Luigi Oliveto: “Perchè voto Matteo Renzi alle Primarie”

Creato il 06 dicembre 2013 da Ecodibasilicata

In vista delle Primarie del Pd per la scelta del segretario abbiamo raccolta la dichiarazione del dott. Luigi Oliveto:
“1) Perché è stato il primo attore politico di levatura nazionale che, pur con sensibilità di riformista ed appartenenza al centro- sinistra, ha avuto l’onestà di ammettere che gli errori non stati commessi solo dai governanti del centro-destra, e cioè dagli avversari politici in quanto tali;
2) Perché per la prima volta si è sfatato il luogo comune secondo cui le forze di conservazione dello “status quo” appartengono alla Destra o centro- destra, e quelle riformiste appartengono alla Sinistra o centro-sinistra;
3) Perché ha denunciato per primo l’errore tipico del politico appartenente al centro-sn, cioè quello di considerarsi “ migliore” a prescindere, per il semplice fatto di dichiararsi progressista e come tale meritevole di fiducia e di consensi nella cabina elettorale, ma in realtà mascherando con questo la difesa di rendite di posizione che si sono stabilizzate in Italia negli ultimi 30 aa soprattutto nella gestione deli Enti locali;
4) Perché sono Lucano e penso che se c’è una regione in Italia in cui la sinistra ha “meglio” cristallizzato e ingessato un sistema di potere autoreferenziale e premiante gli sfaccendati, gli incompetenti, i lastricatori di pavimento e gli abituè a fare anticamera, quella regione è la Basilicata;
5) Perché penso che a tutti gli Uomini liberi dovrebbe venire un moto di disgusto quando si sente dire a Riina di far fare a Di Matteo ( giudice impegnato nella lotta alla mafia) la stessa fine di Falcone e Borsellino, a Berlusconi dire ad Alfano di ricordarsi la fine che ha fatto fare a G.F. Fini, ma lo stesso disgusto dovrebbe venire anche quando si sente dire a D’Alema : “ se Renzi sarà segretario avrà il partito contro”. Cosa vuole fare D’Alema? Il Deus ex machina a vita delle sorti del Centro-sn per diritto naturale, e con un fare intimidatorio e mafioso? O pensa che bastino battute salaci e l’aria da più furbo per continuare ad essere l’eminenza grigia del partito che dalla sua ascesa in poi è stato l’eterno secondo in Italia e, nei pochi momenti in cui è stato il primo e al Governo, sempre con Prodi, non vedeva l’ora che ridiventasse il secondo? E’ tempo non più delle battute, ma delle scelte, e le scelte di Renzi le considero pienamente condivisibili:
6) Abbattere i costi della politica e per tali intendendo non solo la riduzione del numero esorbitante di parlamentari, tra Deputati e Senatori, ma soprattutto abolendo quel sottobosco di potere che prospera all’ombra della politica e che nulla decide ma serve solo a rallentare la libera imprenditoria e funge da vero freno nell’efficienza della Pubblica Amministrazione. E nell’organizzare questa armata formidabile di manager, capi e capetti che sono responsabili di loro stessi, la cultura della sinistra ha contribuito non poco, facendo scempio di denaro pubblico nella Pubblica Amministrazione, tutto a scapito dell’efficienza della stessa e inseguendo una spocchiosa idea di pseudo egualitarismo e di pseudo giustizia sociale. Lo snellimento della P.A., liberandola da lacci, lacciuoli e pretestuosi cavilli, e una maggiore attenzione alla meritocrazia, è un passaggio ineludibile per una più giusta organizzazione di vita societaria;
7) Maggiore attenzione alla formazione, cultura e ricerca, ritornando ad investire su scuola e formazione. E’ vergognoso che un paese come l’Italia, detentrice del 70% dei Beni culturali, storici ed architettonici dell’intero pianeta, investa in termini di PIL meno dell’1% e meno di paesi come il Ghana e la Turchia! Ed è paradossale che un paese come l’Italia, identificato da sempre come il Paese produttore del “ BELLO” e detentore del “ Mady in Italy”, in epoca di globalizzazione dei mercati, abbia sofferto e soffra la crisi più di altri paesi, vedendo i nostri giovani obbligati a nuove ondate migratorie, laddove la stessa globalizzazione e l’affacciarsi di nuovi ricchi ( Russia, Cina, est-asiatico) avrebbero dovuto rappresentare una formidabile occasione di arricchimento per il nostro Paese, se solo avessimo difeso quello che i nostri avi, dai Romani, dai Comuni e dal Rinascimento in poi, ci avevano consegnato.
Si, sento parlare ancora di buoni e di cattivi, di Guelfi e di Ghibellini, di stucchevoli manicheismi che hanno alimentato le fortune di intere generazioni di politici ( di destra e di sinistra), figlie di culture antitetiche che vedevano solo il bianco e il nero, e per la prima volta sento una voce fuori dal coro, una voce che ha preso coscienza che esiste una scala di grigi, una voce che considera la parte contrapposta non nemici ma avversari, una voce che oltre a proporre un programma sicuramente ambizioso di rinnovamento della forma dello Stato, snellendolo nella sua forma elefantiaca che abbiamo costruito in questi 40 aa di eterno compromesso storico, ha una visione della Politica come era nella sua concezione d’origine, cioè l’Arte della gestione della Cosa Pubblica, e non l’esercizio di potere secondo dettami di appartenenza ad uno schieramento partitico piuttosto che all’altro, tipo tifo calcistico”.


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