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Le delusioni culturali italiane di una turista (italiana) a Tangeri

Creato il 17 luglio 2013 da Chiarac @claire_com_

Lettori avvisati: in questo post oggi non parlo di libri, ma di cultura italiana all’estero perchè volevo togliermi un paio di sassolini dalle scarpe.

E comincio con una domanda: in questo nostro Paese italiota, la cultura se la ricorda ancora qualcuno? Domanda retorica lo so, e la risposta, se proprio dobbiamo darla, appare ancora più scontata: no.

Perchè me lo chiedo? Perchè succede che mi trovo a Tangeri, una delle città marocchine più visitate dai turisti europei e americani (non solo certo per il suo passato internazionale, ma anche perchè si trova dirimpetto alla Spagna e presso il suo porto attraccano ogni settimana le enormi crociere che portano in giro per il Mediterraneo turisti occidentali affamati di esotismo).

E succede che in città, come in ogni altra città importante del mondo, si trovano gli istituti culturali di quei paesi occidentali, magari un tempo ex colonie, che oggi sono senza dubbio rilevanti dal punto di vista culturale e politico.

American Legation Musuem: particolare dall'ingresso

American Legation Musuem: particolare dall’ingresso

E quindi un turista qualsiasi (poniamo il caso: italiano?) che si trovi nel centro di Tangeri potrà ammirare su rue de la Liberté, accanto al consolato francese, la Galerie Delacroix, uno degli “uffici” culturali afferenti all’Institut Français. Sulla stessa piazza, ma da un altro angolo, si affaccia invece imponente l’istituto spagnolo Cervantes, con le sue vetrine specchiatissime su cui sono affissi i volantini che pubblicizzano corsi di spagnolo per tutti, iniziative culturali e così via. L’American Legation Museum (aperto al pubblico e gratuito, vale davvero una visita) che si trova nella Kasbah, custodisce invece la “Monna Lisa” del Marocco, mentre l’ex consolato britannico è sede di una galleria d’arte contemporanea.

E l’Istituto di cultura italiano, direte voi? Ah-ha! E qui casca l’asino, cioè noi.

C’è, ed è anche sontuoso ed elegante (almeno a sentire chi ci è stato). Di proprietà dello Stato italiano dal 1927, è “una costruzione in splendido stile moresco dei primi anni del 1900, considerato uno dei gioielli architettonici della città di Tangeri”. Purtroppo recentemente avuto alterne fortune: negli anni ’80 fu chiuso ed è stato riaperto solo qualche anno fa, con l’intento di ospitare eventi e manifestazioni culturali tangerini, che dovrebbero servire anche per finanziare i lavori di manutenzione dell’intero immobile (che misura 40mila metri quadri). Secondo il sito della Fondazione Elisa Chimenti, la cui sede è ospitata nel Palazzo, all’interno delle mura si trovano l’Ospedale italiano, una Chiesa intitolata a San Francesco d’Assisi, gli edifici della ex scuola italiana e poi giardini, fontane e tante altre meraviglie.

Vi è venuta voglia di visitarlo? Illusi… Io e altri italiani-tangerini ci siamo andati la settimana scorsa, e quello che segue è il resoconto di quel pomeriggio.

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Il Palazzo delle istituzioni italiane si trova in un quartiere popolare, poco fuori la porta d’ingresso della Kasbah e della Medina. Affacciato su un’anonima piazzetta, si presenta alla vista degli avventori con un bellissimo portale magnificamente decorato. Il complesso occupa un intero isolato ed è delimitato da spesse e alte mura bianche. Sulla sinistra del portale si apre un viottolo, che una volta era guardato a vista da un militare perchè c’è ancora la guardiola con tanto di sbarra. L’ingresso del famoso palazzo è poco più avanti, ma chiuso come solo i palazzi sconsolatamente chiusi sanno esserlo (anche se su ogni sito web, istituzionale e no, si dice che sia aperto al pubblico).

Cosa dedurre? Che bisogna contattare qualcuno per chiedere informazioni in merito. Ma l’avventato (miskino!) turista che voglia visitarlo si troverà di fronte ad un primo problema: contattare i responsabili. Sulla porta del palazzo infatti, non compare alcun contatto ma solo l’orario di apertura al pubblico: generalmente aperto dalle 9 alle 12, in questo periodo di Ramadan è cambiato l’orario: si può chiamare/andare dalle 9 alle 10.30. Motivo? Non ne ho idea.*

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E dunque, lo sfortunato turista italiano, una volta preso dalla voglia di visitare questo bel palazzo, non potrà fare altro che girare i tacchi, guardare sconsolato (anzi: sconsolatissimo), la bandiera italiana mezza consunta e lacera, l’insegna sbiadita dal tempo recante la scritta “Dante Alighieri”, con tanto di mezzo busto disegnato sul muro che porta su di sé il ricordo di quella che un tempo era la scuola di italiano per stranieri; gettare uno sguardo languido al portale e girare l’angolo, seguendo le lunghissime mura di cinta.

Al capo opposto rispetto all’entrata, il nostro ormai depresso turista italiano potrà ammirare l’ingresso della chiesa che si trova all’interno delle mura, tenuta in codesto miserrimo stato.

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Definitivamente atterrito, il nostro eroe rincaserà, consapevole che, ancora una volta, il Suo Paese non ha sbagliato un colpo. Nel deluderlo.

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Ps #1: se siete però turisti che volete mangiare italiano anche quando vi trovate all’estero, il Palazzo delle istituzioni italiane non vi deluderà di certo! Una parte del complesso, corredata da un bel patio che dà su un giardinetto lasciato incolto, accoglie un ristorante italiano che si chiama CASA ITALIA, che non ha mai smesso di funzionare, come neanche l’Ospedale. Sembra un ristorante esclusivo, di certo non alla portata dei tangerini. Pare si mangi bene. D’altronde gli italiani cosa esportano se non la buona cucina? Ah già, l’arte e la cultura. Ogni tanto, quando ce ne ricordiamo. Non è questo il caso, tuttavia.

Ps #2: qualcuno potrà ribattere che il Palazzo è aperto al pubblico su appuntamento. Questo per me non vuol dire essere aperto al pubblico. L’American Legation Museum è aperto al pubblico: tutti i giorni, mattina e pomeriggio. Questo è il senso dell’apertura al pubblico.

Ps #3: non finisce qui: il 22 luglio il Palazzo ospiterà il concerto del famoso Trio Joubran. Se prima di allora non sarò riuscita a visitarlo, almeno coglierò due piccioni con una fava.

To be continued…

*Noi siamo riusciti ad avere il numero del responsabile solo grazie all’aiuto di una giornalista italiana che vive a Tangeri da anni.


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