Magazine Società

Le origini della crisi

Creato il 25 novembre 2013 da Episteme

Le origini della crisi

Rappresentazione della crisi italiana


Anche a causa del protrarsi della crisi economica che ormai da anni attanaglia l'Europa, e del fatto che proprio in Italia stentino a vedersi segnali significativi di ripresa, stanno lentamente riprendendo quota articoli di politica economica che prevedono - in tempi anche ragionevolmente prossimi, nell'ordine degli anni o al più dei decenni - una completa disgregazione del sistema-Paese italiano, caratterizzato, a seconda della gravità dello scenario ipotizzato, in un default dello Stato, di uno shopping selvaggio da parte di imprese straniere, della riduzione dell'Italia a colonia economica di potenze estere, di un Paese di emigranti in cui per emergere i giovani sono costretti a portare all'estero le proprie competenze, esperienze e conoscenze.
Uno dei tratti comuni di questi scenari è la costruzione di una più o meno mitica età dell'oro, collocabile indicativamente negli anni '70 e '80, in cui l'Italia era una potenza economica di rilievo mondiale, e da cui sarebbe successivamente decaduta nell'ultimo ventennio.
Si tratta tuttavia di una visione falsata e per certi versi pericolosa dell'economia italiana: da un lato, infatti, presta il fianco a sterili strumentalizzazioni del ceto politico che ha governato l'Italia negli ultimi venti anni assolvendo e in qualche modo mitizzando il periodo della Prima Repubblica; dall'altro invece lascia intendere come il sistema industriale italiano del periodo pre-berlusconiano fosse sano e competitivo, scaricando su una politica pur colpevole anche responsabilità che non le competono e togliendo invece dal focus di analisi comportamenti e pratiche imprenditoriali che sono invece concause non trascurabili dell'attuale situazione di declino.
Il primo e principale problema dell'Italia, è noto, è il mostruoso debito pubblico, ormai stabilmente oltre i 2.000 miliardi di euro. Una simile mole di debito, tuttavia, non si è creata dal nulla, ma si è sviluppata prevalentemente nel corso degli anni '80, quindi in un periodo precedente rispetto alla soglia oltre la quale molti commentatori politici fanno iniziare l'arco discendente della parabola italiana.
Eppure questa incredibile e deleteria risalita del rapporto debito/PIL altro non è stata che la prosecuzione - in altre forme - di scellerate pratiche di politica economica che hanno reso sin dalle sue origini il sistema economico dell'Italia postbellica un vero e proprio gigante dai piedi d'argilla.
In Italia si può dire che non sia mai stata attuata un'economia di libero mercato propriamente detta, indipendentemente dal livello di regolamentazione statale imposto, e in questo si avverte la marginalizzazione del nostro Paese nei fenomeni della Rivoluzione Liberale seicentesca nel mondo anglosassone: anziché avere aziende sane, autosufficienti e impegnate in uno scontro in un regime di libera concorrenza, in Italia si sono avute commistioni tra pubblico e privato che hanno visto massicci spostamenti di capitali dallo Stato ad aziende amiche sotto coperture più o meno legali, fenomeni che da un lato hanno indebolito la struttura economica dello Stato, e dall'altro hanno permesso la sopravvivenza di aziende senza solide basi economiche ed industriali, semplici ragioni sociali del tutto dipendenti dai trasferimenti di denaro pubblico e per questa ragione impreparate a competere sui ben più aspri mercati esteri.
La ricerca di un facile consenso elettorale ha portato i partiti politici a farsi i primi artefici di questo sistema economico malato e alla lunga insostenibile, con la consapevole complicità di impenditori incapaci alla ricerca solo di un facile guadagno, ben lontani da quello che è lo spirito di impresa descritto nella Carta Costituzionale.
Per pagare questi imponenti trasferimenti di denaro lo Stato ha in prima battuta ricercato la facile strada del battere moneta; poiché tuttavia il valore reale del sistema-Paese restava tutto sommato inalterato in quanto i soldi incassati dalle imprese non erano davvero reinvestiti in lavoro e sviluppo se non in minima parte, questo fenomeno ha portato a fenomeni inflazionistici a due cifre divenuti alla lunga insostenibili rendendo inevitabile un cambio di politica.
Anziché esigere dagli industriali precisi livelli di investimento produttivo, con un colpo di mano la politica italiana ha semplicemente scelto di procedere a pompare soldi pubblici verso le imprese modificando solo la fonte del denaro: anziché creare nuovo denaro nel tempo presente deprezzandolo, si è preso a prestito denaro futuro, ovvero si è iniziato a contrarre debiti, da cui l'esplosione del debito pubblico durante gli anni '80.
Il mondo, tuttavia, andava incontro alla globalizzazione, ed il perpetuarsi del sistema economico italiano stava nuovamente raggiungendo i limiti della sostenibilità, rendendo una priorità imprescindibile nascondere la debolezza di fondo delle nostre imprese dietro lo scudo dell'Unione Europea, protezione tuttavia a doppio taglio perché regolamentava a livello comunitario il concetto di intervento di Stato in materia economica e favoriva la libera circolazione di merci e denaro all'interno dei confini della UE, con effetti quindi sostanzialmente opposti a quelli desiderati dai politici nostrani.
L'Italia è entrata in Europa sostanzialmente priva di un sistema economico sano e competitivo, e la progressiva esposizione delle nostre aziende alla regolamentazione europea le ha lasciate prive delle facili e opache fonti di introito derivanti dalla longa manus del pubblico senza peraltro avere - salvo le debite eccezioni - le necessarie competenze, strutture e capacità di imporsi o per lo meno sopravvivere a livello continentale.
Quanto avviene oggi in Italia non è la distruzione di un sistema economico sano e vincente: è solo il lento disgregarsi di un sistema cresciuto e sviluppatosi in un ambiente indebitamente protetto, e ora incapace di reggersi sulle proprie gambe in una lotta ad armi pari con i nostri concorrenti internazionali.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Le vendicatrici , Eva: l'incipit

    vendicatrici Eva: l'incipit

    E' uscito il secondo capitolo della serie Le vendicatrici, della coppia Carlotto Videtta: protagonista in questa storia è Eva D'angelo, la proprietaria della... Leggere il seguito

    Da  Funicelli
    SOCIETÀ
  • Le scusanti iraniane

    scusanti iraniane

    I retroscena Il 14 agosto 2002 il gruppo di opposizione iraniano autodenominatosi Consiglio Nazionale di Resistenza Iraniano (CNRI) denunciò l’esistenza di un... Leggere il seguito

    Da  Eurasia
    CULTURA, POLITICA INTERNAZIONALE, SOCIETÀ
  • Le ombre cinesi

    Il terremoto di Bernanke della Exit strategy e il violento credit crunch cinese hanno fatto schizzare lo Spreada 290 e i tassi di interesse sul mercato... Leggere il seguito

    Da  Mirella
    PARI OPPORTUNITÀ, PER LEI, SOCIETÀ
  • Le proteste in Brasile

    proteste Brasile

    Non so bene se i social network e la rete in generale abbiano contribuito a far crescere la consapevolezza dei propri diritti alle popolazioni o se invece... Leggere il seguito

    Da  Paopasc
    SOCIETÀ
  • Allargare le scarpe gratis

    Categoria: Fai da te Scritto da Luca Visite: 3 Capita spesso di acquistare delle scarpe, pagarle anche molto e non riuscire ad indossarle perché troppo strette. Leggere il seguito

    Da  Gatoradeita
    CONSIGLI UTILI, ECONOMIA, FAMIGLIA, LIFESTYLE, SOCIETÀ
  • Riapriamo le case chiuse

    Riapriamo case chiuse

    Smettiamo di fare i moralisti e i bigotti, tutti sanno che esiste la prostituzione e non per niente viene chiamato il mestiere più antico del mondo. Leggere il seguito

    Da  Gabrielepazzaglia
    ECOLOGIA E AMBIENTE, SOCIETÀ
  • Le grinfie su Cocolicchio

    Quella che segue (in calce) è la lettera che Vito Pinto (ormai ex presidente), ha scritto a chiarimento delle sue dimissioni dall’associazione Culturale... Leggere il seguito

    Da  Trame In Divenire
    SOCIETÀ

Dossier Paperblog

Magazine