Lettera a un amico sulla crisi politica

Creato il 30 settembre 2013 da Bernardrieux @pierrebarilli1
Ho ricevuto da un amico una richiesta di spiegazioni sulla crisi politica. Questa è la risposta che gli ho inviato.
Caro amico
mi scrivi che non si capisce nulla di quello che sta avvenendo nella situazione politica, delle mosse di Berlusconi, come delle reazioni di Letta, delle possibilità che ha il Presidente della Repubblica di comporre la crisi, del rischio di elezioni anticipate. E soprattutto ti chiedi che cosa ci si debba augurare per il nostro Paese. Mi fa piacere poterti rispondere con questa lettera, anche perché a me sembra invece che ciò che sta succedendo fosse più o meno inevitabile e possa quindi essere spiegato con chiarezza. Perché i giornali, invece, non spieghino ai loro lettori i termini della questione è un problema diverso. Qualcuno però lo fa: ad esempio stamane nel suo articolo Panebianco dice che la crisi del governo Letta  era nell’aria fin dal mese di agosto, cioè dalla condanna definitiva di Berlusconi, che è, come vedrai, quello che penso anch’io.
Ma procediamo con ordine, come si diceva un tempo, cominciando dall’inizio. La questione  che sta alla base di tutto è il procedimento davanti alla Commissione del Senato che esamina la possibile decadenza di Berlusconi dal mandato parlamentare in base alla legge Severino.
Fin da quando si è formato il governo Letta era assolutamente evidente che l’eventuale e molto probabile conferma da parte della Cassazione della condanna in appello di Berlusconi avrebbe ferito a morte il Governo. Perché? Perché la condanna avrebbe comportato un giudizio del Parlamento sull’applicazione della pena a Berlusconi e questo a sua volta,  qualora il PD e il PdL non avessero trovato una posizione comune in Commissione, avrebbe reso inevitabile la crisi di governo. Il PdL non avrebbe potuto restare nella maggioranza se il PD avesse votato per l’esclusione di Berlusconi: se lo avesse fatto questo avrebbe significato che esso considerava irrilevante la posizione personale di Berlusconi e non determinante a fini politici. Il farlo avrebbe condannato il PdL alla morte politica ed elettorale. Quanto al PD, è evidente che esso non potesse in alcun modo accostarsi alle posizioni di Berlusconi, se non commettendo un vero e proprio suicidio: a stento il PD e il suo elettorato sopporta una maggioranza insieme a Berlusconi, figurarsi se poteva accettare che il PD salvasse Berlusconi dalle maglie della giustizia! Dunque, a me è sembrato subito chiaro  che la questione posta davanti alla Giunta del Senato avrebbe determinato la crisi del Governo.
L’unico che avrebbe potuto evitare questo esito era Berlusconi, se egli avesse fatto quello che probabilmente una parte dei suoi compagni di partito (soprattutto quelli andati al Governo) sperava che facesse. Se, cioè, PRIMA del voto in Commissione Berlusconi avesse scelto di dimettersi dal Senato dichiarando che il Governo serviva gli interessi nazionali e che egli era pronto anche al sacrificio personale per preservarli. In quel caso, non venendo alla luce lo scontro fra PD e PDL, il Governo avrebbe potuto vivacchiare. Era molto difficile, ma non impossibile, che Berlusconi potesse scegliere questa strada. Ma aggiungo che, se si voleva indurlo ad andare in questa direzione, sarebbe stato necessario un diverso atteggiamento e una diversa cautela di linguaggio da parte sia di Epifani che di Letta.

Se Epifani e Letta avessero riconosciuto l’impossibilità per il PDL di restare nella maggioranza con il PD dopo un voto inevitabilmente diverso sul caso Berlusconi, essi avrebbero però potuto fare un appello a Berlusconi in nome dei “supremi interessi della Patria”. Ma se essi, invece, si limitavano, come è avvenuto, a dichiarare seccamente che la questione del Governo era del tutto separata dalla questione personale e giudiziaria di Berlusconi, di fatto essi rendevano questa ipotesi meno, molto meno, praticabile e probabile.


Il solo che poteva dichiarare che la sorte del governo NON coincideva con quella personale di Berlusconi era proprio quest’ultimo. E questo in cambio di potersi fregiare dell’aureola dell’uomo di Stato che sacrifica le sue ‘buone’ ragioni all’interesse superiore dello Stato. Ripetere tutti i giorni che la sorte di Berlusconi era del tutto irrilevante rispetto al Governo mi sembrava un invito a tenere strettamente collegate le due cose. E cosi è stato. Resta solo da domandarsi se Epifani e soprattutto Letta abbiano commesso un errore o abbiano seguìto il filo di un ragionamento politico relativo non solo al Governo e alle sue sorti, ma anche alle vicende interne del PD ed in particolare allo svolgimento del prossimo congresso di questo partito.
Stabilito che non era possibile dissociare (salvo che a farlo fosse Berlusconi) la questione politica dalla questione personale di quest’ultimo, e considerato che il PD NON poteva concedere nulla a Berlusconi, era ovvio che si sarebbe giunti alla crisi.
Ma qui si arriva alla seconda questione: QUANDO sarebbe scoppiata la crisi? DOPO il voto della Giunta del Senato che avrebbe sancito la spaccatura della maggioranza o PRIMA? Io ero personalmente convinto che la crisi sarebbe venuta prima (un momento prima della seduta) e, infatti, me lo hai sentito dire molte volte.
La ragione è semplicissima e attiene ai meccanismi parlamentari che non tutti conoscono e su cui i giornali non illuminano abbastanza i loro lettori. Quando vi è una crisi di Governo, il Parlamento cessa di riunirsi ed è, come si dice, convocato a domicilio o per discutere la fiducia entro sette giorni dalla costituzione di un nuovo Governo o per discutere ed approvare provvedimenti urgenti che abbiano la forma dei decreti-legge. In particolare, le Commissioni e le Giunte non si riuniscono. La crisi,  quindi, ferma il procedimento di espulsione di Berlusconi dal Parlamento. E se la crisi dovesse sfociare nello scioglimento delle Camere, la questione della legge Severino e della sua applicabilità a Berlusconi sarebbe rimandata.
Si potrebbe candidare Berlusconi alle elezioni? Se la interpretazione della legge Severino fosse del tutto univoca, la risposta sarebbe no e le Commissioni elettorali alle quali vengono consegnate le liste dei candidati non potrebbero che cancellare quel nome. Ma non si può escludere che, in qualcuna delle 26 (se tante sono) circoscrizioni elettorali previste dall’attuale legge, vi possa essere  la decisione di ammettere Berlusconi e rimettere la questione al successivo Parlamento. In questo caso Berlusconi sarebbe riuscito a ‘disapplicare’ la legge Severino e a restare nella battaglia politica con buone possibilità di vincerla.
Per questo motivo ero certo che si sarebbe giunti alla crisi. Naturalmente Berlusconi paga un prezzo elettorale per avere provocato la crisi, ma le mosse compiute dal Governo nei giorni scorsi lo hanno aiutato perché Berlusconi è riuscito a dare l’impressione che la crisi nasce dal rifiuto di Letta di evitare l’aumento dell’IVA e non dal problema giudiziario-elettorale. Probabilmente il Presidente del Consiglio doveva evitare la dichiarazione in Consiglio dei Ministri che, vista l’irresponsabilità della minaccia di Berlusconi di fare dimettere i deputati, il Governo non bloccava l’aumento dell’IVA. Questa dichiarazione ha dato almeno una parvenza di giustificazione al ritiro dei Ministri. D’altra parte, Letta, che è sotto l’attacco di Renzi e di altri nel suo partito, ha probabilmente dovuto reagire alle mosse provocatorie di Berlusconi per non essere accusato di debolezza nei confronti di quest’ultimo.
Vuoi sapere da me che cosa succede adesso? Qui l’analisi è molto complicata, anche perché avrà un peso molto importante negli sviluppi della situazione la dura battaglia che si sta svolgendo in seno al PD. Berlusconi le sue carte le ha giocate. E secondo me riuscirà a tenere a bada quelli fra i suoi che vorrebbero una linea morbida; oggi dirà che a certe condizioni il Governo può proseguire, ma alla fine farà confermare le dimissioni, PRETENDERÀ l’apertura formale della crisi e la otterrà. Però, poi, la mano passa ad altri. Che si vada o meno alle elezioni non dipenderà da lui: dipenderà dal PD. Se il PD vuole che il Governo vada avanti, una maggioranza si troverà anche in Senato, oltre che alla Camera dove i numeri sono già abbondanti. Ma il PD vorrà questa soluzione? E sarebbe una buona idea?
Cominciamo dalla questione elezioni sì – elezioni no. Se si va di corsa ad elezioni, Berlusconi paga probabilmente un prezzo abbastanza significativo – lo spread, magari l’IVA e così via. Ma, come ho detto, forse riesce a ricandidarsi e quindi, se poi vince le elezioni, a non scontare le pene previste dalle varie condanne. Se invece non si va alle elezioni, una volta votata la fiducia, il Parlamento ricomincerà a lavorare e  il Senato procederà subito ad espellere Berlusconi. Per di più, Forza Italia non è più al Governo e quindi forti mal di pancia in seno a quel gruppo. Questa è la minaccia che è stata fatta circolare nelle scorse settimane contro Berlusconi e i suoi. Si è detto che Napolitano non scioglierà mai le Camere  e che quindi, con la crisi, Berlusconi ritarda solo di qualche giorno il corso inesorabile della giustizia e indebolisce il suo partito.
Io sarei molto prudente nel dare questi giudizi. Infatti, se è vero che è abbastanza facile mettere insieme una maggioranza numerica nel Senato, la questione è l’immagine che avrebbe il Governo che così nasce. Esso sarebbe formato dal PD, dal centro, da Sel, da qualche transfuga del Movimento di Grillo e quasi certamente da qualche transfuga della destra, come ad esempio il senatore Scilipoti. Basterebbe il voto di quest’ultimo a dare l’immagine di un pasticcio a questo nuovo governo. E come impedire al senatore Scilipoti di votare la fiducia? E, se io fossi Berlusconi,  darei qualche incoraggiamento concreto al sen. Scilipoti affinché egli si schieri con Letta. Sarebbe un governo fragilissimo, diviso, inconcludente, che darebbe a Berlusconi argomenti eccellenti in una campagna elettorale che comunque non potrebbe tardare più di qualche mese, forse un anno, forse poco più di un anno al massimo. Questo Governo abbasserebbe l’IVA? Sarebbe il trionfo per Berlusconi. Non l’abbasserebbe? Sarebbe la prova che solo Berlusconi difende gli italiani dalla piovra del fisco. Idem per l’IMU e cosi via. In realtà per Berlusconi, un nuovo Governo sarebbe un danno giudiziario, ma una straordinaria piattaforma per un futuro successo elettorale.
Del resto, ho visto che a distanza di poche ore dalla lettera di dimissioni dei ministri di Berlusconi, tutta la baldanza del ‘faremo un nuovo Governo’ è venuta meno. Ieri il Presidente della Repubblica non ha affatto detto che egli non scioglierà in nessun caso le Camere, come gli veniva attribuito. Ha detto, anzi che potrebbe dover sciogliere le Camere se non trova una soluzione parlamentare. Segno che la situazione è politicamente molto complicata.
C’è poi il problema di chi guiderebbe questo nuovo Governo. Ho letto che Letta potrebbe essere indisponibile a guidare un Governo diverso. Ed anche questo è molto comprensibile. In questo secondo caso, la parte del PD che guarda con simpatia a Letta sia per ciò che egli ha fatto, sia perché Letta costituisce un’alternativa rispetto a Renzi, accetterebbe l’ipotesi di un nuovo Governo o preferirebbe le nuove elezioni a breve scadenza?
Per capire meglio gli sviluppi della situazione, bisognerebbe conoscere quello che sta avvenendo in seno al PD. Non ho una conoscenza sufficientemente approfondita di quello che sta succedendo in quel partito, anche perché la situazione è in forte movimento. Faccio qualche domanda: se vi fossero le elezioni entro la fine dell’anno, vi sarebbe il tempo per il PD di fare le primarie per la scelta del Presidente del Consiglio o non sarebbe invece spontaneo e quasi automatico dire che il candidato premier è Enrico Letta, che è stato pugnalato mentre stava facendo bene, stava risollevando l’Italia e restituendole prestigio nel mondo? E se non fosse Letta il capo del Governo post-unità nazionale, chi potrebbe essere? Non potrebbe succedere che in questi giorni Renzi, proprio lui, faccia sapere che Letta, a suo avviso, non ha fatto abbastanza bene, non ha avuto coraggio e cosi via?
Infine, tu mi chiedi se Berlusconi sia finito. Ti rispondo con una domanda: e se Berlusconi trovasse il modo di essere eletto, comunque, aldilà delle leggi italiane che ne sanciscono l’incandidabilità, in un Parlamento? Mi riferisco al Parlamento Europeo per il quale si voterà nella primavera del 2014. Ma – si dice – non si potrà candidare. Non si potrà candidare in Italia, ma in un altro paese dell’Unione Europea, sì. Che cosa glielo impedirebbe? Forse potrebbe essere eletto e, forte del sistema delle immunità previste per i parlamentari europei, potrebbe sfuggire del tutto alla giustizia italiana. Nell’est europeo o nel sud europeo potrebbero esservi dei paesi felici di votarlo.
Spero che queste poche considerazioni ti bastino per orizzontarti nella confusione della vita italiana. Con viva cordialità
Giorgio La Malfa
Roma, 30 settembre 2013 http://feeds.feedburner.com/BlogFidentino-CronacheMarziane

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