infatti, il disordine del mondo (fitna) che conviene ristabilire per mezzo di leggi e norme, di una ritualità nella quale il corpo non solo è il mezzo ma è anche il fine della fede.

Se fino al XIX secolo questo rapporto fra sacro e profano è “saldo”, dal XIX secolo in poi la separazione tra ‘carnale’ e ‘spirituale si farà sempre più marcata.

Ciascuno deve ormai reinventare il modo di dominare il proprio corpo e affermare i propri valori, detti musulmani, di cui si percepisce che sono minacciati o di difficile definizione.

Chebel scandisce la percezione del corpo nell’Islàm in cinque fasi in questo suo bel libro recentemente riedito.

 


Tagged: antropologia e islam, corpo e norma, corpo in islam, Islam, malek chebel

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