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Lerda svela il nuovo Toro: "Attaccare e comandare ecco la nostra missione"

Creato il 23 giugno 2010 da Astonvilla

TORINO
Franco Lerda, come è cambiata la sua vita nella prima settimana di Toro?
«Come stile ed approccio alle cose, zero. Però ho risposto più ad sms e telefonate in questi giorni che da quando alleno. Anche questo è il Toro, ma guidare la squadra in cui sono nato non ha davvero prezzo».
Cosa si sente di promettere ai tifosi?
«In estate tutte le grandi squadre della seria B hanno come obiettivo la promozione. A maggio ragione se sei il Toro, con i risvolti interni ed esterni. Dire, però, dove si potrà arrivare è come buttare fumo negli occhi della gente. Partiamo da basi solide, io sono un tipo concreto».
Prima base su cui poggiare?
«L’atteggiamento. Sappiamo che ci aspetta un lavoro difficile, ma con entusiasmo e positività possiamo costruire un Toro aggressivo che ha la predisposizione ad offendere, creare e comandare».
Secondo livello?
«L’identità: in campo col 4-2-3-1 e fuori con un gruppo solido. Quello che fa la differenza sono le motivazioni: giovani o vecchi, esperti o debuttanti, le motivazioni dovranno essere massime. Chi se la sente starà nel Toro, chi avrà fame avrà anche ambizione».
Morale?
«Vincere e anche convincere. Il nostro è un percorso lungo che avrà delle difficoltà, ma restando uniti le supereremo. Sarà un Toro pronto a tutto, in cui nessuno dovrà mai sorprendersi».
Che cosa dovrà avere il Toro in più rispetto all'ultima stagione?
«La 'cazzimma', ovvero la capacità di essere più forti degli altri. Siamo il Toro e dobbiamo dimostrarlo perché da sola questa maglia blasonata non porta punti».
Stanno iniziando la manovre del mercato.
«Prima di tutto bisognerà capire chi rimane e chi va via di questa rosa. Nell'arco di una settimana molte situazioni saranno definite».
Lei ha sempre lavorato con quello che trovava…
«Posso tranquillamente definirmi un'aziendalista, cioè capisco le esigenze del club».
Do Prado, Gabionetta, Russotto, Abruzzese. Tutti obiettivi che lei ha già allenato. Possibilità che arrivino?
«Se ci sono giocatori che conoscono già il mio modo di lavorare ed hanno reso bene, perché non farci un pensierino? Io non mi porto dietro i calciatori e alleno con quello che mi dà la società, ma qualcuno può davvero essere utile nel Torino».
C'è un desiderio che vorrebbe vedere realizzato?
«Riportare la gente granata allo stadio. Avere l'Olimpico sempre pieno come nelle ultime partite sarà difficile, ma vedere i tifosi divertiti e soddisfatti sarà una mia piccola ragione di vita».
Che Toro ha ritrovato dopo 23 anni?
«Non sono cambiate solo tante facce, ma anche le abitudini. Questo è normale, ma la tradizione e la storia non si sono perse. L'umiltà e il coraggio saranno le fondamenta di questa ripartenza. Dico ai tifosi di avere fiducia ed ottimismo: senza ingannare nessuno, ma possono fidarsi».

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