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Le cose belle

Creato il 23 giugno 2014 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

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Anno: 2013

Distribuzione:  Cinecittà Luce 

Durata: 88′

Genere: Documentario

Nazionalità: Italia

Regia: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno

Data di uscita: 26 Giugno 2014

Documentario di tensione etnografica, che si fregia di uno sguardo senza giudizio né intervento, intenzione che gli autori (Ferrente e Piperno) sconfessano al principio della conferenza stampa. Due fasi di ripresa, a 10 anni di distanza. La prima finanziata e trasmessa dalla RAI (Intervista con mia madre, Rai3), la seconda una decade dopo, autoprodotta per la maggior parte con un contributo minimo della Film commission Campania. Opera che gira da qualche anno nei festival con montaggi diversi, vincendo una selva di premi, oggi trova con l’istituto LUCE una distribuzione definitiva di 88 minuti.

Tutto ciò per introdurre il lettore ad un oggetto prezioso, organico sia nella sua forma, che oggi si raggela per la distribuzione, che nel materiale filmato che è il prodotto di una apertura di diaframma lunga 10 anni.

Le vite di 4 persone: Enzo, Fabio, Silvana, Adele a Napoli, 1999. Prima bambini poi alla soglia dell’età adulta. Il montaggio tenta poche risonanze fra il passato ed il presente (passato), la scelta del materiale evita irriducibilmente un esame sociologico, di contesto.

Si apre sul volto di Enzo davanti al microfono in sala di registrazione davanti ad uno sfondo nero, lì per registrare “Passione”, canzone popolare napoletana, che ritornerà più volte cantata da Enzo durante lo svolgersi della vicenda. Il ticchettio del metronomo ed una voce dalla cabina di regia che lo esorta con voce rassicurante a provare con le cuffie. Una inquadratura lunga dove il volto di Enzo sembra deformato dalla durata scandita del metronomo. Dal primo minuto è tematizzato il tempo che scorre, che qua vive internamente in un’occasione profilmica (si dovrebbe dire afilmica). Successivamente i ragazzi di età differente si presentano di fronte alla macchina da presa, condividono con quella miscela di testimonianza e messa in scena tipica dell’infanzia le proprie ambizioni, autodeterminate o condizionate, si contendono la camera, che finisce a volte nelle loro mani, diventano voce fuoricampo. I minuti scelti dagli autori sono affettivamente intensi, a volte tengono ciò che normalmente fa ridere in un set coi bambini: le loro ambizioni e sicurezze, l’imitazione del linguaggio degli adulti, i fuori campo propedeutici di un set che non si dichiara come tale.

10 anni dopo. Il metodo di ripresa è diverso, o almeno gli autori scelgono materiale diverso.

La camera è sempre nelle mani dei professionisti, in macchina non si guarda, non la si interpella, i protagonisti sono seguiti ora, per 3 anni. Inseguiti nel loro mettere ordine alle proprie esistenze, dignitosamente, sono tutti alle soglie di una nuova fase, quella che veniva già dagli autori suggerita nelle interviste di 10 anni prima (cosa vorreste fare da grandi?). Qualche conto torna, Adele balla ancora, Silvana si barcamena ancora in una famiglia che da spettatori è difficile accettare nei valori, qualcuno no, Fabio ha perso l’entusiasmo della prima parte ed Enzo non canta più. Si lavora tanto e c’è poco tempo. Commercio porta a porta piramidale per Enzo e Fabio, un doppio lavoro per Agnese, Silvana va trovare in carcere il fratello e porta la madre in ospedale. Tanta musica neomelodica.

Ciò che fa la differenza è l’intensità che ha un inquadratura così prolungata, affettiva, la profondità di tempo che solo il materiale documentario riesce a trasmettere.

Metz parlava di lettura documentarizzante per cercare un antidoto ad un dibattito fra gli specifici fra fiction e nonfiction spesso paludoso (messa in scena, tecniche della fiction, montaggio e selezione dell’autore del come inquadrare). È lo spettatore a decidere di leggere un opera che nelle intenzioni etiche degli autori è documentaria. È un patto di rispetto della realtà filmata, del materiale per l’autore a sorreggere insieme allo spettatore lo statuto di realtà del film.

 La conferenza stampa si apre con un lungo applauso commosso dei critici in sala, ma dopo la presentazione del produttore e gli autori alla domanda se ci sono domande cade un silenzio simile a quello di Enzo davanti al microfono al principio del film. E se ci stessero filmando? Se questo tempo venisse conservato.

Gianluca Bonanno


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