Magazine Cultura

Le cose morte

Creato il 04 febbraio 2015 da Francosenia

new

Le nuove relazioni sociali non possono essere create dalle nuove tecnologie
- Intervista di IHU On-Line a Robert Kurz, del 24 ottobre 2005  -

IHU On-Line: Come possono contribuire le nuove tecnologie al servizio di opere collettive, il copyleft e la vita online, a costruire un'utopia nella forma da te intesa?

Robert Kurz: Su questo tema, ho paura che ci siano dei grossi malintesi. In primo luogo, non si tratta di una "utopia". Le utopie sono sempre modelli astratti che devono essere concretizzati, ma un rivolgimento sociale è qualcosa di ben diverso. Il punto di partenza non è un modello positivo, bensì la "forza della negazione". A partire dall'analisi delle contraddizioni reali, e dalla critica ad essa relazionata, si può formare un movimento sociale che si coniughi in un processo pratico di diffusione [Umwälzung]. La teoria critica può sviluppare dei criteri a tal fine. Il risultato, però, non è garantito a priori come avviene per un modello, e quindi un pensiero realmente trascendente non può essere utopico. Il mondo capitalista che noi critichiamo non è, esso stesso, il risultato della concretizzazione di un modelli, ma è il risultato di un processo storico di intermediazioni complesse. Per poter uscire da questo mondo, è necessaria una "contro-mediazione" ugualmente complessa, un processo storico di trasformazione. Qui è dove fallisce un pensare per modelli positivi. In secondo luogo, nuove relazioni sociali non possono essere create da nuove tecnologie. Le nuove tecnologie della microelettronica ci portano in maniera immanente ai limiti del capitalismo, in quanto rendono il lavoro ampiamente superfluo, rendendo impossibile, in tal modo, l'ulteriore espansione del plusvalore. Sono tecnologie di crisi. Tuttavia, con questo, non si avvera nessun automatismo tecnologico, visto come postulato di un'altra società, ma solamente la crisi della società vigente. L'emancipazione sociale non può orientarsi sulle tecnologie, poiché questo significherebbe continuare la cosificazione capitalistica. Si tratta invece di liberare le relazioni sociali dalla loro sottomissione alle cose morte e renderle sovrane nei confronti della tecnologia.

IHU On-Line: Qual è la relazione fra il "lavoro astratto" nella visione di Marx ed il lavoro immateriale attuale?

Robert Kurz: Il "lavoro astratto" in Marx, non è immateriale. Il concetto designa innanzitutto l'indifferenza riguardo al contenuto, poiché esso è guidato unicamente dal proprio fine irrazionale di utilizzo del capitale attraverso la reversibilità di un "soggetto automatico" (Marx) su sé stesso. Pertanto, il lavoro è un fine in sé stesso, che consiste precisamente nel "dispendio di nervi, muscoli, cervello" (Marx). Quest'astrazione è quindi reale, totalmente materiale. La riduzione sociale del processo di produzione a consumo astratto di energia umana per sé stessa, non tiene conto né del contenuto né delle necessità. Soltanto per mezzo di questa riduzione dell'energia umana astratta a materialità, il "lavoro astratto" può diventare "sostanza del capitale" (Marx). La terza rivoluzione industriale della microelettronica non rende immateriale il "lavoro astratto", ma lo rende superfluo. I settori più avanzati della tecnologia informatica, dei media, analitici-simbolici, ecc. non sono in grado di mobilitare nuove masse di "lavoro astratto". Il risultato è non solo la crisi occupazionale del capitale, ma è anche la crisi del concetto positivo marxista di lavoro. La tradizionale "ontologia del lavoro" marxista dev'essere criticata radicalmente.  Antonio Negri e Michael Hardt hanno solamente creato il non-concetto di "lavoro immateriale" per eludere questa critica necessaria, e salvare così la vecchia "ontologia del lavoro". Anche nell'ideologia del software libero, questo nuovo concetto di "lavoro immateriale" viene usato come pretesa nuova base della vecchia ontologia, invece di criticare la stessa astrazione reale del "lavoro" in quanto forma capitalistica di riproduzione.

IHU On-Line: Le nuove tecnologie richiedono lavoro collettivo condiviso, il general intellect di Marx, ma, nel sistema capitalista privato ed individualista, sembra molto difficile realizzarlo. Esiste una contraddizione tra il sistema in cui viviamo e la la necessità di socializzazione richiesta dalle nuove tecnologie? Come può essere risolta tale contraddizione?

Robert Kurz: Il concetto di general intellect in Marx, non riguarda una forma immediata di organizzazione, ma una modifica della relazione universale fra scienza e produzione: gli uomini vanno progredendo a prescindere e prima del processo di produzione. E' proprio questo la crisi del "lavoro astratto" e, di conseguenza, della forma del valore e del denaro. Marx vuole superare l'individuo astratto del capitalismo, che si relaziona con gli altri individui solo per mezzo dell'astrazione del denaro. Per Marx, però, non si tratta della negazione ma. al contrario, della liberazione dell'individualità di questa forma astratta. Marx non sostituisce all'individualismo astratto un collettivismo altrettanto astratto. "Socializzazione" significa un "individuo socialmente libero", e non un "apatico collettivo coagente". Un collettivismo mediato solo tecnologicamente è sempre coagente. Storicamente, il collettivismo non è stato il superamento dell'individualità capitalista astratta, ma il modo in cui si è imposta nelle dittature della "modernizzazione retroattiva" nella periferia del mercato mondiale. Un collettivismo elettronico ampiamente anonimo è una rappresentazione terribile, l'opposto di un'emancipazione sociale ed una semplice proroga del "lavoro astratto". Non per niente, gli Internet-freaks, che promuovono una simile rappresentazione, sono, in generale, uomini giovani, poiché la genesi storia del "lavoro astratto" ha una connotazione strutturalmente maschile, legata al sorgere del patriarcato moderno. Inoltre, tale rappresentazione di una produzione immediatamente collettiva, apparentemente richiesta dalle nuove tecnologie, vive del fatto che il carattere specifico del software viene unilateralmente assolutizzato e assunto come modello per tutti gli altri oggetti. E questo è impossibile, non si possono creare oggetti delle necessità materiali, o prodotti culturali (per esempio, testi teorici o letterari), secondo lo schema di modellazione del software.

IHU On-Line: Le opere costruite collettivamente, come, per esempio, Wikipedia, rinunciano ai diritti d'autore. Quale senso e quale potere, il capitalismo attribuisce a tali diritti d'autore nei diversi campi del sapere e della produzione? In che senso essi sono una forma di potere?

Robert Kurz: Nella modernità, la forma universale del diritto è la forma giuridica della proprietà privata, ma questa forma è solo l'espressione giuridica delle relazioni capitalistiche di produzione, le quali si basano sul "lavoro astratto". L'illusione del marxismo tradizionale, consisteva nel voler sospendere solo esteriormente la forma giuridica della proprietà privata, in quanto ne ontologizzava la base di "lavoro astratto". Questo significa "voler domare il cavallo afferrandolo per la coda". Solo per mezzo del superamento del "lavoro astratto" stesso, la forma giuridica perde la sua base. Il procedimento inverso, invece, può portare solo ad un apparato burocratico astratto del non-superato "lavoro astratto". L'ideologia del software libero elude il problema, perché rimane limitata ad Internet e non possiede assolutamente un concetto critico della riproduzione sociale globale. Tuttavia, anche nel caso di Wikipedia, non è assolutamente possibile che ciascuno inserisca "liberamente" le sue opere. C'è un codice ed un controllo non trasparente di accesso. Un altro problema è lo status dei produttori individuali. Essi hanno bisogno di vendere i loro prodotti ad imprese come Microsoft e Bertelsman, per poter vivere. Questa dipendenza, però, può essere superata solo con una torsione dei rapporti sociali di produzione, e non attraverso una "rinuncia ai diritti d'autore" isolata ed esteriore. L'ideologia del software libero, che nel frattempo è stata ampliata per mezzo di testi teorici e letterari, è meno rivolta contro le imprese di quanto, in primo luogo, non sia rivolta contro i propri produttori. Chi rinuncia ai suoi "diritti d'autore" attua a livello meramente amatoriale ed ottiene il denaro da altre fonti, dal momento che, in caso contrario, non potrebbe vivere nel capitalismo. Nascondere questo è sleale.

IHU On-Line: Che tipo di concezione della società, e del lavoro, c'è dietro un lavoro collettivo "senza diritto d'autore" - di cui ci si può appropriare e che si può modificare a piacimento - quando avviene senza l'intermediazione del denaro?

Robert Kurz: Si tratta di un utopismo neo-piccolo-borghese, che si limita alla sfera della circolazione. Quello che qui viene definito come "produzione", non è niente di più che un prolungamento della circolazione e del consumo. Internet è essenzialmente un mezzo di circolazione. Pertanto, quest'utopismo inoltre supererà il denaro in maniera meramente circolante, come un "dare e avere" senza costi e senza controlli, in quanto il "lavoro" viene assunto come un'illusione, invece di criticarlo. Il propagandato carattere "immateriale" si riferisce ad un possesso meramente combinatorio di moduli prefabbricati. Giacché le condizioni sociali del capitalismo continuano ad essere presupposte, possiamo solo essere soggetti di concorrenza che esercitano il preteso "libero impossessarsi". La "disponibilità astratta" di testi e di altri prodotti, separata dal contenuto della "appropriazione", è solo il prolungamento del formalismo giuridicamente vuoo, ma senza "diritti d'autore" individuali. I produttori intellettuali sono trasformati in selvaggina libera di essere cacciata; ogni "gallo" concorrente può copiare senza timore, e presentare i prodotti come suoi. La crisi del "lavoro astratto" è anche una crisi dell'identità maschile; perciò quest'ideologia si rivolge alla fine contro gli autori, i quali devono essere intellettualmente spogliati da uomini precarizzati. Questa non è emancipazione, ma mancanza di vergogna. Allo stesso tempo, è una domanda formalizzata di potere. La forza repressiva delle imprese viene solo sostituita dal potere, ugualmente repressivo, di un collettivo coagente di soggetti concorrenti non più oppressi. Non si dà cambiamento emancipatore per mezzo di un principio universale formale ed astratto. Un'altra cosa sarebbe una libera associazione di individui, che si uniscono in un'associazione, nella quale devono essere eliminate determinate regole capitalistiche (per esempio, il libero utilizzo delle risorse di una biblioteca amministrata collettivamente). Tali elementi di una controcultura concreta, tuttavia, non hanno nulla a che vedere con un formalismo astratto, qual è il principio del copyleft.

IHU On-Line: In che modo le nuove tecnologie possono contribuire a che il lavoro sia inclusivo, e non continui a crescere la disoccupazione?

Robert Kurz: "Lavoro", come concetto astratto, senza contenuto, in sé stesso non ha senso, è un fine capitalista autonomo. Un lavoro che avesse un senso, sarebbe una contraddizione in termini. Le nuove tecnologie non danno alcun senso a questo "lavoro astratto", ma lo rendono superfluo. Soltanto nella forma capitalista questo appare come "disoccupazione". Andando oltre il lavoro come fine in sé, anche la "disoccupazione" sparisce.

IHU On-Line: Come nascono i workhaolics (N.d.T.: lavoro-dipendenti)? Che conseguenze ha una tale forma di vita?

Robert Kurz: I Workhaolics sono persone che portano fino all'estremo il loro assoggettamento al fine in sé del "lavoro astratto". Possono essere tanto amministratori, quanto salariati o "imprenditori autonomi". Si trasformano in "macchine funzionali" umane, che si consegnano fino all'esaurimento ad un fine alienato. In tal modo, compensano la mancanza di esperienza personale e l'atrofia delle relazioni sociali. E' un totale auto-consegnarsi al "soggetto automatico" del rapporto di lavoro del capitale. Nella New Economy questa sindrome è stata elevata a modello. Attualmente, la New Economy ha subito un penoso naufragio, ma questo modello distruttivo nel frattempo si è esteso a tutti i settori. La cosa ha in qualche modo a che vedere col fatto che la relazione del capitale, nella crisi della domanda, sposta la priorità dal "plusvalore relativo" al "plusvalore assoluto", al prolungamento del tempo di lavoro e all'intensificazione del lavoro. Quanto meno la forza lavoro umana può ancora essere impiegata in maniera redditizia, tanto più quello che rimane di questa forza lavoro dev'essere spogliato, anche con l'auto-spoliazione del lavoro formalmente "autonomo". Socialmente, nasce un clima di pressione febbrile senza prospettiva e segnato dalla mancanza di considerazione di sé stessi e degli altri. Sono i tipici segnali di un collasso. Questa sindrome dei workhaolics, tuttavia, non va confusa con lo sforza verso dei fini auto-determinati, come per esempio nella produzione letteraria o teorica, nel senso di una critica sociale. Penetrare criticamente un oggetto, è sempre un assunto intensivo. Al contrario dell'auto-consegna senza contenuto al "soggetto automatico", ci può anche essere un'erotica del contenuto, la quale conduce ad una specie ben diversa di occupazione intensiva. In una società liberata potrebbe essere normale che, a periodi di sforzi più intensi riguardo ad oggetti scelti personalmente, si alternino a periodi di dolce far niente. Una "pigrizia astratta" sarebbe solo l'immagine speculare del "lavoro astratto".

IHU On-Line: In Brasile, si può osservare una profonda delusione politica. Le promesse di un governo di sinistra sono state assai poco mantenute, come quelle dei due governi precedenti, sia rispetto al mondo del lavoro, sia in relazione alla corruzione politica ed ai problemi economici. Come vedi questa situazione?

Robert Kurz: In futuro, ci saranno solamente delusioni politiche, perché la sfera politica del capitalismo nella globalizzazione e nella crisi della terza rivoluzione industriale non è in grado di regolare la società. Stato e politica costituiscono solo l'altro aspetto della funzione del capitale e del mercato. Il fallimento del mercato è anche il fallimento della politica. Non è un fallimento delle persone, ma una barriera interna alle relazioni sociali. Perciò, non serve sostituire le persone o fondare nuovi partiti politici. Quello che attualmente si sta vivendo in Brasile è un'esperienza comune a tutto il mondo, anche in Europa. Inoltre, la politica è strutturalmente "maschilmente" determinata, quanto lo è il "lavoro astratto". Un movimento sociale di emancipazione dev'essere diretto tanto contro la politica quanto contro il "lavoro astratto". Il marxismo tradizionale non è stato coinvolto solamente in un'ontologia del "lavoro", ma anche in un'ontologia della politica e del patriarcato moderno. Per evadere da questa prigione, il movimento sociale deve costituirsi in maniera autonoma. La resistenza contro le esigenze dell'amministrazione della crisi non può più appoggiarsi alle istituzioni patriarcali della modernità. Un movimento sociale autocosciente contro il "lavoro astratto" e contro la moderna relazione sessuale potrà fare talvolta, nel processo di crisi, alleanze parziali con forze politiche, ma non si lascerà più strangolare dalle coazioni strutturali del sistema politico.

fonte: IHU On-Line


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog