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Lettere d’amore, Il Corriere della Sera: #3 Sibilla Aleramo e Dino Campana

Creato il 28 luglio 2014 da Ilariagoffredo

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Cari amici, state seguendo le uscite della collana Lettere d’amore de Il Corriere della Sera? Vi ricordo che al prezzo  di € 6,90 + il prezzo del quotidiano potrete acquistare in edicola, ogni martedì, 20 volumi con le corrispondenze appassionate dei grandi dell’Ottocento e del Novecento, da Neruda a Kafka, da Einstein a Frida Kalho, da Pessoa a Edith Piaf. Abbiamo parlato della prima uscita, dedicata a Pablo Neruda, in questo articolo, e della seconda, dedicata a Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomé, in questo articolo. Se perdete qualche volume potete ordinarlo direttamente qui.

 

Domani in edicola la terza uscita tutta italiana.

Quel viaggio chiamato amore, di Sibilla Aleramo e Dino Campana

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Per molti anni Sibilla Aleramo conservò gelosamente la corrispondenza che testimoniava la sua storia d’amore con Dino Campana, insieme ad alcuni versi e scritti del poeta marradese, qualche cartolina e una copia dedicata dei Canti. I problemi di salute mentale di Campana, responsabili della fine della relazione tra i due, non hanno in realtà influito sui sentimenti della Aleramo dapprincipio, che si prestò anche economicamente al sostegno dell’amante. Tuttavia, man mano che il tempo passava, divenne chiaro quanto una relazione del genere fosse insostenibile. Non si trattò di un abbandono repentino da parte della Aleramo, ma della maturazione di una consapevolezza. Senza fantasticherie macabre, questo libro ci guida in una storia d’amore così estrema, forte, in punta di piedi compiendo un viaggio, “un viaggio chiamato amore” come lo definì Campana stesso.

Qualche verso di Sibilla Aleramo:

Cattura

Sibilla Aleramo

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Sibilla Aleramo è lo pseudonimo di Rina Faccio (Alessandria 1876 – Roma 1960), poetessa e scrittrice italiana. Autodidatta, si impegnò con intensità nelle problematiche della condizione femminile, tanto da essere definita femminista ante litteram. Sempre attiva nella vita sociale e politica, affiancò il poeta Giovanni Cena nel suo impegno filantropico e sociale nell’Agro romano, firmò nel 1925 il manifesto degli intellettuali antifascisti, militò a partire dal primo dopoguerra nel Partito comunista. Ebbe una vita sentimentale inquieta: si sposò nel 1893, ma dopo pochi anni lasciò la famiglia; intrecciò relazioni sentimentali con letterati e artisti, tra cui Vincenzo Cardarelli, Scipio Slataper, Giovanni Boine, Umberto Boccioni. Una relazione particolarmente intensa e drammatica fu quella con Dino Campana, di cui rimane la testimonianza dello scambio epistolare raccolto e pubblicato nel 1958 (Lettere). Il suo primo romanzo, Una donna (1906), di carattere autobiografico, riscontrò grande successo ed è ancora oggi considerato una delle sue prove più convincenti. I suoi scritti, sia in prosa sia in versi, possono essere ricondotti all’inquietudine che scaturisce dall’indagine autobiografica nel difficile rapporto con il mondo, caratteristiche riconducibili all’orizzonte espressionistico della letteratura vociana. Tra le sue opere si ricordano per la prosa Il passaggio (1919), Amo dunque sono (1927), Il frustino (1932), Dal mio diario 1940-44 (1945), Gioie d’occasione e altre ancora (1954); nel 1947 pubblicò la raccolta di poesie Selva d’amore, insignita del premio Viareggio, nella quale confluirono le prove poetiche degli anni precedenti, e ancora le poesie di Aiutatemi a dire del 1951 e di Luci della mia sera del 1956.

Dino Campana

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Dino Campana (Marradi, Firenze 1885 – Castel Pulci, Firenze 1932) fu un poeta italiano. Maestro elementare, frequentò le facoltà di chimica a Bologna e di farmacia a Firenze. Nel 1906, in seguito a disturbi nervosi che l’avrebbero perseguitato tutta la vita, fu ricoverato una prima volta nel manicomio di Imola. Dimesso anche se non guarito, iniziò una vita vagabonda tra Europa e America meridionale. Per sopravvivere fece i mestieri più umili e vari (poliziotto, meccanico, venditore di stelle filanti); a Saint-Gilles, in Francia, venne arrestato per vagabondaggio.

Verso la fine del 1912 cominciò a comporre i versi e le prose liriche che costituiscono il primo nucleo dei Canti orfici, una raccolta di straordinaria novità nel panorama della poesia italiana. Il manoscritto, intitolato Il più lungo giorno, che aveva sottoposto al giudizio di Giovanni Papini e Ardengo Soffici, fu perso da quest’ultimo durante un trasloco. Il testo dell’edizione del 1914 (stampata a sue spese) fu perciò ricostruito da Campana sulla base degli appunti preparatori, che erano numerosi per via della sua abitudine di scrivere e modificare ossessivamente le poesie. Campana riprese poi a girovagare, non solo in Italia. Nel 1917 venne arrestato per vagabondaggio a Novara e nel gennaio dell’anno seguente fu ricoverato nell’ospedale psichiatrico dove rimase fino alla morte, a Castel Pulci, nei pressi di Firenze.

La novità della sua poesia, legata più alle esperienze straniere che alla tradizione italiana, la sua formazione irregolare e da autodidatta, e la sua esistenza disordinata misero subito in difficoltà la critica che ne tentava un’inquadramento all’interno di schemi interpretativi. Nacque così un ‘mito’ che impedì a lungo una corretta valutazione della sua opera, considerata solo oggi di primissimo piano. Si tratta di una poesia sperimentale ma non avanguardistica, di una ricerca, cioè, nuova ma non deliberatamente provocatoria nei confronti del pubblico. Campana racconta esperienze visionarie in versi musicali in cui la componente coloristica è fondamentale. Ma ciò avviene non per un’operazione preliminare, fredda e programmatica: la sua è una poesia spontanea e vissuta, legata strettamente all’esistenza irregolare dell’autore (il tema del viaggio è centrale), che ricorre a figurazioni potenti, alla schietta rappresentazione di immagini primitive e ossessive. Il riferimento all’antica religione greca dei misteri che compare nel titolo della sua opera più famosa richiama la volontà di cantare e rivelare gli aspetti più profondi e segreti del reale.

Fonte: Encarta

 

Non perdete la quarta uscita, in edicola martedì prossimo:

Lettere alla fidanzata, di Fernando Pessoa.


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