Le idi di marzo

Creato il 11 febbraio 2014 da Alexcorbetta

Stephen Meyers (Ryan Gosling) è un addetto stampa che lavora alla campagna elettorale di Mike Morris (George Clooney), governatore della Pennsylvania e in lizza per la candidatura democratica alle prossime presidenziali. E’ giovane e crede fermamente che Morris sia un politico retto, un uomo giusto che possa fare grandi cose per l’America. Gli ultimi giorni prima della nomina ufficiale a candidato democratico però aprono gli occhi a Meyers, facendogli capire che qui non si tratta di politica. Si tratta di affari.

Su Le idi di marzo si può discutere per due motivi.

Il primo motivo è la sua capacità di rappresentare in maniera perfetta gli ingranaggi che stanno dietro alla politica. Accordi, intrallazzi, scandali potenzialmente devastanti che vanno tenuti nascosti. Non si diventa candidati alla presidenza perché così vuole il popolo ma (principalmente) perché si hanno gli alleati giusti (in questo caso il senatore Thompson e i suoi delegati). E non importa che il candidato tradisca la moglie fedele con una stagista (Bill Clinton docet!) e la metta incinta, si può tutto risolvere. La ragazza si suicida per paura che il fattaccio sia rivelato e la sua immagine (attenti: non quella del candidato, la sua) venga danneggiata? Non c’è problema, c’è sempre una soluzione.

Tutti hanno i propri interessi e lavorano per il proprio tornaconto. Capi delle campagne elettoriali (Paul Giamatti e il compianto Philip Seymour Hoffman), giornaliste che vogliono uno scoop succulento (Marisa Tomei) e senatori (Jeffrey Wright) che vogliono prima la segreteria di Stato per poi ottenere la vicepresidenza in caso di vittoria delle presidenziali.

Il secondo motivo è George Clooney. Ci sono attori che hanno una modesta carriera, senza molti assoli. Poi decidono di passare dietro la macchina da presa e si scoprono degli deus ex machina, divinità della cellulosa capaci di dare dirigendo grandi emozioni , le stesse che non sono riusciti a fornire con le proprie interpretazioni.

Clooney non fa parte di questa categoria. Fa parte di una categoria superiore: con il tempo matura e raffina la sua interpretazione mentre come regista non sbaglia un solo passo. Lo si era visto con Confessioni di una mente pericolosa e con il successivo Good Night, and Good Luck (altro fortissimo atto di accusa verso la politica americana e al periodo maccartista), lo si nota anche con questa pellicola. Nonostante si tratti di una storia ragionata, fatta di patti, accordi e discussioni su chi è disposto a concedere cosa, Le idi di marzo è pura azione politica, non ci sono punti morti che ammazzino il racconto e quei pochi presenti sono pura genialità, capaci di raccontare meglio delle parole stesse.

La politica non si ferma mai, va avanti. E’ come un motore che non può essere fermato. A differenza di Giulio Cesare, infatti, i protagonisti superano brillantemente le idi di Marzo. Perché in politica giustizia e verità raramente tornano utili.



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