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Loz Must: London Calling

Creato il 11 gennaio 2012 da Lozirion
Loz Must: London Calling
Ciao a tutti!
Il 2012 è l'anno della famigerata previsione dei Maya, l'anno in cui si dice finirà il mondo come lo conosciamo.... Niente paura, non vi ammorberò con sproloqui superstiziosi e catastrofisti, anzi, prendo al volo l'occasione per aprire una nuova "rubrica", che visto questo primo post rischia di fare concorrenza ai music history come chilometraggio e che mi piace chiamare Loz Must. Semplicemente un'occasione per rianalizzare e riascoltare album storici, album che, Maya o non Maya, vanno ascoltati prima di morire....
Ma poche chiacchiere, questo è il primo appuntamento e partiamo con un vero must.... spero vi piaccia....
Nella storia della musica, tra tutti i periodi, i generi e le correnti, sono pochi gli album che si possono realmente considerare come spartiacque di un epoca, e "London calling" è sicuramente uno di questi....
Siamo nel 1979, il punk è esploso solo 2 anni prima ma ha già raggiunto il proprio apice e si trova ora in parabola discendente, l'ondata rabbiosa che dai sobborghi di Londra aveva sconvolto il mondo si stava spegnendo, la corrente di pensiero e la voglia di buttare nel cesso un sistema ingiusto stavano cedendo alle logiche di mercato, così, come bambini ingolositi da un sacchetto di caramelle, gruppi capostipiti del genere (Sex Pistols su tutti) si trasformano, volenti o nolenti, da paladini della protesta punk alle prime vere boy band della storia; insieme a loro cambiano gli ideali e gli intenti del punk, così proprio nel momento di massimo splendore, quando l'ondata invade gli Stati Uniti, di quel desiderio iniziale di cambiare le cose resta soltanto la rabbia, dei testi specchio di situazioni tremendamente reali restano soltanto le provocazioni, che assumono pian piano le sembianze di ingenue proteste fini a sè stesse. In poche parole il punk sul finire degli anni '70 si è ridotto ad essere una moda e niente più, dando l'impressione alla parte più ingenua del pubblico di rimanere fedele a sè stesso, ma in realtà perdendo mordente giorno dopo giorno, perchè dopo aver sfasciato tutto quello che va fatto è ricostruire, porre le basi di un sistema migliore, cosa che purtroppo la corrente.punk non riesce a fare, se non in ridottissima misura.
La parabola discendente del punk ne rappresenta anche il momento della maturità, quello in cui lo stesso movimento si scinde, in chi continua a voler distruggere tutto in eterno e chi vuole qualcosa di più, chi come un adolescente verso i genitori seguita a rinnegare e disprezzare il passato e chi invece crede che non tutto sia da considerare morto e sepolto, che ideologicamente e musicalmente parlando qualunque corrente musicale e sociale che voglia ottenere i propri obiettivi non può prescindere dall'ispirarsi al passato e a confrontarsi con le altre correnti che analogamente cercano di guardare al futuro con occhio diverso.
La bandiera di questo punk maturo è portata saldamente dalla band di Joe Strummer, che una marcia in più rispetto ad esempio ai Sex Pistols in questo senso l'ha sempre avuta. La differenza principale sta nel background musicale e culturale che attinge non poco a tutto quello che il punk dell'esplosione del '77 considerava vecchio e decrepito. Strummer già nel periodo della scuola ascoltava giorno e notte la musica delle grandi band inglesi per evadere mentalmente dalla vita collegiale che non ha mai sopportato. Beatles, Rolling Stones e Who sono il pane del giovane Joe e non possono che condizionare il suo modo di comporre e concepire la musica, e nello stesso modo viene condizionato anche Mick Jones, deciso a seguire l'esempio dei grandi del rock fin da piccolo e con il valore aggiunto di una cultura musicale più ampia grazie alla madre che, dopo la separazione dal marito, viveva negli Stati Uniti da dove spediva ogni mese riviste e vinili che Mick divorava e assimilava. C'è poi Paul Simonon, personaggio particolare e a suo modo poliedrico (nonostante al momento dell'ingresso nella band non sapesse suonare nessuno strumento) in quanto rabbioso e combattivo da un lato ma con animo artistico dall'altro, che porta una ventata di sonorità jamaicane e latine conosciute nella scuola in cui studiava dove la maggior parte dei ragazzi era di colore. A coronare questa bella sfilata di stili si incastona l'ultimo tassello dei Clash, Topper Headon, batterista di formazione jazz che innalza il livello stilistico e tecnico della band....
E' evidente che con una formazione come questa non attingere dal passato risulta impossibile, e benchè la genesi della band e le tematiche affrontate nelle canzoni li porta ad essere collocati al centro della scena punk, i Clash sono sempre stati più di questo; fanno parte di quella ristretta cerchia di gruppi e artisti a cui categorie e inquadramenti stanno stretti, sempre tra fuori e dentro gli schemi per prenderli dalla fodera interna e rivoltarli, e questa è la vera essenza del loro punk.... Strummer e soci esordiscono nel '77 con l'album omonimo e l'anno successivo con il sottovalutato "Give 'em enough rope", due album di matrice grezza, con ritmi rabbiosi che arrivano dritti dritti dalle difficili situazioni viste e vissute dai membri della band nei sobborghi di Londra, situazioni che vengono riportate anche nei testi, con i quali i Clash chiariscono fin dal primo momento la connotazione politica e sociale della loro musica. I testi dei Clash evocano il malumore popolare che contraddistingue quella parte di Londra che non viene mostrata in tv ed esortano tutti, nessuno escluso e soprattutto i più giovani, a incazzarsi e manifestare il proprio dissenso, a non restarsene ad ammuffire nei pub bevendo per dimenticare quanto si sta male, ma ricordarselo ogni giorno e urlarlo al mondo.
A coronare premesse esplosive come queste arriva il terzo (se non si considera l'edizione statunitense dell'album d'esordio) lavoro in studio, un album che cambia la storia della band e quella della musica, visto che diventerà modello di ispirazione per band dei decenni a venire fino ai giorni nostri e continuerà ad esserlo.... "London calling" è l'Album, con la A maiuscola, quello che più di tutti rappresenta il gruppo quanto i singoli componenti, quello che visto da ogni angolazione non rivela nessuna sbavatura o ambiguità, nessun segnale di cedimento, nè tantomeno di tradimento degli ideali o di umili origini gettate nel dimenticatoio (di cui lo "zoccolo duro" del punk li accusa), ma soprattutto rappresenta la sintesi di un'idea, quella che le cose possono cambiare, ma che per cambiarle bisogna superare i propri limiti, mettere da parte ridicoli pregiudizi e altrettanto ridicole prese di posizione e andare dritti al sodo, e, last but not least, che il passato va compreso e quando necessario preso d'esempio per il futuro, nella musica quanto nella vita di tutti i giorni....
Il rapporto tra passato e presente è uno dei punti cardine dell'album e in generale del Clash-pensiero, ed è già chiaro al primo impatto dalla copertina, una delle più famose di sempre, se non la più famosa in assoluto, che ritrae Paul Simonon al termine di un concerto al palladium di New York mentre in un impeto di rabbia spacca il suo basso sul palco, atto che ricorda Pete Townshend, ma che in realtà nè denota la netta differenza, perchè Paul nella sua vita a spaccato solo e soltanto quel basso, e di certo non per dare spettacolo come invece faceva Pete.... Il legame più grosso con il passato riguardo la copertina è però sicuramente riferito a Elvis, il Re del rock'n'roll, morto proprio nell'anno dell'esplosione del punk, perchè la copertina di "London calling" riprende quella dell'album di debutto del Re, nella grafica prima di tutto, con la scritta "London calling" con gli stessi stile e colore dell'album omonimo di Elvis, e poi per la foto, in bianco e nero, come quella di Elvis, e come quella di Elvis scattata durante un concerto, e con l'unica sostanziale e significativa differenza che Elvis è ritratto mentre canta a squarciagola con la sua amata chitarra tra le mani quasi in un idillio, mentre Simonon il suo strumento lo sta distruggendo, e tutto è tranne che un idillio.... Questi continui pretesti di confronto con il passato sono il succo del messaggio dei Clash. Citare Elvis ha un obiettivo ben preciso, e cioè quello di dire che i tempi sono cambiati, che il testimone è stato passato e se prima il rock'n'roll era la bandiera della protesta oggi quella bandiera veniva portata dal punk, ma senza dimenticare, ed è qui che sta il punto, che senza il rock'n'roll forse il punk non sarebbe esistito, come a dire "Noi siamo più incazzati e meno pettinati, ma la storia è sempre la stessa, il rock non è riuscito in tutto, ora tocca a noi, proviamo con il punk!".
Il suono dell'album non può essere chiamato punk perchè delle sonorità rabbiose e grezze del punk c'è poco, molto poco, ci sono invece influenze di ogni tipo, dal reggae allo ska, dalla musica pop al rock'n'roll, e poi hard rock, jazz, soul, funky e chi più ne ha più ne metta.... "London calling" è un album a 360 gradi, che in certi aspetti anticipa generi che verranno successivamente, è oltre, in tutti i sensi, e proprio per questo l'album più "punk" di sempre, perchè si rifiuta di restare nei limiti della musica punk, esce dai propri stessi schemi, li distrugge e ne esce più forte di prima.... I punk duri e puri dell'esplosione settantasettina inorridiscono all'uscita dell'album, accusando Joe e soci di essersi venduti, di atteggiarsi a rock star e di essersi scordati delle umili origini, origini che invece si palesano ancora nella mente e nel cuore dei ragazzi della band già dal primo ascolto. I temi sono sempre gli stessi, storie di tragedie viste alla tv, di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e di un Regno Unito che di unito ha gran poco e così il resto del mondo, ma cambia la prospettiva da cui tutto questo viene raccontato, ed è forse qui che si impuntano i punk della vecchia guardia, perchè insieme al movimento anche i Clash arrivano oltreoceano, e sarebbe stupido negare che le esperienze in terra americana non li influenzino.... Ora la band vede la situazione anche da fuori, da lontano, quasi vedessero tutto da un aereo in volo invece che dalle strette viuzze malfamate di Londra. Nel '79 Joe e Mick, parolieri di quasi tutti i pezzi del gruppo, vivono un periodo di grandissima ispirazione, sia per quel che riguarda i testi, ora molto più incisivi da un lato e poetici dall'altro, sia nella parte compositiva e di arrangiamento; i Clash sono cresciuti, non sono più quattro ragazzi abbastanza bravi che suonano insieme, sono una vera band, conscia e forte delle proprie capacità e decisa a sfruttare fino all'ultima goccia di sudore perchè la loro musica sia come la immaginano e comunichi ciò che loro vogliono comunicare. Il risultato di questa crescita e presa di coscienza sono ben 19 brani sospesi tra sperimentazione e rievocazione, tra passato, presente e futuro, 19 diamanti che fanno di "London calling" uno dei dischi più amati e apprezzari di tutti i tempi.
Si apre con la title track, quella "London calling" che ancora oggi viene trasmessa dalle radio e spinge chi ascolta ad alzare il volume, un ritmo cadenzato inconfondibile che apre l'album in perfetto stile punk-rock, per poi lasciare spazio alle variazioni, all'ispirazione assoluta, a cambi repentini di ritmi e sensazioni, dalla Stonata "Jimmy Jazz" che ha il sapore di New Orleans alla violenta "Guns of Brixton", non per niente cantata da Paul "rabbioso" Simonon, fino al rock'n'roll preso a cazzotti di "Brand new cadillac", cover simbolo del rapporto passato-presente, quasi a dire "Senti come suuonano gli anni '50 nel '79!", e poi c'è la militanza, l'impegno sociale, la sensazione insieme di rabbia e impotenza di Joe in "Spanish bomb", c'è il reggae jamaicano di "Revolution rock", ci sono tracce di funk in "Rudie can't fail" e poi di nuovo il ritorno al rock con "Death or glory", ci sono effetti e riverberi che evocano addirittura il surf rock con "I'm not down" e i preziosismi di "The card cheat", c'è il pop di "Lost in the supermarket", la protesta dell'anima no global di Strummer con "Koka kola", e poi c'è ancora punk rock, folk, giù giù fino alla malinconica e sofferta "Train in vain", e poi tanto, molto di più di quanto forse nemmeno loro pensavano di riuscire a trasmettere.... I clash non si fermano all'apparenza, vanno a fondo di loro stessi e della musica, prendendone il cuore a due mani e scoprendo che in fondo i generi sono soltanto effimere e astratte categorie, ma che il seme della musica, qualunque essa sia, va piantato in un terreno tanto vicino quanto difficile da raggiungere, il cuore della gente....
Su ognuno dei 19 pezzi si potrebbe scrivere un libro, ma la grandezza di "London calling" sta nei singoli brani, eccezionali nessuno escluso, quanto nella sua totalità, nel suo messaggio di speranza, forse in un'utopia ma poco conta, nella sua spinta a fare qualcosa di diverso, a cercare qualcosa di diverso, a tornare padroni della propria vita, delle proprie città e soprattutto a prendere coscienza di un unità necessaria per cambiare ciò che non va, a forzare le barriere del quieto vivere e rispondere alla propria vita che siamo duri a morire, che siamo qui, combattivi e decisi, perchè come amava dire lo strimpellatore Joe, il futuro non è scritto....

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