L’Internet che tra le tante cose è anche un gran bel modo per instaurare e tessere rapporti umani, è anche un canale in cui i suddetti rapporti nati lì o sorti altrove ma nutriti nel “cloud” a certo punto puff, svaniscono. E non c’è niente di più semplice dal momento che i fraintendimenti sono all’ordine del giorno, non c’è faccina didascalica che tenga. La parola resta, lì nera su bianco (ma anche di un qualunque colore su un qualunque colore di sfondo, siamo tutti un po’ art director di noi stessi) e ha il significato che il lettore le attribuisce come gli pare e piace. Non vi è corrispondenza biunivoca con lo scrivente, almeno non di default, dipende da millemila fattori non ultimi l’acume di chi legge, la sua capacità di mettere in relazione ciò che ha ricevuto con l’indole di chi sta comunicando, i refusi stessi. Un “non” dimenticato, come la più celebre omissione di Riccardo Silva raccontata da Saramago, e il danno è compiuto. Chiaro che se due si sono conosciuti solo attraverso il browser, la carenza di intimità visuale rende ancora tutto più difficile e l’equivoco è costantemente in agguato, è difficile sgamare uno che fa finta, anche con Firefox. Questa è, da sempre, la chiave di lettura del comportamento in rete, rapporti che per taluni, sottoscritto compreso, ormai per forza di cose costituiscono la totalità dei contatti quotidiani a parte i familiari stretti. Non so come sia per i nativi digitali. Ma per le generazioni protagoniste di questa regressione sociale, la possibilità di far sparire qualcuno spegnendo semplicemente un dispositivo rimane comunque un insuperabile potere che conserva intatta la sua aura prodigiosa.
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