M. Parente e la Wikifobia

Creato il 06 ottobre 2011 da Mcg

Wikipedia ha molti difetti, in modo particolare quella italiana, d'altra parte, converrete, l'idea che nel paese dei tuttologi un enciclopedia on line possa essere assolutamente neutrale ha più della stupidata che dell'utopia. Tuttavia, Wikipedia è e rimane un ottimo strumento di ricerca, per di più gratuito, una base da cui partire per ricerche rapide. Non è di quest'avviso Massimiliano Parenti, scrittore e giornalista de Il Giornale. Intendiamoci ognuno ha le sue idee, lecite. Quanto rispettabili invece è tutto da vedere.
Vediamo.
Wikipedia Italia chiude? E chisse­nefrega, anzi io festeggio, non ne potevo più. Tanto per cominciare perché a me già solo il principio di Wikipedia fa schifo, e perché la voce Massimiliano Parente, scrittore italiano eccetera eccetera, era la prima pagina sul sottoscritto che saltava fuori su Google e continuamente modificata per farmi dispetto, e non l’avevo creata neppure io e non certo i miei fan. In sintesi è dare la possibilità di disegnare il vostro ritratto pubblico ai vostro peggior nemico.
 Al povero Parente sfugge che siamo in un epoca dove la comunicazione viaggia come i neutrini nel tunnel Gelmini, più veloce della luce e, sfugge che il fatto che Wikipedia abbia successo più della pagina del suo fanclub (sic!) lo si deve non all'esistenza dell'enciclopedia on line ma dall'algoritmo di Google. Tra l'altro non è vero che la prima voce di Google su di lui è quella di Wikipedia, giusto per fare i precisini.. Comunque sia, a Parente infastidisce l'idea che a scrivere di lui sia qualcuno che non la pensa come lui, o che lo ami. Un comportamento dettato dallo spirito di libertà, quello stesso che dovrebbe farci combattere per la libertà di opinione anche qualora l'opinione altrui sia in contrasto con la nostra. Confesso: quando penso alla crisi di valori della nostra società mi sovvengono personaggi di tal fatta.
Il principio base è la deresponsabilizzazione assoluta, dove viene scambiato per «censura» l’intento di impedire una dittatura dell’anonimato, il contrario della libertà di stampa e di espressione.
Per quanto permangano errori e finanche castronerie, su Wikipedia citazioni senza fonte vengono comunque messe in risalto e articoli faziosi anche.
Chiunque, per esempio, può modificare la voce Massimiliano Parente senza firmarsi, mentre io posso modificarla solo a condizione di mettermi, rispetto a Wikipedia, sullo stesso piano della fonte anonima che su di me vuole saperne più di me.
Parrà strano a Parente ma la percezione che si ha di sé non sempre è veritiera e, di certo, è meno importante di quella che gli altri hanno di noi: non credo Hitler si ritenesse un folle, anzi come altri folli ebbe di sé l'idea di essere strumento della divina provvidenza. L'intento enciclopedico invece non vuole far altro che riunire informazioni già presenti nei vari media e con essi ricostruire l'informazione. La fonte diretta è dunque gradita ma non necessaria e non per forza ritenuta più veritiera di una primaria.
(...)se vi sentite offesi o diffamati, potete provare a protestare, e sperare che vi ascoltino, perché Wikipedia si impegna «nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia», e chi sarebbero le fonti terze se non conosco neppure le prime e le seconde? In ogni caso, ammesso che riusciate a ottenere la rimozione del contenuto lesivo nei vostri confronti, il giorno dopo siete punto e a capo, un chicchessia in balìa di chicchessia appunto.
Come del resto nella vita reale, di cui Internet volenti o nolenti fa parte. Ciò che fatico  a comprendere è se Parenti abbia davvero così tanti nemici che non vedono l'ora di modificargli la voce in Wikipedia, se il suo sia un pretesto per scrivere o se sia paranoico.
In generale, d’altra parte, internet funziona così: puoi scrivere tutto su tutto, non devi verificare nulla, non devi rispondere di nulla, non devi firmarti, altrimenti è censura.
Mi risulta che sia  la stessa cosa sulle testate giornalistiche, dove non sempre c'è la firma e che anche quando c'è la verifica delle informazioni sia spesso molto grossolana se non del tutto assente con in più l'aggravante di omettere parti di informazione o parimenti di scegliere quelle di comodo per ottenere un risultato specifico.  Tecnica per altro della quale la testata su cui scrive è maestra inarrivabile. Poi ripeto, le fonti su Wiki ci sono, e a differenza degli articoli diffamatori presente sui giornali, su Wiki la possibilità di veder eliminata una notizia esiste, mentre i giornali, quelle rare volte che smentiscono, lo fanno in trafiletti nascosti tra i necrologi e la pubblicità dei pannolini, rigorosamente firmati "redazione". 
Inoltre, per paradosso, la fonte non controllata e non controllabile, anziché screditarsi da sola, pretende di essere autorevole. Eppure le informazioni anonime fanno pensare più ai regimi totalitari che alle democrazie; eppure per aprire un giornale si richiede un direttore responsabile sottoposto ai controlli e alle sanzioni di un ordine professionale.

Interessante ricerca enciclopedica

Da dove derivi l'idea che Wikipedia pretende di essere autorevole lo sa solo Parente e poi, le fonti sono quasi sempre citate. Al limite il problema è proprio sulla qualità delle fonti, su chi sceglie di citarle e sul criterio di scelta da esso operato.
Le informazioni anonime "da regime" a cui si riferisce Parente si chiamano "delazioni" e nulla hanno a che vedere con voci enciclopediche le quali a loro volta nulla hanno a che vedere con i giornali (se non per la raccolta delle fonti).
Mi sembra che ci siano poche idee e molto confuse, ed infatti:
Insomma, Wikipedia chiude, alla fine è una bella notizia, alla fine purtroppo sarà solo una finta, ma io intanto mi godo l’attimo fuggente e stappo uno spumantino e faccio cin cin con la mia Treccani.
Ecco bravo.
E pensare che so chi sia Parente grazie ad una ricerca su Wikipedia, mentre sul sito Treccani.it, dello scrittore non c'è traccia.  Per saperlo aspetterò di potermi permettere l'enciclopedia cartacea.
Se nel frattempo non l'avrò dimenticato, ovviamente.

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