Si piange tra i sorrisi, si ride tra le lacrime. Si muore in vita, ma si vive anche nella morte. Le sorelle Macaluso di Emma Dante si muove continuamente sul filo della convivenza degli opposti, sull’ossimoro che unisce commedia e tragedia, nel doppio risultato sospeso fra tragi-comico e comi-tragico.
Nelle Sorelle Macaluso dalla penombra esce, in punta di piedi e strabordante allo stesso tempo, un insieme di vite e vitalità che neanche la morte può stroncare, un fustino di personaggi che nei primi minuti si burla delle Parche come del pubblico. “A cosa stiamo assistendo? Dove siamo? Perché si comportano così?” ci chiediamo. Risolini, grugniti, fischiacci da piazza, parole, mezze parole e parolacce che capiamo solo in parte. Parlano a noi o parlano tra loro? Lo straniamento ci affianca, fino a farsi nostro amico, quasi parente, fino a farsi comprendere e amare. Tutto il resto nelle Sorelle Macaluso è fiabesca danza-teatro, linguaggio del corpo, di clown che capitombolano a terra e di rialzano come molle, una danza con la morte e con la vita, un passo nella morte e uno nella vita.
Insomma, Le sorelle Macaluso è uno spettacolo meraviglioso, che arriva all’emozione senza passare dal via, cioè dalla realtà, per la quale, anche nell’inesistente scenografia, non c’è posto. Anzi forse Le sorelle Macaluso è solo sogno, che comincia e finisce nell’ombra, e noi ci risvegliamo riposati, rinnovati, battendo le mani.
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