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Le domande dei campioni: Sport Coaching nella mente di chi vince

Creato il 16 agosto 2010 da Ekis Sport Coaching @Ekis_srl

Rafael Nadal, modello di eccellenza per lo sport coachingCiao a tutti! Oggi condividiamo un argomento dello Sport Coaching estremamente importante e ricco di spunti per ogni sportivo.

Se ci pensi bene, prima, dopo e durante la gara ti capita sicuramente di farti delle domande. Ti chiedo: sei consapevole delle domande che ti fai e di come te le fai? Ti piacerebbe avere le risposte giuste nel tuo sport in modo da ottenere prestazioni sportive eccellenti? L’unico vero modo per avere le risposte “giuste” è iniziare a farsi le domande “giuste”: infatti la qualità delle tue domande incide notevolmente sulla qualità della tua prestazione sportiva!

Mi spiego meglio con un esempio facile facile. Immagina di essere in campo, durante una gara importante, in un momento topico. Immagina di chiederti:

“Ce la potrò mai fare?” oppure un altro tipo di domanda: “Come posso sfruttare al meglio tutte le mie energie per vincere?”

Secondo te qual è la domanda più utile? Quale ti motiva maggiormente? Quale indirizza il tuo focus nella giusta direzione?

Ciò che voglio dire è che le tue domande possono essere per te un utile alleato che ti motiva e contribuisce a migliorare le tue prestazioni oppure un nemico disfunzionale e depotenziante.

È importante allora che tu sia consapevole delle tue domande, delle parole che utilizzi e che suonano nella tua mente. E ti spiego perché. La nostra mente crea rappresentazioni interne (i nostri classici “film mentali” composti da immagini, suoni e sensazioni) specifiche in base alle parole che utilizziamo quotidianamente. È chiaro quindi che tali rappresentazioni guidano la nostra esperienza.

Come afferma Tony Robbins (leader mondiale nel campo della psicologia per la prestazione ottimale): “le parole che applichiamo alla nostra esperienza diventano la nostra esperienza”. Ti faccio un esempio. Se ti dico: “Puoi immaginarti una vittoria bella?” oppure “Puoi immaginarti una vittoria straordinaria?

Come cambia la tua rappresentazione mentale, pur trattandosi di due esperienze assolutamente positive? Che cosa c’è di diverso?

Il fatto è che la parola “straordinaria” ha un impatto emotivo maggiore rispetto alla semplice “bella”. La scelta di una parola rispetto a un’altra è in grado di alterare la percezione dell’esperienza e le relative sensazioni. Ecco perché per uno sportivo è importante scegliere consapevolmente e con estrema cura le strutture e le parole delle proprie domande.

Vediamo in pratica come iniziare a costruire domande vincenti in modo da accedere velocemente alle tue risorse ed energie e dare il 100% in gara.

Immagina due giocatori di tennis, il giocatore A e il giocatore B, che si dicono:

Hewitt e Federer: il diritto esplosivo di due campioni esempi d’eccellenza nello sport coaching

A) Perché oggi questo diritto non vuole entrare mai?

B) Come posso migliorare il mio diritto ora?

Queste due domande, che hanno la stessa base di esperienza, cioè una giornata poco felice sul tirare di diritto, hanno due focus e due esiti totalmente diversi.

Il giocatore A concentrandosi sul “perché” sta succedendo quella determinata cosa, entra in un vero e proprio labirinto mentale senza via d’uscita. Quali possono essere infatti le risposte? “Perché sono lontano dalla palla, perché carico male con le gambe, perché sono deconcentrato, perché l’avversario mi attacca e mi mette in difficoltà, perché non è giornata, perché non mi sono allenato bene questa settimana… e bla bla bla…”. E la conseguenza classica di questi pensieri è che il nostro giocatore si demoralizza e crea la classica “giornata no”.

Ma c’è di più: usando la parola “mai” la mente chiude automaticamente le porte alla reale possibilità di far entrare il diritto. Andando poi a fondo nell’analisi, chi sembra responsabile del mancato gesto tecnico? Alla lettera, il diritto stesso, che “non vuole entrare”, come se fosse un’altra persona a farti un dispetto :-)

Ti chiedo: durante una partita in cui hai sempre bisogno delle tue piene risorse, quanto ti è utile un dialogo del genere con te stesso?

Veniamo adesso al giocatore B, che si avvale di una parolina davvero magica: “come”. Leggi attentamente la domanda e formula le possibili risposte: “Come posso migliorare il mio diritto ora?”.

Te ne anticipo alcune: “posso migliorare il gioco di gambe e trovarmi nel punto giusto al momento giusto. E mentre miglioro il gioco di gambe posso impattare la palla proprio davanti a me. Posso fare un passo avanti e andare meglio incontro alla palla”.

Il “come” apre la sfera delle possibilità. La nostra mente è “obbligata” a darsi delle risposte e queste risposte hanno una direzione ben precisa: si concentrano sulla soluzione e non sul problema.

Andiamo avanti nell’analisi. Il “come” è accompagnato da “migliorare”, altro elemento fondamentale. Il verbo migliorare ha in primo luogo un’accezione positiva perché spinge la mente all’azione immediata e soprattutto presuppone che sei già capace di fare il gesto tecnico. Ti piace di più l’idea di un diritto che non entra mai o di un diritto che sei già capace di tirare e puoi migliorare costantemente?

Prendiamo adesso in considerazione la particella temporale “ora”. “Ora” ti spinge all’azione immediata, ti spinge a prendere velocemente tutte quelle decisioni utili per migliorare fin da subito il tuo diritto.

Infine ti chiedo: leggendo attentamente la frase, chi si prende, in questo caso, la responsabilità dell’azione? Chi può mettere in atto il miglioramento? Tu, semplicemente tu! Tu sei responsabile delle tue decisioni, delle tue azioni, dei tuoi miglioramenti, dei tuoi risultati.

Dopo aver preso in considerazione questi aspetti, puoi renderti conto di quanto siano importanti le domande di qualità per uno sportivo: è chiaro che il giocatore B dell’esempio ha un modo molto più funzionale, utile e potenziante di parlare a se stesso. Il suo focus è totalmente orientato al miglioramento immediato: questo convoglierà fin da subito le sue azioni nella giusta direzione.

Una delle attività dello Sport Coach (o mental coach) è proprio quella di rendere consapevole l’atleta delle domande che si pone e, se necessario, cambiarle e ridirigerle con messaggi più funzionali e potenzianti. Ricorda, domande di qualità portano a risposte di qualità e quindi a prestazioni sportive (e, più in generale, a una vita) di qualità.

Prima di salutarti vorrei che ti prendessi qualche minuto per ripensare a una delle tue ultime gare. Quali domande ti sei posto nei momenti decisivi? Quali le parole che ti sei detto? Hai utilizzato domande poco funzionali? Bene, ora che sai, divertiti a trasformarle in espressioni utili e potenzianti! E…mettile subito alla prova! Che cosa cambia nella tua prestazione?

Un caro saluto e… alla prossima!

Valentina Parente
Di Valentina Parente


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