“Lebanon” di Samuel Maoz

Creato il 06 aprile 2011 da Cinemaleo

2009: Lebanon di Samuel Maoz


Un film (incoronato a Venezia 66 col massimo premio) che purtroppo il pubblico italiano ha penalizzato.

90 minuti che attanagliano la nostra attenzione… senza mai un rallentamento, un attimo di pausa, una digressione che interferisca sulla nostra concentrazione.

Un miracolo registico realizzare una pellicola che si svolge interamente ed esclusivamente all’interno di un carro armato (i pochi esterni  sono visti sempre attraverso il mirino del periscopio), ma non siamo di fronte a un puro e semplice esercizio stilistico. La claustrofobia di cui soffrono i protagonisti, e noi spettatori con loro, è l’elemento essenziale di questo «film di guerra contro la guerra», un film che punta l’interesse sull’umanità dei personaggi che vediamo in azione: raramente abbiamo visto così ben descritti amarezza paura rancore inquietudine rabbia sconforto pianto… tutti mirabilmente miscelati in un angoscioso crescendo di tensione.

Samuel Maoz dimostra una perizia non facilmente riscontrabile. Abile nel dirigere gli attori (tutti bravi e convincenti) e nell’evitare ogni forma di retorica e di ideologia precostituita (pericoli sempre presenti in lavori del genere), realizza un’opera prima altamente dura e intensa che rimane in noi -colpiti e sgomenti- per molto tempo anche dopo la visione.

Facciamo nostro quanto dice Andrea D’Addio: “Un film che critica la guerra nella sua essenza, a prescindere da dove sia e chi siano coinvolti. Si parla di uomini, non di masse: non si può vivere dopo essere stati uccisi, ma si può davvero farlo dopo essere stati carnefici?”.

Lebannon è stato giustamente esaltato dalla critica:

“Contro le conseguenze mediatiche e i percorsi retorici creati dai media, si leva in alto l’immaginario cinematografico, interrogandosi e scavando nella componente umana di ogni guerra” (MyMovies), “Seguire i sentimenti dei protagonisti nell’angustia del carro armato, riuscire a renderne i timori e la psicologia con poche parole in un unico ambiente, rappresenta un exploit notevole” (L’Espresso), “Potrebbe essere teatro filmato, invece per la bravura di Maoz è un vero film e dà vera angoscia” (Il Giornale), “…nell’opera del regista israeliano il dolore è palpabile, la paura e l’angoscia che i quattro vivono per ogni minuto di proiezione è una trasposizione cinematografica molto più riuscita di un qualunque documentario; una realtà più cruda e violenta di molti suoi predecessori” Silenzioinsala.it), Lebanon è la definitiva dimostrazione che il cinema israeliano si sta affermando come uno dei migliori del mondo” (la Repubblica), “…molto potente, e bello, e originale” (L’Unità).

p.s.

Bellissima e altamente significativa l’ultima scena (…non è il caso di entrare in dettagli) che ha fatto scrivere a Maurizio G. De Bonis “…per un attimo, solo per attimo, ogni barriera scomparirà. Un’utopia? Forse, ma è un’utopia cinematografica che almeno ci lascia qualche speranza”.

scheda

premi e riconoscimenti

sito ufficiale


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