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Liste pre-viaggio in pessima grafia.

Creato il 08 agosto 2012 da Ilariadot @Luna84

La vigilia di un viaggio comporta tutt'una serie di piccoli rituali. E non importa quanto sia lontana o vicina la meta: saranno tutti comunque appuntati sulla pagina bianca della mia orrida agenda aperta sulla scrivania. Ah, le mie famose liste! Le caratterizza, per lo più, una grafia da far invidia a un medico. Una che spesso non decifro manco io. “Chi non capisce la propria scrittura é un asino di natura”, sentivo dire tra i banchi delle elementari. Il che mi provoca anche un certo fastidio. Non che la destinataria dell'affermazione fossi mai stata io, intendiamoci. D'altronde, all'epoca mica mi svegliavo nel cuore della notte per scrivere “Stampa orari corriere” seguito da cinque punti esclamativi. Come se poi non li avessi giá imparati a memoria, quegli orari. Né tantomeno posticipavo di mezzo secondo il caffè del mattino per aggiungerci sotto “salvaslip”. Seguito da un punto di domanda perchè non ricordo mai quando accidenti dovrebbe venirmi il ciclo. Vabbé. Le mie famose liste, non si sa perchè, sono anche spesso seguite dal disegno stilizzato di una casa, una nuvola, un albero e un fiore. In quest'ordine. A volte faccio pure dei riquadri geometrici, ma solo se mi sembra di aver scordato qualcosa.

Comunque, dicevo dei rituali. Quelli di oggi, nello specifico, consistevano in: 1. Ripassare lo smalto di Kiko sulle unghie dei piedi. Il colore è rosso fuoco, ovviamente, ché si prevede un mojito party a bordo piscina. Quindi, semmai ci scappasse un bagno, è giusto che lo smalto sia coordinato al bikini. Voglio dire: se leggo un libro intitolato “cosa indossare con un cuore spezzato”, ci sarà un perchè. Non per il cuore spezzato, intendo. Più per l'indossare. E per la copertina fashion che ritrae una ragazza ben vestita piena di sacchetti colorati. Beh, insomma, ci siamo capiti. Liste pre-viaggio in pessima grafia.
2. Rovistare per due ore nell'armadio fino a tirar fuori un estratto di guardaroba coordinato allo smalto di Kiko, al bikini, e ai sandali col fiore rosso che ci stanno proprio da Dio. Mi concedo una punta di nero solo per il top traforato che lascia la schiena scoperta e che - giuro!- non ricordavo assolutamente di avere.

3. Constatare l'assoluta ed impellente esigenza di un paio di short. Magari non di jeans, ché sudo solo all'idea.
4. Mettere sú una vecchia compilation di musica latina di fine anni novanta, per rendere più amene le sfilate improvvisate con cui do il benestare ai miei abbinamenti modaioli. 'Na roba trash persino per me, che mi porta dopo cinque minuti scarsi a ballare per casa sulle note di Geri Halliwell. Con la gatta boccheggiante per il caldo a guardarmi come se fossi ormai del tutto impazzita. D'altra parte, capitemi: “mi chico latino” è sempre stato un inno, per me. Una vera e propria filosofia di vita.



5. Depilarmi – di nuovo!!- anche se i pochi peli in fase di ricrescita sarebbero visibili soltanto al microscopio. E' che ho sempre avuto questa bizzarra convinzione che la gente, in treno, passi tutto il tempo utile ad analizzare la depilazione dei miei polpacci. E tendo anche a pensare che, ovunque io vada, non ci sarà mai nessun supermercato aperto in cui trovare rasoi per i ritocchi dell'ultimo minuto. Manco fossimo nel terzo mondo. E poi non si sa mai: metti che incontri l'uomo della mia vita? Metti che si innamori perdutamente di me e io non abbia le gambe perfettamente lisce? Cioè, son problemi.
6. Confermare, dopo aver cambiato cd, che “I love you” di Cremonini è a tutti gli effetti la canzone della mia estate.

Comunque: il punto è che ora è tutto pronto. Domani me ne vado sul lago di Garda. E, visto che mi hanno giá proposto di cenare canederli col gulash (ad agosto!), non carantisco di tornare viva. O magra.
See you. 

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