I resti del bambino trovato nella misteriosa necropoli di Zeleny Yar,
in Siberia (Foto: Yamalo-Nenets regional Museum and Exhibiton Complex)
In questi giorni i ricercatori che lavorano nella
necropoli medioevale di Zeleny Yari, in
Siberia, hanno aperto la
bara in corteccia di betulla che avvolgeva i resti mummificati in modo naturale di un
bambino. Il bambino apparteneva, probabilmente, all'élite sociale della cultura medioevale che seppelliva nella necropoli di Zeleny Yar, vicino l'artico siberiano, una cultura che aveva antichi legami con la
Persia. Il corpo del bambino era mummificato completamente, tranne la mano destra e le gambe. Si tratta di un individuo di
6-7 anni di età, che i ricercatori pensano sia di
sesso maschile, dal momento che è stata trovata una
piccola ascia in bronzo accanto al corpo ed alcuni strumenti taglienti che ancora non sono stati analizzati e identificati.
Il corpo del bambino era stato avvolto in
due strati di pelli, uno strato è costituito da pelle di renna, l'altro strato deve essere ancora analizzato. Con i resti del bambino sono stati rinvenuti anche degli oggetti: un
ciondolo in bronzo a forma di orso, una piccola ascia in bronzo e degli
anelli ugualmente in bronzo.
Come si presentava il corpo del bambino all'apertura della bara in corteccia
(Foto: Yamalo-Nenets regional Museum and Exhibition Complex)
Il corpo del piccolo era ricoperto di
fogli di rame o bronzo sul viso, sul
petto, sull'
addome e sull'
inguine, tenute insieme da
lacci di cuoio. Per questo motivo è stato chiamato il "bambino-guerriero". La sepoltura di questo bambino sembra essere diversa dalle altre sepolture ritrovate in precedenza, che
non contengono resti di femmine adulte. Tutti i bambini sepolti in questa località, però, erano stati avvolti in strati di pelliccia e non avevano altri vestiti indosso. A differenza di altre sepolture infantili, poi, questa appena aperta era stata fatta in corteccia d'albero ed il piccolo defunto era accompagnato da diversi oggetti.
La piccola ascia ritrovata accanto al corpo del bambino
(Foto: Yamalo-Nenets regional Museum and Exhibition Complex)
La mummificazione del piccolo, secondo i ricercatori, è del tutto casuale, non è stata determinata dalla volontà degli appartenenti al medesimo clan. La corteccia di betulla che avvolgeva il corpo del bambino era di
1,28 metri di lunghezza e seguiva i contorni del corpo umano. Inizialmente gli archeologi ritenevano che avvolgesse il corpo di un adolescente. In precedenza erano state ritrovate
34 sepolture poco profonde, tra le quali undici contenevano teschi e reperti ossei di scheletri. Cinque mummie sono state trovate avvolte in rame e in pellicce di renna, castoro od orso. Finora è stata trovata
solamente una sepoltura femminile, quella di una
bambina con il volto coperto da una lastra di rame. Non sono stati trovati resti di donne adulte.
La mummia dell'uomo dai capelli rossi, la cui cassa toracica era
protetta da una lastra di bronzo (Foto: Kate Baklitskaya, Go East)
Sono stati trovati diversi corpi mummificati e con maschere di rame, tutti appartenenti ad individui di sesso maschile. E' stato trovato anche il corpo di un
adulto dai capelli rossi, con i piedi e il petto coperti da una sorta di corazza in rame. Accanto a lui un'
ascia in ferro,
pellicce e la
testa di una fibbia in bronzo raffigurante un orso. I piedi del defunto erano posizionati verso il
fiume Poluy Gorny, un fatto che doveva avere valenze religiose, anche se i rituali di quest'antica e misteriosa popolazione sono ancora sconosciuti ai ricercatori.
In queste sepolture sono stati trovati anche
manufatti in bronzo provenienti dalla Persia, distante ben 3700 chilometri, risalenti al X-XI secolo d.C. Una delle sepolture è stata datata al
1282 grazie allo studio degli anelli del legno. In una delle sepolture di individui adulti sono stati trovati un coltello da combattimento in ferro, un medaglione d'argento ed una statuetta di bronzo a forma di uccello.
Il terreno di questa località è piuttosto sabbioso e non congelato del tutto. La combinazione di questo elemento con la presenza di rame ed un abbassamento della temperatura registrato nel XIV secolo, ha impedito il deterioramento dei resti umani. Ora gli archeologi stanno asportando quanto possibile dal terreno per poterlo meglio analizzare e studiare in laboratorio.