Le due vite di Margherita di Ornella Albanese

Creato il 03 febbraio 2015 da Junerossblog
Brrr, che freddo! Su accoccolatevi con noi. Stiamo accendendo il camino, riscaldando il latte per una cioccolata fumante e...
Shhhh...Silenzio, Ornella sta per iniziare il suo racconto...
  
Una giornata particolare
Le due vite di Margherita
di Ornella Albanese
Roma, 1519
Il caldo era insopportabile, ma per fortuna aveva quasi finito. Margherita volteggiò in uno sbuffo di farina e fece cenno a suo padre che poteva infornare.
Lui aggrottò subito la fronte, unendo le sopracciglia cespugliose in un unico tratto disapprovante.
- Cosa sono quelle cose? Sembrano tagliate con la scure! Arrotonda bene, arrotonda senza fretta,  e le incisioni… falle più profonde.
Suo padre era incontentabile, Margherita lo detestava. Ma doveva anche ammettere che i pani di Francesco il Senese erano i più fragranti di Trastevere, e anche i più belli da vedersi.
Sbuffò e si rimise al lavoro. Non vedeva l’ora di potersene andare, ma in quel forno i minuti si trasformavano in ore. Come ogni mattina si era alzata prima che albeggiasse e aveva cominciato subito a dosare gli ingredienti e a impastare, già pregustando il momento in cui avrebbe finito. Adesso era piena di farina dappertutto e ancora quei pani non andavano bene.
Suo fratello piccolo le fece una smorfia di complicità, sussurrando: - Ti aiuto io.
E allungò il dito paffuto per approfondire le incisioni.
Il forno ardeva e il padre si girò di nuovo verso di loro, la faccia rossa e lucida di sudore. - Quanto ci mettete?
Margherita si affrettò ad arrotondare gli ultimi pani e poi disse: - Fatto!
Il dito divertito di suo fratello li incise e il padre cominciò a trasferirli nel forno con la pala di legno. Era piccolo e grasso, ma si muoveva con incredibile agilità quando lavorava.
- Posso andare?
- Se hai pulito bene, sì.
Margherita non aveva pulito. Afferrò uno straccio e cominciò a lustrare con l’esasperazione che le montava dentro. Pulì perfettamente il piano di lavoro, tanto sapeva che lui avrebbe controllato con occhi sospettosi.
- Posso andare, adesso?
- Puoi andare, sì. Ma ricordati che non diventerai una brava fornaia se non metti passione in quello che fai.
Margherita, però, sarebbe morta piuttosto che fare la fornaia.
Si tolse il grembiule infarinato e salì in casa a precipizio. Era davvero impaziente di entrare nella sua seconda vita.
Si era cambiata, si era lavata con cura, insistendo particolarmente intorno alle unghie dove la pasta che aveva lavorato si induriva in piccole croste sgradevoli.  Aveva lasciato solo un velo di farina tra i capelli, appena un velo, così lui avrebbe detto: - Profumi di buono, Margherita.
Quando fu pronta, uscì in strada e corse verso Santa Dorotea.
La porta era solo accostata e lei la spinse per entrare.  Nessun rumore, lui non era ancora sceso. Aspirò gli odori forti e penetranti che le piacevano più del profumo di pane.
La stanza era in penombra, così aprì l’anta di una finestra facendo entrare un pulviscolo di luce che si adagiò sugli oggetti in disordine e sui pochi mobili, rivelandoli.
Intanto mi preparo, pensò.
Trovò la sua roba ripiegata con cura sul tavolo, dove l’aveva lasciata il giorno prima. Si spogliò in fretta e, completamente nuda, cominciò a sistemarsi la sciarpa di seta intorno alla testa come una specie di turbante. Controllò il risultato allo specchio appoggiato su un cassettone. Spostò leggermente indietro il turbante per lasciare che si vedessero i capelli neri, un breve tratto di scriminatura perfetta. Lo specchio le rimandò un viso ovale, impreziosito dal morbido nodo della sciarpa, labbra turgide, naso dritto, grandi occhi di velluto.
Poi prese il drappo rosso e se lo avvolse intorno ai fianchi. Si infilò l’anello all’anulare sinistro, a metà della seconda falange. Lui glielo aveva regalato quando si erano sposati in gran segreto. Sorrise. Per ultimo prese il velo e andò a sedersi. Era un velo leggero, quasi impalpabile. Lo fece girare intorno al braccio destro e se lo sistemò sul ventre, lasciando nudi i seni. Sapeva di essere una ragazza graziosa, ma sapeva anche che gli occhi di lui la vedevano bellissima. Sorrise di nuovo.
Ed ecco i suoi passi e la porta che si apriva. Lei rimase immobile, con lo sguardo languido e il sorriso appena accennato, come lui desiderava.
L’uomo venne avanti, fermandosi poi a osservarla. - Non ce la farò mai – bisbigliò. - Non riuscirò mai a renderti più bella di come sei.
Margherita avvertì il suo sguardo ardente percorrerla tutta e fermarsi dentro i suoi occhi. Dopo tanto tempo, quello sguardo aveva ancora il potere di farle tremare il cuore.
Poi lui si avvicinò e la baciò. Aveva il viso di un angelo e la passione di un demone. Si diceva che avesse conosciuto un numero sterminato di donne,  ma da quando i loro sentieri si erano incontrati, frequentava solo lei.
Il bacio finì lasciandoli senza respiro. Poi lui estrasse dalla corta tunica un bracciale e con lentezza glielo fece scivolare lungo il braccio sinistro. Seguì il percorso sulla pelle morbida con una scia di piccoli baci infuocati e si fermò sopra il gomito. Sul bracciale erano incise le parole Raphael urbinas.
- Così sarò sempre con te, mia profumata fornarina – disse, e un’ombra gli oscurò lo sguardo per un attimo, come una specie di presagio.
Poi Raffaello afferrò la tavolozza e si pose davanti al cavalletto. Tornò a lavorare sul velo, che aveva lasciato a metà il giorno prima. Doveva giocare con le trasparenze, dosare la luce e lasciar intravedere il piccolo perfetto ombelico della sua donna.
Margherita accennò un leggero sorriso e illanguidì lo sguardo. Ma, come sempre, non riuscì a tenerlo vago a lungo. Girò leggermente le pupille verso sinistra, mantenendo fermo il viso.
Perché quella era la cosa che le piaceva di più, della sua seconda vita, pensò.
Osservare il suo uomo che l’osservava.

Il quadro della Fornarina, dipinto da Raffaello Sanzio, si può ammirare a Roma, a palazzo Barberini. Ritrae una donna molto bella, Margherita Luti, che forse lui aveva sposato in segreto. Questa, però, è solo una delle molte leggende che circondano quel dipinto e la donna ritratta. Di sicuro Raffaello morì improvvisamente  poco tempo dopo averlo dipinto, all’età di trentasette anni. E anche sulla sua morte ci sono versioni differenti che la rendono misteriosa.
Ornella Albanese 
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