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Lo scimmiotto malinconico

Da Conflittiestrategie

 

Vizi e virtù umane volano, strisciano, galoppano, mai che restino in posizione eretta, sulla pellaccia nostra ove nascono, imputridiscono e muoiono, a sigillo della specificità della specie che farebbe meno specie se non attribuisse al resto dell’abitato terrestre i suoi pochi pregi e tanti difetti.

Eppure, stupido come un uomo renderebbe meglio di qualsiasi altro epiteto l’idea della stupidità che ci affligge ma l’idea, evidentemente, non ci “sconfinfera” affatto tanto che la proiettiamo lontano o antropomorfizziamo invano tutto il mondano. Infatti, al destino non si sfugge, chi è nato umano per quanto si sforzi di migliorare non salirà mai al nobile rango belvesco o vegetale.

Bocca di rosa o cervello di acciuga non importa, sempre di noi si parla che benché camuffati in quel che non siamo, nobili rapaci, bestie puzzolenti o “ginepri folti di coccole aulenti”, restiamo un gradino al di sotto della rappresentazione metaforica dove ci deresponsabilizziamo. Certo, fa più piacere sentirsi dire bello come un levriero, fiero come un leone o snello come un’antilope che scemo come un pollo, ma la sostanza non cambia.

Un esponente del Senato ha dato dell’orango ad un Ministro. Va bene che siamo nella Repubblica delle Banane ma non esageriamo. Voleva offenderla ma l’ha elevata scadendo lui ad un livello di forma di vita unicellulare. Anzi, direi proprio ad una forma che sta sotto la vita e non sempre vive. Rivolgersi al Cavalier pompetta.

Il leghista pavone si sarà sentito una vera volpe. Ma all’aquila che vola peggio di una quaglia vorremmo ricordare che l’orango, avendo progenitori comuni, è più simile a noi della stessa volpe o della lince, nonché di tutte le altre bestie che incarnerebbero, al modo di vedere generale, intelligenza, astuzia e numerose qualità delle quali lui si sentirà sicuramente depositario.

Ergo, orango dovrebbe essere molto meno offensivo di falco per un sapiens sapiens, a meno che egli non voglia sposare la nostra teoria, cioè quella secondo cui noi apparteniamo alla razza più sciocca esistente sul pianeta. A quel punto, dovrebbe convenirne, lui rappresenterebbe, insieme a noialtri, il terminale di questa involuzione millenaria che porta dritto dritto alla imbecillità attuale. Dunque, se lo volessimo oltraggiare fino a farlo incazzare come una iena lo appelleremmo Cro-Magnon. Ma lasciamo stare, se non altro perché rinunciando all’antropomorfismo dovremmo cancellare le nostre radici mitologiche, letterarie e politiche, da Fedro a Trilussa passando per Machiavelli. Comunque, non avremmo più il piacere di dire che il nostro leghista è un asino risalito in politica al quale manca troppo la stalla, tanto che invece di ragionare raglia.

Ma anche ai progressisti che fanno tanto baccano per questa storia abbiamo da rimproverare tutto. Con tutto quello che stanno combinando al Paese con che coraggio menano il can per l’aia? Perché questo casino per questioni di lana caprina mentre non fanno nulla per impedire (anzi, piuttosto accelerano come serpi in seno nazionale) la liquidazione dell’Italia? Come mai tutti questi sassi in piccionaia? Ai porci l’ardua impudenza.

LO SCIMMIOTTO MALINCONICO (di Trilussa)

Ho visto lo Scimmiotto ranguttano:

cià ‘na bocca accusì, che pare un forno,

o magna o dorme, e resta tutt’er giorno

co’ la testa appoggiata ne la mano

come pensasse a un sito più lontano,

lontano da la gente che cià intorno.

Forse, chissà?, je passa pe’ la testa

l’ora tranquilla d’un tramonto d’oro,

cór sole che j’entrava de straforo

framezzo a li bambù de la foresta

mentre spurciava quarche scimmia onesta

come succede da le parte loro.

Forse je seccherà de fa’ la mostra:

sarà scocciato d’esse messo in piazza

come rappresentante d’una razza

che s’avvicina tanto a quela nostra:

‘st’affare l’avvilisce, e lo dimostra

perché se vede l’ommini s’incazza.

Oppure in quela bestia pensierosa

nun ce sarà che l’anima egoista

d’uno Scimmiotto che se mette in vista

co’ la speranza d’arivà a una cosa…

C’è infatti un deputato socialista

che quanno pensa cià la stessa posa.


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