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Le ombre della vecchia Tbilisi (Parte 1)

Creato il 11 aprile 2012 da Kris @zinfok
[Articolo di Vadim Fefilov da Snob]
Per i russi la Georgia è un punto debole. In particolare per coloro che avrebbero voluto vedere in lei un modello post-totalitario per la futura Russia. A volte sembra che i georgiani non sempre abbiano sostenuto le nostre stesse speranze come noi avremmo voluto. Forse perché non c'è futuro senza passato. Il giornalista televisivo Vadim Fefilov condivide i suoi ricordi di venta'anni di lavoro in Georgia. Cerca di trovare la chiave per capire il difficile presente di questo paese.
Le ombre della vecchia Tbilisi (Parte 1)
Io non sono una spia. Quando mi espulsero senza motiva dalla Georgia, mi arrabbiai molto. Attraverso vari canali cercai di capire: per quale motivo? Da Mosca composi una decina di numeri di Tbilisi. Mi accorsi che mi parlavano in modo freddo, come se insieme non avessimo mai bevuto litri di rosso e di bianco. Gli amici si trasformarono in lontani conoscenti, i conoscenti divennero persone diverse.
Ascoltando i segnali acustici intermittenti del tempo di chiamata terminata, mi immaginai cosa pensavano di me i miei ex compagni di bevute. Certamente un tipo molto sospetto. Non appena è atterrato a Mosca, qualche cosa succederà. E così la rivoluzione delle rose, al presidente degli Stati Uniti hanno lanciato una granata nel mezzo della folla dell'Assemblea Nazionale - che grazie a Dio non è esplosa - e così nel gelo più intenso qualcuno ha fatto saltare la rete elettrica sui monti. Si scrolla continuamente la colpa sui separatisti abcasi e oseti. Lo abbiamo visto in televisione con Kokojty e Bagpš e più di una volta: o quando lui era a caccia alla quaglia o quando andava a pesca alla trota. Tutto questo non è un caso, amico!
Dopo un paio di mesi dalla mia espulsione in Georgia fu scoperto, a quanto pare, una vera e propria rete di intelligence militare russa. E così a Tbilisi smisero di rispondere a tutte le mie chiamata, tranne una coppia di migliori amici.
Un'anno prima festeggia il mio compleanno vicino alla prospettiva Rustaveli. Una cosa di routine e un gruppo ristretto. Proposi un brindisi di ammirazione per le riforme intraprese da Mikheil Saakašvili - ricordai anche le magnifiche strade, a quanto pare, apparse in men che non si dica in tutto il paese, così come la polizia cortese, e il fatto che il mio robusto autista Gela non avrebbe più inserito l'allarme alla sua luccicante Geländewagen nera. Andare tranquillamente al caffè Chinkalnaja: «Eheheh...non ci ruberanno più le macchine, amico mio! Tutti i ladri sono in prigione e tutti i criminali pian piano sono scappati da te in Russia».
Ecco il coraggioso brindisi che feci, trasmisi proprio ottimismo. Allora un mio amico, un illustre giornalista georgiano, mi lasciò di stucco: «E' proprio così, ma sai che cazzate stai dicendo? Abbiamo 37 anni! Sì! Nessuno spara di notte, ma il potere ha perso il sonno per le spie. Non si può parlare senza cautela»
I giorni seguenti ero a riposo dal lavoro e a pranzo allungai con un bicchiere d'acqua due bicchieri di vino tipico georgiano. Mi misi a sedere in una sedia sul balcone della mia stanza, che dava sul fiume Kura, e comincia a scrivere brevemente in un nuov diario le vicende che venivano a galla nella mia mente, avvenimenti che potevano confermare o spiegare le parole del mio amico.
Ed ecco che dopo un anno mi espulsero. Una volta arrivato all'aereoporto di Tbilisi mi presero il passaporto e dopo una notte d'attesa in una stanza in cui si soffocava, in compagnia di due coreani, mi dissero che per conto del governo della Georgia venivo rimandato in Russia. Non mi spiegarono il motivo. Il mio passaporto volò con il comandante dell'equipaggio, e mi fu restituito solo dalle guardie di frontiera russe all'aereoporto di Vnukovo. A casa ritrovai lo stesso quaderno con le macchie di vino sulla prima pagina e di volta in volta, episodio dopo episodio, incominciai ad aprire nella mia mente i file delle avventure caucasiche. Bisogna trovare i motivi, come ha detto l'ufficiale georgiano alla frontiera, «dell'indesiderata permanenza e dell'allontanamento dal territorio della Repubblica di Georgia». Perché i cari e dolci georgiani all'improvviso si sono trasformate nelle persone più sospettose del mondo?
  

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